L'intervista

Rossier: «Sannino mi piace, è duro ma so che mi apprezza»

A tu per tu con uno degli ultimi innesti del Bellinzona – La ripresa della stagione granata ripartirà domani in casa dell'Aarau
Il 23.enne è uno degli ultimi rinforzi del Bellinzona in vista della seconda parte della stagione, che per i granata ripartirà domani in casa dell’Aarau. © CdT/Chiara Zocchetti
Maddalena Buila
23.01.2026 06:00

Formatosi nelle giovanili dello Young Boys, a soli 23 anni il friburghese Evan Rossier ha già girato gran parte della Svizzera. Giuseppe Sannino ne ha apprezzato le qualità al Paradiso, inserendolo da pochi giorni pure nella rosa granata.

Evan, sei tra gli ultimi arrivati al Comunale. Squadra nuova, ambiente nuovo. L’allenatore Giuseppe Sannino lo hai invece già conosciuto l’anno scorso a Paradiso. Devi avergli fatto un’ottima impressione se ti ha cercato per arricchire anche la rosa granata…
«Non so cosa abbia visto il mister di speciale in me. Penso che abbiamo trovato una buona intesa da subito. Personalmente mi piacciono i coach che sono un po’ duri con me, ma che in fondo sai che ti apprezzano».

A Paradiso, tuttavia, le cose erano diverse. Ora sei per la prima volta in un club professionista, che milita in un campionato, la Challenge League, piuttosto ostico. Hai già avuto modo di percepire delle differenze?
«Direi di sì. La mentalità ticinese è la stessa di quella che ho conosciuto la stagione scorsa. Dal punto di vista calcistico, invece, ho notato qualche cambiamento. Anche rispetto alle esperienze maturate nel resto della Svizzera. Ma è normale che sia così. Bisogna adattarsi».

Hai accennato alle tue esperienze nel resto del Paese. Effettivamente sono stati diversi i club in cui hai già militato, nonostante tu abbia compiuto da poco i 23 anni. Young Boys, Losanna, Bienne, Paradiso e ora Bellinzona. Una di queste avventure ti ha segnato in modo particolare?
«Non direi. Da ciascuna di esse ho però imparato qualcosa. In svizzera tedesca (dove si è formato per cinque anni nelle giovanili dell’YB, ndr) sono molto quadrati, rigidi e puntuali. In Ticino regna maggior tranquillità e il tempo è bello (sorride, ndr). La Romandia assomiglia largamente a questo modo di vivere. A livello sportivo, invece, qui ho trovato un calcio più tecnico e tattico. Non c’è però stato un club che mi ha trasformato. Forse i momenti più intensi li ho vissuti con la maglia dei gialloneri, ma per il semplice fatto che sono stato con loro diversi anni. Più che una squadra mi sentivo in famiglia».

Bellinzona è un club con una storia importante. Purtroppo non sta attraversando un periodo particolarmente roseo. Per te cosa significa vestire la maglia granata?
«Conosco il passato glorioso della società. Noi cercheremo di fare del nostro meglio per mostrare il lato migliore di questa squadra. Se cominciamo bene penso che riusciremo a risalire la classifica. L’Étoile Carouge dista solo tre punti, possiamo raggiungerlo».

Questi sono gli obiettivi del Bellinzona. I tuoi invece?
«Accumulare quanti più minuti possibile in campo e aiutare la squadra. Poi, va da sé, anche le statistiche relative alla mia produttività offensiva saranno importanti. Sono un attaccante, sarebbe sciocco affermare il contrario. L’obiettivo più grande, ad ogni modo, sia per me sia per il club rimane la salvezza».

Il Bellinzona ha bisogno di qualcuno che dia una mano in fase offensiva, diventando un punto di riferimento. Ti descriveresti così?
«Mi ritengo un giocatore capace di leggere bene il gioco, il che mi permette di trovare facilmente la via del gol. Sentirmi a mio agio nel calciare con entrambi i piedi è sicuramente un valore aggiunto».

Un club dei sogni?
«Mi piacciono le squadre dove la palla va veloce e si gioca un bel calcio. Come allenatore apprezzo molto Pep Guardiola. Quindi sì, direi che il Manchester City sarebbe un bel sogno che si avvera (altro sorriso, ndr)».

Nonostante la giovanissima età, ti senti in qualche modo un giocatore cambiato rispetto ai tuoi primi anni nelle giovanili del club bernese?
«Sicuramente. Quando sono uscito dallo Young Boys mi sentivo pronto per spaccare il mondo. Ma alla fine si pensa sempre così quando si è molto giovani. L’esperienza a Paradiso in questo senso mi ha aiutato molto. Sono comunque rimasto in Svizzera, ma ho potuto vivere un’avventura lontano da casa e in una realtà diversa da quelle che conoscevo. Questo mi ha permesso di crescere. Pure i sei mesi a Bienne mi hanno dato slancio, permettendomi di farmi ulteriormente notare ed approdare in Challenge League».

E al di fuori del rettangolo verde Evan Rossier che tipo è?
«Sono un ragazzo tranquillo. Nel tempo libero mi rilasso davanti alla PlayStation. Niente di speciale».