Peace Cup, a vincere è il fair play: dodici squadre in campo tra sport e inclusione

Dodici squadre, centinaia di persone a bordo campo e un messaggio che andava oltre il risultato sportivo. Si è svolta lo scorso primo maggio la tredicesima edizione della Peace Cup, torneo giovanile dedicato alla categoria E (10-11 anni) che ha riunito dieci formazioni svizzere e due italiane all’insegna del fair play e dell’inclusione.
La manifestazione è stata organizzata dalla sezione cantonale della Federazione Universale per la Pace, ONG con status consultivo presso le Nazioni Unite fondata dal reverendo Sun Myung Moon. Nel suo saluto iniziale, il presidente cantonale Giuseppe Termine, educatore sociale, ha invitato i giovani partecipanti a vivere il calcio come strumento educativo e relazionale.
«Oggi non inauguriamo soltanto un torneo di calcio. Inauguriamo un percorso fatto di rispetto, fair play e amicizia», ha affermato rivolgendosi ai ragazzi. «Essere campioni significa rispettare l’avversario, l’arbitro, gli allenatori, gli adulti e i genitori. Significa saper vincere con umiltà e perdere con dignità».
Termine ha poi richiamato anche il tema della solidarietà tra coetanei: «Aiutatevi tra compagni, non lasciate mai indietro nessuno. Ogni gesto di lealtà, ogni mano tesa, ogni sorriso, può diventare un messaggio di pace».
L’evento si è svolto davanti a un folto pubblico composto da genitori, nonni, amici e familiari dei giovani calciatori. Sul piano sportivo, il torneo è stato vinto dal Chiasso Base 10, davanti al Rapid Lugano e al Generoso Verde.
Il trofeo fair play “Peace Cup” è stato assegnato al Rapid Lugano per il comportamento mostrato in campo, mentre un premio speciale è andato alla formazione dell’Insema.
Secondo gli organizzatori, tutte le dodici squadre partecipanti hanno aderito ai principi del torneo, ponendo al centro rispetto, inclusione e correttezza sportiva.
