Senza Shaqiri, magia e numeri dovranno nascere da un genio diverso

E se le cose si mettessero male? E se, complice un avversario tutto difesa e palloni lunghi, servisse una giocata fuori dagli schemi? Di dubbi, in passato, non ne avremmo avuti. Tutti, semplicemente, avremmo rivolto sguardo e speranze a un giocatore: con il 23 sulla schiena e due polpacci di marmo quali marchio di fabbrica. Xherdan Shaqiri, certo.
L’ex folletto rossocrociato ha disputato sette grandi tornei e, tolta la breve apparizione al Mondiale del 2010, è sempre stato determinante. Parliamo di numeri incredibili, e non solo in chiave elvetica, ma a livello globale. Per dire: plasmando un gol inaudito, contro la Scozia, a Euro 2024, Shaqiri divenne l’unico calciatore europeo a firmare almeno una rete negli ultimi sei grandi tornei. E ciò complice l’inaspettato «0» alla voce Cristiano Ronaldo. A poche ore dal debutto mondiale contro il Qatar, e tornando alla nazionale elvetica, è dunque lecito chiedersi chi colmerà il vuoto lasciato da «XS». Un vuoto enorme, se si considera che Xherdan ha contribuito - con reti e assist - al 40% dei 37 gol contabilizzati dalla Svizzera in quattro Mondiali e tre Europei. Di nuovo: il 40%.
«Guardate le qualificazioni»
Vero, la formazione guidata da Murat Yakin ha dimostrato di poter vincere e convincere anche senza Shaqiri. A partire proprio da Euro 2024, chiuso ai quarti e con il diretto interessato titolare solo in un match della fase a gironi. «Ovviamente parliamo di un grande giocatore, uno dei più importanti nella storia del calcio svizzero» premette Denis Zakaria. Per poi tuttavia aggiungere: «Ma anche lungo il percorso di qualificazione ce la siamo cavata bene senza Xherdan e penso che lo stesso avverrà qui al Mondiale». A fargli eco, con qualche sfumatura, è Silvan Widmer, che come Zakaria ha condiviso diversi grandi appuntamenti insieme a «Shaq»: «Xherdan è un giocatore speciale. Un giocatore imprevedibile, che ha risolto tante partite da solo». Honduras, Serbia, Polonia, Turchia e Scozia ne sanno qualcosa. «Il calcio però non si ferma. Alcuni capitoli si chiudono e altri si aprono. E negli ultimi mesi abbiamo dimostrato di poter contare su molteplici risorse e soluzioni in fase offensiva. Penso a elementi come Dan Ndoye e Johan Manzambi».
Zakaria conferma: «I profili in grado di fare la differenza non ci mancano. Manzambi, per dire, è il futuro. Il futuro della nazionale svizzera, che può solo rallegrarsi di avere a disposizione un elemento del genere».
Aura e personalità uniche
Già. Ma l’aura di Shaqiri è sempre stata diversa. Dentro e fuori dal campo. «Xherdan andava d’accordo con tutti, metteva il buon umore: era, banalmente, un personaggio centrale all’interno dello spogliatoio» sottolinea Widmer. «Direi però che dopo due anni ci siamo abituati a vivere senza di lui». I giocatori di temperamento e con una personalità accentuata, ad ogni modo, possono decidere le sorti di un grande torneo. «Ma a Manzambi la personalità non manca, seppur più nascosta» rilancia Zakaria: «D’altronde parliamo di un 20.enne, che si trova ancora in una fase di apprendistato ed è disposto ad ascoltare chi, come me, fa parte del gruppo di giocatori più esperti. Detto ciò, e mi ripeto, sono sicuro che Johan renderà felici molti tifosi svizzeri». Il genio di Xherdan Shaqiri, fonte di numeri e magia, resterà in ogni caso unico.
