Tonali e Kean scacciano i fantasmi, l'Italia si avvicina ai Mondiali 2026

Sotto il cielo di Bergamo, in un’atmosfera carica di aspettative ma anche di una tensione palpabile, l’Italia di Gennaro Gattuso ha portato a casa un 2-0 fondamentale in ottica Mondiali 2026 contro l’Irlanda del Nord. Una vittoria che profuma di liberazione, arrivata però al termine di una serata iniziata con troppe ombre e finita, finalmente, tra gli applausi del Gewiss Stadium.
Il primo tempo: Il muro della tensione
Per i primi 45 minuti, l’Italia è sembrata lo specchio fedele dei timori della vigilia. Contratti, macchinosi, quasi intimiditi dalla densità fisica dell’Irlanda del Nord, gli Azzurri hanno faticato a trovare varchi. Il possesso palla è apparso a tratti sterile, con una manovra che sbatteva regolarmente contro il green wall eretto dagli ospiti. Il nervosismo, di riflesso, ha iniziato a serpeggiare tra le fila dell'Italia: passaggi sbagliati in uscita e sguardi tesi, a conferma di una squadra che sentiva (e sente) tutto il peso della responsabilità, incapace di liberare il talento contro un avversario di caratura inferiore.
Tonali scaccia i fantasmi
Negli spogliatoi deve essere successo qualcosa, perché la ripresa ha mostrato un volto diverso. A rompere l'incantesimo della paura ci ha pensato l'uomo della provvidenza, il più «britannico» degli Azzurri assieme a Calafiori e Donnarumma: Sandro Tonali. La sua rete non è stata solo una prodezza tecnica, ma un vero e proprio grido scacciapaura. Conclusione perfetta, freddezza chirurgica e la palla che gonfia la rete: in quel momento, lo stadio di Bergamo è esploso, portando via con sé i fantasmi di un primo tempo opaco. Da lì in poi, l'Italia ha iniziato a giocare con la leggerezza di chi si è tolto un macigno dalle spalle, ritrovando geometrie e coraggio. E firmando, con Kean, la rete del definitivo 2-0.
Ora, gli Azzurri sono attesi dalla seconda sfida di playoff per la Coppa del Mondo. Di fronte, una Bosnia capace di recuperare lo svantaggio iniziale in Galles e di imporsi ai rigori.
