Petkovic, Yakin e i media: «Vlado stava in difesa, Murat gioca all'attacco»

«A livello di comunicazione, Petkovic era un allenatore sulla difensiva. A Yakin, invece, piace giocare all’attacco». Adrian Arnold si aggrappa alla tattica calcistica per definire stile e strategia dei due commissari tecnici. Responsabile dei rapporti con i media dal 2020, il vallesano ha affiancato «Vlado» per un anno e mezzo, prima di diventare il consigliere fidato dell’attuale ct della Nazionale. «Quando arrivai all’ASF, la relazione tra la Nazionale e una parte dei media attraversava già una fase delicata. E per me, come responsabile della comunicazione, si trattò subito di un’eredità pesante. Di un’ipoteca, anche. Vlado, ciò nonostante, fu aperto a elaborare una strategia per riavvicinare la Nazionale ai tifosi, e non da ultimo per allentare la tensione e trovare un punto d’incontro con i giornalisti. Insieme, ci tengo a sottolinearlo, abbiamo fatto molte cose positive».
Il primo e ultimo grande torneo condiviso da Petkovic e Arnold - Euro 2020 - condensò ogni sfumatura della comunicazione sportiva e istituzionale: dalla gestione delle polemiche sterili a quella delle critiche veementi per i risultati insoddisfacenti, passando da provvedimenti anti-crisi, sino all’apoteosi finale. «Fu un’esperienza decisamente intensa» conferma Arnold: «Ma l’insegnamento da trarre, a conti fatti, non mi era nuovo: se vinci va tutto bene, se perdi le cose diventano difficili. Anche in quel contesto abbiamo saputo adattare la strategia comunicativa alle esigenze del momento». Per dire: una volta superata col fiatone la fase a gironi, i giornalisti delle principali testate regionali furono convocati per un’intervista con i capitani della squadra: Xhaka, Sommer e Shaqiri. Nei giorni successivi, come noto, la Svizzera si spinse quindi sino ai quarti di finale. «E a fronte di quel successo tanto atteso, così come del primato di panchine da ct rossocrociato, lasciare costituì un passo logico» rileva Arnold.

L’avvento di Yakin, ad agosto 2021, permise di premere il tasto «reset». «È stato diverso» ammette il capo comunicazione dell’ASF: «Abbiamo iniziato insieme, da zero. Avevamo un’idea comune e abbiamo potuto portarla avanti senza precedenti fardelli». Arnold parla di un personaggio «disteso, prima e dopo le partite», come pure di «un ex calciatore nel giro da 25 anni. Insomma, ho percepito immediatamente come Murat conoscesse bene il gioco e le dinamiche che si sviluppano tra media, squadre e allenatori. E quindi discutere con lui è sempre stato facile. Muri dà i suoi input, io fornisco i miei e se non abbiamo le stesse idee ne discutiamo, anche fermamente, con rispetto e fiducia reciproca. Ogni commissario tecnico ha il proprio stile di leadership e la propria organizzazione interna. Petkovic era fortemente focalizzato sugli aspetti sportivi e preferiva affrontare determinati temi secondo una pianificazione precisa. Yakin, dal canto suo, predilige uno scambio più frequente e informale con il proprio staff».
Entrambi, in ogni caso, prestano attenzione a quanto viene scritto sui giornali o dibattuto in tv. «Petkovic desiderava essere informato in modo molto dettagliato sull’attualità mediatica, Murat, da parte sua, preferisce essere aggiornato solo quando le questioni relative alla Nazionale e al suo operato assumono una certa rilevanza» conclude Adrian Arnold.
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