Trujillo: «Il Bellinzona si salverà all'85%»

«Il calcio è come un matrimonio. Bisogna avere passione, ma ho capito che non ci sono i presupposti per continuare, quindi ho preferito farmi da parte». Così si è espresso Juan Carlos Trujillo, nella conferenza stampa trasmessa in diretta su TeleTicino, nello spiegare le ragioni della sua decisione di non proseguire la sua avventura con l'AC Bellinzona. «La stagione è da dividere in due», ha aggiunto Trujillo. «I primi sei mesi sono stati particolarmente duri, perché tutta la società era focalizzata sull’ottenimento della licenza e questo ha portato via energie per la costruzione e la gestione della squadra». In seguito, quando poi a dicembre è arrivata la mini licenza «era un po’ tardi. Ci abbiamo provato, ma fa parte dell'essere umano capire quando qualcosa non funziona e quando magari non sei all’altezza di un compito. Io mi sono accorto di non essere all’altezza di quel compito». E per quanto concerne la Swiss Football Legaue «ci ha trattato molto bene, ha sempre cercato di sostenerci e di aiutarci».
Problema strutturale?
Trujillo ha poi indicato tre motivi per cui secondo lui non si può fare calcio a Bellinzona: «Anzitutto, manca il sostegno del Comune e degli sponsor. Ma il 50% della mia delusione è soprattutto legata al fatto che Bellinzona non può avere il calcio giovanile d'élite. La Federazione ha detto che è un problema strutturale, ma è una risposta che non accetto. Potrei ricorrere al TAS, ma sarebbe una questione molto lunga e dispendiosa». Questa situazione «è penalizzante, perché una società come il Bellinzona dovrebbe vivere anche di diritti di formazione: formare giocatori nel settore giovanile e rivenderli». Come detto, inoltre, «non ho sentito l'appoggio del Comune. Nei primi mesi, come scusa per non aiutare, hanno parlato del fatto che mancava la licenza, ma quando questa è arrivata, mi sono accorto che Città aveva già deciso di spostare tutto a Giubiasco. Abbiamo parlato, in maniera cordiale, ma alla fine sono mancati i fatti».
La questione finanziaria
Trujillo ha parlato anche del suo predecessore Pablo Bentancur. «Mi aveva avvertito delle difficoltà, forse avrei dovuto ascoltarlo di più. Così come anche Brenno Martignoni, il quale mi ha sempre detto le cose in faccia. Ho capito che il suo senso di appartenenza è moto forte. Avessimo avuto 11 Martignoni in campo, ci saremmo salvati». Trujillo ha anche detto che si sta impegnando affinché Bentancur possa tornare al Bellinzona. «Sarebbe la miglior soluzione per il club. Ha i suoi difetti, come tutti noi, ma ha lottato tanto per il Bellinzona, l'ha portato in Challenge League. Sarebbe importante se tornasse». Passando alla questione prettamente finanziaria, il debito del Bellinzona è di un milione e mezzo, compresi i tre mesi fino a fine stagione. Di questi tre mesi si faranno carico i tre nuovi investitori. Incalzato sul futuro dell'ACB, l'imprenditore colombiano ha garantito che «all'85% si salverà».
