Ortelli lascia il Club Sostenitori: «Tolgo il disturbo come il vecchio Cornaredo»

Dodici anni di appartenenza, otto dei quali da presidente. E poi la decisione più difficile: lasciare. Paolo Ortelli si congeda dalla guida del Club Sostenitori del FC Lugano con una lunga relazione che non è un bilancio di numeri, ma il racconto di un percorso. «Oggi lascio una presidenza. Non lascio un'appartenenza», scrive, ricordando il ragazzo che nel settembre del 1977 indossò per la prima volta la maglia con la «V» bianca sul petto.
La sua non è, assicura, una scelta nata «da un episodio né da divergenze personali». È piuttosto il punto d'arrivo di una riflessione maturata nel tempo, accompagnata dalla sensazione che il ruolo del Club Sostenitori non trovasse più «quello spazio, quel riconoscimento e quella centralità» che per anni ne avevano rappresentato la forza.
Quando tutto sembrava impossibile
Ortelli ripercorre gli inizi, quando il contesto era ben diverso da quello odierno. Il vecchio Cornaredo «offriva poco o nulla» e l'unica risorsa preziosa era la fantasia: cene estive sui gradini dell'avantribuna, serate a preparare ogni dettaglio, perfino una canzone dedicata a Mattia Bottani dopo il rigore sbagliato al Letzigrund in finale di Coppa Svizzera. Iniziative semplici, «e proprio per questo autentiche», che ogni anno riuscivano a riunire tra i settanta e i novanta soci disposti a contribuire con quote importanti.
Da qui la convinzione che ha accompagnato tutta la sua presidenza: il Club Sostenitori non doveva limitarsi a raccogliere fondi, ma «contribuire a costruire appartenenza». Già nel primo anno di mandato propose di aggiungere agli scopi dell'associazione due parole: «la sua identità e la sua storia».
Le battaglie, dallo stadio al bullismo
Tra i progetti a cui resta più legato, Ortelli cita le grandi gigantografie che accoglievano il pubblico sulla tribuna del vecchio Cornaredo – «non un semplice elemento decorativo, ma un racconto» – e l'idea, mai realizzata, di un piccolo spazio museale in un container allo stadio. Ricorda poi il progetto contro il bullismo nelle scuole, con i giocatori del FC Lugano in classe a parlare di rispetto e inclusione: «una delle esperienze più autentiche», la cui sospensione gli ha lasciato «un profondo senso di incompiutezza».
Grande spazio anche alla battaglia per il nuovo stadio, affrontata «da tifoso», con la campagna referendaria e persino il vivace confronto pubblico con l'architetto Mario Botta, oggi «un ricordo prezioso».
«È mancato il confronto»
Il tono cambia quando Ortelli affronta l'arrivo della nuova proprietà. Pur riconoscendo «nuova energia, nuove competenze e una visione imprenditoriale moderna», ammette che il dialogo sperato non si è mai davvero sviluppato. Anzi, con il passare degli anni ha avvertito il Club Sostenitori percepito «come una realtà sempre più marginale», quasi «un'entità tollerata a fatica». L'immagine è netta: «quel pesce a cui il furbo pescatore, non riuscendo a pescarlo, decide di togliere l'acqua».
Molti progetti del Comitato sono rimasti senza seguito e la comunicazione si è fatta «sempre più sporadica». Ciò che è mancato, precisa, «non è stato il consenso, ma il confronto e l'ascolto».
Il congedo
L'addio si chiude nel segno della gratitudine: verso i soci, i compagni di viaggio, gli amici che non ci sono più – tra tutti Tullio Calloni – e le trasferte «che difficilmente dimenticherò». Al nuovo presidente e al comitato lascia la sua ricetta: «Siate appassionati, generosi e mantenete sempre vivo quel pizzico di fantasia che tante volte ci ha permesso di trasformare i limiti in opportunità».
E una convinzione, che suona quasi come un lascito: «Uno stadio si costruisce con mattoni e calcestruzzo. Un Club si costruisce con le persone». Poi il saluto, con lo stesso spirito con cui è arrivato: «Stasera, come il Vecchio Cornaredo, tolgo il disturbo».
