Scommesse, il "problema" Singapore

In Asia il grosso delle puntate legali e illegali, parla Stefano Olivari
Red. Online
19.12.2011 23:59

MILANO - Il calcio è ancora territorio di scommesse. In Italia come altrove. Si scommette spesso illegalmente, come dimostrano gli ultimi sviluppi dell?inchiesta «last bet» che ha coinvolto – fra gli altri – Beppe Signori e Cristiano Doni. Per capirne di più abbiamo chiesto un parere a Stefano Olivari, giornalista e scrittore nato a Milano nel 1967, curatore per il Giornale della rubrica dall?emblematico titolo "La prossima puntata". "Il tarocco perfetto? Si assicura il risultato probabile, non quello assurdo" spiega il nostro interlocutore. "Ma spesso si agisce su variabili meno determinanti, come il numero di gol o di calci d?angolo. "Vale il discorso del premio a perdere: bastano un portiere e due difensori per sistemare una partita. Anche qui, più che dalle singole azioni capisci che una gara è sospetta dai volumi in gioco. Se per una partita di B improvvisamente vengono giocati 300 mila euro sul 3-0 vuol dire che qualcosa non va". Nell'universo di Singapore c'è di tutto: "Calciatori, gente che ricicla denaro, bookmaker che riversano il rischio, scommettitori di grosso taglio o pool" spiega ancora Olivari. "C?è chi imbroglia ma c?è anche chi scommette legalmente. Certo, la singola puntata spesso è superiore all?ingaggio del calciatore in campo. Da qui la tentazione e i tentativi di alterare i risultati".