Calcio

Petkovic e i suoi fratelli: ma quante panchine sono saltate dopo il Mondiale?

La Coppa del Mondo 2026 ha fatto da spartiacque per numerose gestioni tecniche: sulle 48 nazionali partecipanti, ben 21 hanno salutato il proprio selezionatore al termine del torneo - Squadre africane: via 7 allenatori su 10
Vladimir Petkovic ha condotto l'Algeria sino ai sedicesimi di finale del Mondiale 2026, prima di essere eliminato dalla Svizzera. AP/Abbie Parr
Massimo Solari
03.08.2026 23:15

L’ultimo della lista è Vladimir Petkovic. Nonostante l’accesso e l’eliminazione ai sedicesimi di finale per mano della Svizzera, nel post partita definiti «comunque un buon risultato, all’altezza delle aspettative», il commissario tecnico e l’Algeria hanno deciso di dirsi addio. «In modo consensuale», leggiamo, e però a soli due mesi dalla firma su un rinnovo contrattuale valido sino al 2028. Per la serie: non è esattamente filato tutto liscio.

«Vlado» è così diventato il 21. selezionatore, su 48 partecipanti, chiamato a lasciare la panchina dopo il Mondiale 2026. O meglio, sarebbe corretto ritenerlo il numero 22, tenuto conto del caso Tunisia, con Hervé Renard subentrato in corsa a Sabri Lamouchi, prima di lasciare a sua volta. Esoneri, dimissioni, cicli al tramonto: al netto della ragione scatenante, l’ultima edizione del torneo per nazionali più prestigioso del pianeta non è dunque passata alla storia solo per il suo formato XXL, ma anche per la sue ricadute - altrettanto significative - in termini di gestioni tecniche. Un autentico spartiacque.

Aspettando Scaloni

Parliamo del 44% di allenatori giunti al capolinea. E potrebbe non essere finita qui, calcolando alcune situazioni ancora avvolte nella nebbia. Su tutte quella del ct dell’Argentina Lionel Scaloni, che al termine della finale persa contro la Spagna ha annunciato che avrebbe guidato l’Albiceleste sino a dicembre, per poi discutere con i vertici della Federazione e, verosimilmente, fare un passo indietro per concedersi una meritata pausa. Oddio, ogni grande torneo viene caricato di aspirazioni e obiettivi da raggiungere, comportando inevitabilmente fallimenti e strappi. Ma la tendenza al rialzo, a riprova del valore particolare attribuito al Mondiale americano e complice l’allargamento della competizione, è oggettiva (e forse inevitabile). A titolo di paragone, a un mese dalla conclusione di Qatar 2022 si registravano 13 separazioni su 32 formazioni presenti (40%). Percentuali leggermente inferiori per le edizioni del 2018 e del 2014.

La doppietta tunisina

In un tripudio di superlativi, molti dei quali forzati e di parte, il torneo finito agli archivi con il trionfo della Spagna era stato definito storico anche per la quota di nazionali africane capaci di superare la fase a gironi: 9 su 10. Già. Peccato che questi percorsi, all’apparenza entusiasmanti, si siano tramutati in ben 7 selezionatori allontanati (8 se si calcola la citata doppietta Lamouchi-Renard). E fra loro solo l’artefice del piccolo miracolo Capo Verde, Pedro Leitão Brito, per tutti Bubista, può essere considerato un addio indolore. In carica - al momento - restano invece i ct di Egitto, Marocco e Congo.

Cambia un’europea su due

È di ieri la notizia del prolungamento della collaborazione tra gli Stati Uniti e Mauricio Pochettino, sino al prossimo Mondiale, scadenza valida anche per Carlo Ancelotti e il Brasile. La permanenza del tecnico italiano sulla panchina verdeoro è, insieme a quella di Thomas Tuchel alla testa dell’Inghilterra, forse la più controversa. Julian Nagelsmann, per dire, non ha retto in Germania. Per quanto concerne le 16 nazionali europee che hanno preso parte all’ultima Coppa del Mondo, gli avvicendamenti in panchina hanno raggiunto quota 8, con il ponderato avvento di Zinedine Zidane al posto di Didier Deschamps a prendersi la scena quanto il mandato assegnato dai tedeschi a Jürgen Klopp.

Gli scossoni in questione, più o meno previsti, non hanno per contro intaccato la situazione di Murat Yakin, capace di spingere la Svizzera sino ai quarti di finale. Storico per davvero. Il contratto che lega il commissario tecnico rossocrociato e l’ASF, lo ricordiamo, è valido sino agli Europei del 2028.

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