Vargas: «Che fastidio quei gol sbagliati, non è stato facile prendere sonno»

La Svizzera si è presa il tempo per riflettere. E per respirare. Ieri e oggi, la selezione di Murat Yakin non si è allenata alla Jewish Academy di San Diego. Si è preferito porre l’accento su sedute individuali e recupero. Ciascuno con la propria coscienza.
Sì, il pareggio all’esordio contro il Qatar è ancora una ferita aperta. Che brucia. Ed è lì, visibile e fastidiosissima, testimone di mezzo disastro sportivo. A provare a fornire una spiegazione, a mente più lucida, 48 ore dopo la clamorosa beffa alla San Francisco Bay Arena, è stato Ruben Vargas. Non uno dei leader rossocrociati, ma comunque uomo fidato del ct, nonché titolare nella formazione incapace di lanciare il nostro Mondiale. «Dobbiamo migliorare e alzare il nostro livello» sottolinea l’esterno del Siviglia. «A venire meno, è evidente, è stata soprattutto l’efficienza e la fame sotto porta. Ma anche sul piano dell’intelligenza e della gestione dei momenti, lungo il match, non abbiamo brillato come durante le qualificazioni. L’impatto dei cambi? Non spetta a me giudicarlo. Ripeto: con il trascorrere dei minuti e l’1-0 che persisteva, ci siamo innervositi».
«Che fastidio»
Vargas, sabato, ha lasciato il campo con la Svizzera ancora in vantaggio. Correva il 79’ e da lì a pochissimo, il nostro avversario avrebbe iniziato a spingere con maggiore insistenza. A crederci, complici la superficialità e – appunto – l’incapacità di uccidere o addormentare il match degli elvetici.
Anche Vargas, in questo senso, ha fallito, sprecando almeno due nitide occasioni. In particolare, quella al 74’, poco prima di essere sostituito dal titubante Amdouni. «Non lo nego. Non è stata una notte facile per me. Ero infastidito. Il rammarico per quanto avvenuto sul terreno di gioco è stato grande» riconosce in merito il diretto interessato. Per poi aggiungere: «Ora però dobbiamo rimanere coesi. E positivi. La pressione, naturalmente, c’è. Siamo a un Mondiale. E di partite facili non ve ne sono: gli esempi, anche recentissimi, non mancano. Detto ciò, vi assicuro che l’ambiente, nonostante la controprestazione al debutto, è buono».
Provocare la fortuna
Sul piano dell’atteggiamento, delle intenzioni insomma, il 27.enne lucernese è comunque stato fra i più convincenti. Le statistiche non mentono. Al netto di qualche imprecisione e pallone perso un po’ così, Vargas non ha dato tregua alla difesa qatariota. Nessun giocatore ha cercato la progressione palla al piede (11 volte) e l’uno contro uno (10) quanto lui. Vargas, detto altrimenti, ha tentato in tutti i modi di provocare pericoli e fortuna. Non solo. L’esterno sinistro di Yakin ha pure eseguito bene – con traiettorie forti e insidiose – diversi calci da fermo. E però non è bastato.
Dicevamo, la Svizzera non si è allenata veramente nelle ultime 48 ore. Ed è lecito interrogarsi sulla scelta, considerato che la Bosnia – e un match delicatissimo – sono praticamente dietro l’angolo. «Il secondo giorno dopo una partita, è noto, è il più complicato sul piano fisico» evidenzia Vargas: «Due allenamenti completi per prepararci alla sfida con i bosniaci sono sufficienti». E, speriamo, anche due giorni per riflettere sull’inaspettato e preoccupante pareggio all’esordio.
