Svizzera senza macchia, e il poker è servito

Alla thermoplan arena di Lucerna corre il 17’. Il risultato è fermo sullo zero a zero. E, ammettiamolo, ci si annoia un pochino, complice la scarsa brillantezza della Svizzera, l’apporto così così dei cambi decisi da Murat Yakin e un terreno di gioco al limite della decenza. «Granit Xhaka! Granit Xhaka!» intonano dunque i tifosi più caldi della Nazionale, tentando una variazione sul tema e aggrappandosi al grande assente della lunga sosta dedicata alla Nations League. In campo, però, manca anche un altro giocatore oramai imprescindibile per la selezione elvetica: Johan Manzambi. Complice il quarto impegno nel giro di una decina di giorni, e al cospetto della modesta Macedonia del Nord, il fenomeno ginevrino è tra i cinque sacrificati, o meglio risparmiati, dal commissario tecnico. E, suggerivamo, il vuoto lasciato dal 20.enne dell’Aston Villa si nota parecchio. Per fortuna tra le forze fresche promosse da Yakin c’è Fabian Rieder, che a un amen dalla pausa sblocca il risultato grazie a furbizia e caparbietà. Il piano del match, di riflesso, s’inclina a favore dei padroni di casa. Ma per legittimare la netta superiorità nel girone e blindare, o quasi, la promozione nella Lega A, si vorrebbe altro. Qualità, brio e magia.
Da un coro all’altro
Alla thermoplan arena di Lucerna corre il 75’ e il risultato è sul 2-0. Non ci si annoia più. Anzi, si desidera esultare ancora e ancora, cavalcando l’intraprendenza e l’allegria del giocatore che veste la maglia numero 9. «Manzambi, Manzambi, bi, bi, bi!» intona ora la frangia più calda del tifo rossocrociato, godendosi il coro plasmato dai sostenitori dei «Villans» e, soprattutto, i numeri del nuovo idolo della Nazionale. Insomma, dopo essere stato gettato nella mischia al rientro dagli spogliatoi, è Manzambi a trascinare la Nazionale verso il quarto successo consecutivo nella competizione continentale. Dapprima mettendo in imbarazzo Dimitrievski con una botta da fuori area, poi favorendo il 3-0 del solito Dan Ndoye. Già, altri tre gol ai macedoni, zero conclusioni capaci di impensierire Yvon Mvogo e un percorso senza macchia che merita più di una sottolineatura.
Una squadra inscalfibile
Vero, il livello della seconda divisione di Nations League è quello che è. Akanji e compagni, tuttavia, non tentennano mai. Mai. A emergere sono la maturità e le idee chiare degli uomini di Yakin. Un collettivo forte, malgrado la citata assenza del capitano, di Breel Embolo e pure Ruben Vargas. Classifica e risultati, in tal senso, sono inequivocabili. E parlano a favore sia dell’impianto difensivo, sia dell’effervescenza offensiva. Certo, qualche dubbio permane (con Jashari in ogni caso decisamente più affidabile di Sierro) e regna persino una sensazione di raduno incompiuto, pensando allo scarso utilizzo di Winsley Boteli, anche ieri subentrato nel finale. Poco male, la scena, una volta di più, se l’è presa l’amico Manzambi.
