Il viaggio

Soledad e la Ticino Street: sulle tracce dei ticinesi emigrati in California

Vicino a San Francisco, fra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, emigrarono migliaia di ticinesi – Ne ripercorriamo le tracce fra cognomi, vie e un incontro con Renee Rianda
L’incrocio simbolico di due vie, a Soledad, cittadina californiana a sud di San Francisco. © MS
Massimo Solari
15.06.2026 18:00

Alla fine, ho abbracciato Renee Rianda. Spontaneamente. Sino a sabato eravamo dei perfetti sconosciuti. Ma le due ore trascorse insieme, dense di ricordi, meritavano un piccolo gesto di riconoscenza. La sua storia, in fondo, è la nostra storia. La storia di uomini e donne ticinesi emigrati verso la California, in cerca di fortuna. In cerca di un riscatto sociale. La valle di Salinas, a sud di San Francisco, ne ha accolti tanti, tantissimi. Non ho resistito al loro richiamo, mettendo in pausa, per un lungo e intenso pomeriggio, i Mondiali 2026.

Le miglia che separano l’aeroporto di San José da Soledad sono poco più di 85. Circa 140 chilometri. Buona parte di essi corre lungo la trafficatissima Highway 101. È primo pomeriggio. Il sole splende e riscalderà fino a sera. Ovunque. Ma non a Salinas, prima tappa del nostro viaggio. Qui nacque John Steinbeck, fra i più influenti scrittori americani, premio Nobel, prima respinto, poi celebrato dagli abitanti di una terra generosa e al contempo inospitale. Sulla mia destra e sulla mia sinistra, vi sono i corpi addormentati di colline ingiallite. Ed è proprio l’autore, tra gli altri, di Furore e Uomini e topi, a descrivere alla perfezione il clima che mi coglie impreparato. «La fitta nebbia, grigia come la flanella, isolava la Valle di Salinas dal cielo e dal resto del mondo. Da ogni parte si posava come un coperchio sulle montagne e trasformava la grande valle in una pentola chiusa».

Il cimitero di Salinas

Quando raggiungo il Calvary Catholic Cemetery di Salinas, un vento gelido alza la voce e sferza il mio sguardo indagatore. Non c’è nessuno. Il silenzio è spezzato dal passaggio di tir scontrosi e dal getto degli impianti che irrigano gli ampi campi coltivati attorno al camposanto. Il cimitero è stato salvato dall’abbandono nel 2005 e a finanziare l’opera, come indica un cartello affisso a un cancello arrugginito, sono state anche molte figure dai cognomi familiari. Oltre vent’anni più tardi, mi addentro, in punta di piedi, in un luogo che fatica a rimanere aggrappato al tempo e all’attenzione. A fiancheggiare i viali ricolmi di ghiaia sono bandierine statunitensi, direi piuttosto recenti, mentre le lapidi in pietra alternano sobrietà e indifferenza a una dignità e un risalto maggiore. Non impiego molto a imbattermi in ciò che mi sono permesso di cercare: Guidotti, Gnosca, Rianda, Martella, Vosti, Pedroni. E ancora Giottonini, Badasci, Panziera, Baciarini, Pelucca, Stefani, Codoni. E in molti casi la scritta: «Native» o «Born in Switzerland». In Ticino, certo, svuotatosi di vite e speranza tra il 1850 e il 1930. Giorgio Cheda, probabilmente il massimo studioso dell’emigrazione ticinese, parla di 27.000 destini intrecciati alla California. «È stata – leggo – la più bella avventura-apertura dei contadini del Sopraceneri». La fame e la povertà quale insostenibile condizione di partenza, la corsa all’oro e a un benessere ignoto i pungoli irresistibili.

Il camposanto di Salinas.
Il camposanto di Salinas.

La nostra strada

Mi rimetto al volante, e allo svincolo, prima di ritrovare la 101, vengo salutato da alcuni brand aziendali altrettanto evocativi. «Della Mora Plumbing». «Breschini Ranch». Già, i ranceri. Molti di loro, e mi affido ancora alle ricerche di Cheda, diventarono proprietari di circa 1.800 chilometri quadrati di terra. «Essa corrisponde a quella dei quattro distretti di provenienza della maggior parte degli emigrati: Vallemaggia, Locarno, Leventina e Bellinzona; i due terzi del territorio cantonale». A Soledad, proseguendo per una ventina di minuti verso sud, trovo non a caso la sintesi di questo esodo immenso: Ticino Street. E con essa la signora Rianda, ma non prima di aver fatto visita pure al cimitero locale, in questo caso curatissimo luogo di eterno riposo per i Franscioni, gli Gnesa, i Ramelli, i Binsacca, i Cavalli, i Gambetta, e altri ancora.

Partiti da Moghegno

Seduti a un tavolo del Windmill Restaurant, mentre gli schermi appesi sopra il bancone trasmettono il debutto vincente degli Stati Uniti, bastano una semplice domanda e un taccuino aperto per venire travolto da un racconto che non vedeva l’ora di essere rispolverato. La storia di Renee, andando a ritroso, conduce a Lodano e Moghegno, culla del bisnonno Severino, nato nel 1860 e partito alla volta della California nel 1888, affrontando due settimane di nave e due di treno da New York. Il suo periplo è comune a quello di molti altri emigranti. Tanta fatica e tanto smarrimento per iniziare, una donna venuta in sposa dal Ticino, gli anni della grande siccità, crisi e lutti, l’esigenza di ritornare in patria, e infine un nuovo viaggio oltreoceano, provando - una volta di più – a rilanciare la personale esistenza e quella dei propri figli. Per Steinbeck «sono gli uomini più soli del mondo. Non hanno famiglia. Non appartengono a nessun posto». Soledad, solitudine, appunto. Ma molte radici, più forti della disillusione e delle avversità, hanno infine attecchito.

