Mondiali 2026

Petkovic, Yakin e i media: «Vlado stava in difesa, Murat gioca all'attacco»

Adrian Arnold è il responsabile della comunicazione in seno all'ASF dal 2020 - Il vallesano ci racconta i modi e gli stili opposti dell'ex ct e dell'attuale selezionatore rossocrociato nel relazionarsi con la stampa
Il responsabile della comunicazione dell'ASF Adrian Arnold insieme a Vladimir Petkovic. © Keystone/Bott
Massimo Solari
29.06.2026 19:04

«A livello di comunicazione, Petkovic era un allenatore sulla difensiva. A Yakin, invece, piace giocare all’attacco». Adrian Arnold si aggrappa alla tattica calcistica per definire stile e strategia dei due commissari tecnici. Responsabile dei rapporti con i media dal 2020, il vallesano ha affiancato «Vlado» per un anno e mezzo, prima di diventare il consigliere fidato dell’attuale ct della Nazionale. «Quando arrivai all’ASF, la relazione tra la Nazionale e una parte dei media attraversava già una fase delicata. E per me, come responsabile della comunicazione, si trattò subito di un’eredità pesante. Di un’ipoteca, anche. Vlado, ciò nonostante, fu aperto a elaborare una strategia per riavvicinare la Nazionale ai tifosi, e non da ultimo per allentare la tensione e trovare un punto d’incontro con i giornalisti. Insieme, ci tengo a sottolinearlo, abbiamo fatto molte cose positive».

Il primo e ultimo grande torneo condiviso da Petkovic e Arnold - Euro 2020 - condensò ogni sfumatura della comunicazione sportiva e istituzionale: dalla gestione delle polemiche sterili a quella delle critiche veementi per i risultati insoddisfacenti, passando da provvedimenti anti-crisi, sino all’apoteosi finale. «Fu un’esperienza decisamente intensa» conferma Arnold: «Ma l’insegnamento da trarre, a conti fatti, non mi era nuovo: se vinci va tutto bene, se perdi le cose diventano difficili. Anche in quel contesto abbiamo saputo adattare la strategia comunicativa alle esigenze del momento». Per dire: una volta superata col fiatone la fase a gironi, i giornalisti delle principali testate regionali furono convocati per un’intervista con i capitani della squadra: Xhaka, Sommer e Shaqiri. Nei giorni successivi, come noto, la Svizzera si spinse quindi sino ai quarti di finale. «E a fronte di quel successo tanto atteso, così come del primato di panchine da ct rossocrociato, lasciare costituì un passo logico» rileva Arnold.

Adrian Arnold e Murat Yakin. © Keystone
Adrian Arnold e Murat Yakin. © Keystone

L’avvento di Yakin, ad agosto 2021, permise di premere il tasto «reset». «È stato diverso» ammette il capo comunicazione dell’ASF: «Abbiamo iniziato insieme, da zero. Avevamo un’idea comune e abbiamo potuto portarla avanti senza precedenti fardelli». Arnold parla di un personaggio «disteso, prima e dopo le partite», come pure di «un ex calciatore nel giro da 25 anni. Insomma, ho percepito immediatamente come Murat conoscesse bene il gioco e le dinamiche che si sviluppano tra media, squadre e allenatori. E quindi discutere con lui è sempre stato facile. Muri dà i suoi input, io fornisco i miei e se non abbiamo le stesse idee ne discutiamo, anche fermamente, con rispetto e fiducia reciproca. Ogni commissario tecnico ha il proprio stile di leadership e la propria organizzazione interna. Petkovic era fortemente focalizzato sugli aspetti sportivi e preferiva affrontare determinati temi secondo una pianificazione precisa. Yakin, dal canto suo, predilige uno scambio più frequente e informale con il proprio staff».

Entrambi, in ogni caso, prestano attenzione a quanto viene scritto sui giornali o dibattuto in tv. «Petkovic desiderava essere informato in modo molto dettagliato sull’attualità mediatica, Murat, da parte sua, preferisce essere aggiornato solo quando le questioni relative alla Nazionale e al suo operato assumono una certa rilevanza» conclude Adrian Arnold.

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