Per il Lugano il crocevia verso l'Europa passa da Batumi

C’è stato un periodo in cui Batumi è stata un’importante via di transito verso l’Europa. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la località georgiana affacciata sul Mar Nero si trasformò in uno dei più rilevanti crocevia fra il Caucaso e il Vecchio Continente. Il suo porto, da cui passavano grandi quantità del petrolio estratto sul Caspio e diretto verso i mercati occidentali, fu capace di attirare capitali, interessi e alcuni dei nomi più pesanti dell’epoca, dai fratelli Nobel ai Rothschild. Per una sera, per il Lugano, Batumi tornerà ad avere questo ruolo: una porta verso l’Europa, attraverso la quale transiterà una bella fetta della sua stagione e del suo futuro più prossimo. Non dentro qualche petroliera, evidentemente, ma nel catino della Batumi Arena e nei novanta - e forse più - minuti contro il Maccabi Tel Aviv.
Qualità e dedizione
Per riportare l’Europa a casa, il Lugano deve dunque spingersi sino al confine più estremo del continente, a oltre 2’500 chilometri di distanza da casa. In uno stadio che però nemmeno il suo avversario può considerare proprio. È lì che i bianconeri proveranno a difendere il 2-1 conquistato una settimana fa in Ticino: un gol di margine, due risultati su tre a disposizione, ma anche la consapevolezza che i giochi sono tutt’altro che chiusi. La partita d’andata ha raccontato di un Lugano maturo, all’altezza del compito, e di un avversario di alto livello. La squadra di Mattia Croci-Torti è stata per buoni tratti superiore agli israeliani, ma ha saputo anche soffrire e stringere i denti, soprattutto nel finale, quando le energie sono venute meno e il Maccabi ha invece chiuso in crescendo, colpendo pure una traversa con Revivo. «Una vittoria di qualità e dedizione», per riprendere le parole utilizzate nel dopopartita dal Crus. Le stesse caratteristiche che serviranno questa sera. Perché nulla è ancora fatto, ma tanto, tantissimo, è invece ancora in gioco.
Una motivazione in più
Non si tratta solamente di aggiungere alla collezione un’altra prestigiosa qualificazione a una fase finale europea (sarebbe la quinta dal 2017, la terza dell’era Joe Mansueto). Riportare l’Europa a casa, questa volta, vorrebbe infatti dire farlo per davvero. Niente più esili forzati a Lucerna, San Gallo, Zurigo o Thun. Questo autunno i bianconeri potrebbero finalmente vivere per la prima volta l’esperienza continentale come è giusto che sia vissuta. Nella propria città, nel proprio stadio e in un contesto all’altezza del palcoscenico. Con tutto ciò che ne consegue in termini di atmosfera e spinta emotiva (e in queste prime battute di stagione si è già vista la carica che può arrivare dagli spalti dell’AIL Arena), di risparmio delle energie, ma anche, più banalmente, di portafoglio.
Importante per le casse
Il solo accesso alla fase campionato di Conference League porta in dote un premio fisso di 3,17 milioni di euro. Questo senza considerare il value pillar (una quota aggiuntiva calcolata in base al valore commerciale e televisivo del club e al suo ranking europeo). Poiché un’eliminazione porterebbe comunque nelle casse bianconere del denaro - 1,275 milioni complessivi -, a Batumi il Lugano si gioca in novanta minuti poco meno di 2 milioni e mezzo. Soldi garantiti e destinati, eventualmente, ad aumentare. Innanzitutto grazie ai premi legati ai risultati ottenuti nel prosieguo della competizione, che nella prima fase vanno dai 400 mila euro per una vittoria ai 133 mila per un pareggio. Ma anche - ed è qui che entra in scena il nuovo stadio - attraverso gli incassi che deriverebbero da tre nuove serate all’AIL Arena. Tre partite aggiuntive che, beninteso, non trasformerebbero il Lugano in una macchina da soldi (lo stesso Martin Blaser ha detto che con il nuovo stadio a maggiori ricavi corrispondono anche maggiori costi operativi), ma che rappresenterebbero esattamente il genere di eventi per cui una struttura come l’AIL Arena, con lounge, aree business e servizi moderni, è stata pensata. Una differenza non marginale rispetto ai tempi in cui bisognava chiedere una costosa ospitalità oltre Gottardo. Pure in questo senso, allora, sarebbe davvero un peccato non cogliere una grande occasione ormai lì, a un solo passo.
... e anche per il mercato
C’è poi anche il mercato. Sì, perché dal risultato di questa sera è lecito attendersi che dipendano, almeno in parte, anche le prossime mosse di Sebastian Pelzer. In quale misura, eventualmente, lo si vedrà. E se è vero che le cifre sopra citate, nel mercato di oggi, forse non sono tali da spostare chissà quali equilibri, è altrettanto evidente che un passaggio del turno garantirebbe al ds tedesco un po’ più di margine di manovra. E, perché no, pure una certa pressione supplementare per affondare quei colpi che tutti si attendono. Se lo aspetta, in primis, anche Croci-Torti. Il momò, va detto, alla vigilia dell’andata aveva rifiutato di legare direttamente il mercato all’esito del playoff. Nella sua visione, chi sceglie Lugano deve essere attratto dal progetto indipendentemente dall’Europa. Un principio condivisibile. ma non si può negare che la prospettiva di disputare almeno altre sei partite continentali renderebbe più semplice attirare profili capaci di far compiere un ulteriore passo in avanti a questa rosa. Che, in fin dei conti, è ciò che conta per davvero, e che conterà ancora di più qualora l’autunno, accanto al campionato, presenterà davvero anche l’Europa . Prima, però, questa opportunità bisognerà guadagnarsela. E il crocevia in questo senso, come ai tempi dei Nobel, passa da Batumi.