Mio bisnonno Severino Rianda lasciò Moghegno nel 1888. Io ci sono stata solo una volta: ricordo ancora i grotti e le costine
Renee Rianda

Le ciambelle dei Ramelli

«La maggior parte di coloro che si sono spinti sin qui, tra King City, Greenfield, Soledad, Gonzales, Salinas, e poi giù, sino a Santa Maria, lo hanno fatto per lavorare come allevatori e mungitori di mucche, come è successo per entrambi i rami della mia famiglia» spiega Renee, mostrandomi, fiera, foto e riconoscimenti conquistati con il sudore della fronte. «Abbiamo avuto la nostra azienda lattiero-casearia fino a circa la metà degli anni '70». Ma c’è anche chi si è distinto in altro modo. «Qualcuno – indica Renee - è arrivato negli anni Cinquanta, come Lisetta Ramelli, che trascorre metà dell’anno qui e metà in Ticino. La sua famiglia ha gestito a lungo la Soledad Bakery. Un’istituzione: vi facevano le baguette e le ciambelle più buone del mondo. Mia madre ci lavorava da bambina, e anche mia zia. Era un po’ come il bar del paese. Ci andavano tutti a prendere un dolce e un caffè. E, appunto, ci manca ancora da morire; era un posto fantastico. Hanno fatto le torte nuziali di quasi tutti quelli che si sono sposati qui negli anni '50, '60, '70». Una targa, notata poco prima al cimitero, me lo aveva anticipato: Franco e Odilia, «owners Soledad Bakery. From Moghegno, Switzerland».

«Due miei cugini si trovano in Vallemaggia proprio in questo momento, per una vacanza» afferma Renee Rianda: «Io, invece, ci sono stata una volta sola. Per tre settimane, quarant’anni fa. Ricordo comunque molto di quell’esperienza. Cavergno. Le gite in montagna. Un film di Spike Lee al Festival di Locarno. I castelli di Bellinzona. Interlaken e la fossa degli orsi a Berna. Il tunnel ferroviario del San Gottardo. Il grotto e le costine». Ecco, il cibo.

Polenta, spezzatino e... rodeo

Parecchi elementi, durante la narrazione appassionata di Renee, rimandano agli alimenti e alla condivisione. «Sono attiva per il Monterey County Swiss American Club e il Monterey County Swiss Rifle Club, che organizzano diversi pranzi durante l’anno. Naturalmente, ci ritroviamo per celebrare anche il 1. Agosto, anche se qualche settimana più tardi, considerato che molti sfruttano la ricorrenza per recarsi in Svizzera. A questi incontri partecipano anche 700 persone. E il nostro piatto forte è polenta e spezzatino». Si capisce. Per seguire l’esordio della nazionale rossocrociata al Mondiale, per contro, le United Swiss Societies of Northern California hanno organizzato una festa a Mountain View, poco fuori San José. «Ma la maggior parte di noi quaggiù segue maggiormente il rodeo e il football americano, rispetto al soccer. È solo una questione di abitudini. Oddio, il calcio ci piace, ma non lo seguiamo allo stesso modo. È più un passatempo, una questione di divertimento». Me ne accorgo osservando il misurato entusiasmo di qualche avventore per il 4-1 rifilato al Paraguay, come pure la maglietta a stelle e strisce indossata dal gerente del ristorante, un po’ forzata e decisamente troppo attillata.

La maggior parte di noi quaggiù segue maggiormente il rodeo e il football americano, rispetto al soccer, che è più considerato un passatempo, una questione di divertimento
Renee Rianda

E a proposito di Coppa del Mondo e forzature. La FIFA e il presidente degli Stati Uniti hanno fatto le cose in grande. «Nella contea si tende a votare democratico. Ma se Donald Trump avesse un modo migliore di porsi e di esporre le sue idee, evitando di reagire d'impulso, la gente lo apprezzerebbe molto, perché ha fatto anche cose buone» osserva Renee. Per poi aggiungere: «Noi in California abbiamo più problemi con il governatore Gavin Newsom che con Trump». Il 2 giugno si sono tenute le primarie statali per decretarne il successore e scegliere i candidati alle elezioni di metà mandato di novembre. E il democratico Xavier Becerra, stando ai dati oramai consolidati, ha ottenuto più voti rispetto al repubblicano Steve Hilton. Non l’ha presa bene Trump. E nemmeno la signora Rianda. «Peccato, io speravo in Chad Bianco e nel suo pragmatismo».

Il dialetto smarrito

Al nostro tavolo, invece, Renee avrebbe tanto voluto ci fossero altre due figure. «Una è mia cugina Doris Gilardi. Fra le poche, della zona, ancora in grado di parlare dialetto. Lo ha insegnato anche ai suoi figli. Io? Mi fermo a “chesta chì” e “formacc”. L’altra persona, purtroppo, è venuta a mancare poche settimane fa. Sapeva tutto in merito agli sviluppi dell’emigrazione dal Ticino. Chi era parente di chi, il motivo per cui erano arrivati qui. Un’enciclopedia vivente. Ed è un peccato, poiché con il trapasso della sua generazione, molte delle nostre storie non verranno tramandate – come è stato fatto con me – ai più giovani». Averne potuto ascoltare un pezzetto, allora, è stato un privilegio. Meritevole di un abbraccio sincero.

Insieme a Renee Rianda.
Insieme a Renee Rianda.
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