Verso il Maccabi: «Sarà una partita vera»

Tre mesi fa il Lugano si giocava all’ultima giornata la possibilità di entrare in Europa. Oggi, ad agosto non ancora concluso, si ritrova a 180 minuti dalla fase campionato di Conference League. Uno dei tre obiettivi dichiarati a inizio stagione dalla dirigenza può essere centrato, oppure sfumare nell’arco di due partite. È presto per parlare di crocevia stagionale? Probabilmente sì. Ma quella di domani sera contro il Maccabi Tel Aviv (20.30) – e la gara di ritorno fra otto giorni – pesa parecchio. «Siamo arrivati ad agosto e al momento la squadra ha fatto il suo lavoro», osserva Mattia Croci-Torti. «Siamo primi in campionato, siamo avanzati in Coppa e abbiamo raggiunto gli spareggi di Conference League. Ora bisogna alzare ancora di più il livello su tutti i fronti. Se siamo arrivati fin qui è perché abbiamo le carte in regola per giocare a questi livelli. Ciò che non dobbiamo tuttavia pensare, è che questa partita sia uguale alle altre quattro disputate: sarà una partita vera, contro un avversario di grande valore, abituato a giocare su certi palcoscenici. Siamo dunque consci di giocarci molto, ma pure di avere già affrontato certe situazioni in passato».
I precedenti nei preliminari
Insomma, il Maccabi non è il Runavik, e nemmeno il Dukagjini. E il Lugano, dal canto suo, ha già dimostrato di poter reggere l’urto contro avversari di ranghi superiori. In questo senso, però, il ruolino di marcia nei preliminari europei, parla diversamente: i percorsi dei bianconeri si sono spesso incagliati proprio all’alzarsi del livello. Prima di quest’estate, nell’era Croci-Torti, i bianconeri avevano superato un doppio confronto solamente in una circostanza. Contro il Partizan Belgrado, nel Q3 di Europa League di due stagioni fa. Poi tra sconfitte onorevoli (vedi Fenerbahçe e Besiktas) e clamorosi tonfi (Celje), ci sono state solo battute d’arresto. «Io penso invece che l’unico caso in cui abbiamo davvero faticato sia stato contro l’Union Saint-Gilloise in Europa League (nel 2023, ndr.)» ribatte il Crus, dimenticando l’incrocio contro gli sloveni della scorsa stagione. «In molti altri casi abbiamo invece dimostrato di potere giocare al livello di squadre anche ben più blasonate. In tali circostanze ci è mancato poco per fare il passettino in più. Quella di stasera può essere una situazione simile a quella vissuta con il Partizan, sebbene sia convinto che i serbi non fossero al livello del Maccabi attuale. Anche noi, però, siamo più pronti rispetto ad allora».E rispetto al passato, Croci-Torti si aspetta allora più qualità. «Queste partite le decidono i giocatori veri, quelli che dalla panchina entrano e sono capaci di fare qualcosa di importante. La motivazione in questi contesti non può mancare, i ragazzi devono però essere qualitativamente all’altezza».
Nessuna nuova dimensione
In ogni caso, Croci-Torti non accetta che un’eventuale qualificazione venga letta come l’ingresso in una nuova dimensione. L’impresa è lì da cogliere e rappresenta il giusto palcoscenico a cui ritiene la sua squadra debba appartenere. «Io vedrei il passaggio del turno come un grande risultato di squadra, ma farei fatica a valutarlo come un passo più in alto rispetto a quanto abbiamo già dimostrato in passato – ribadisce –. L’unico vero step in avanti verrebbe in seguito, e sarebbe quello di dimostrare di potere gestire due competizioni sull’arco dell’intera stagione, cosa che in passato ci è mancata».
Il mercato e Grgic
Nelle idee del tecnico momò, la qualificazione non cambierebbe niente anche in ottica mercato: chi ambisce a giocare per il Lugano deve farlo indipendentemente dall’eventuale qualificazione. Un discorso che vale anche per chi veste già la casacca bianconera. Insomma, non c’è il pericolo che si concretizzi quanto paventato da Anto Grgic lo scorso mese di marzo, quando dichiarò che senza coppe europee ci sarebbe stato il pericolo di un fuggi fuggi generale. Proprio il numero 8, interpellato per capire se le sue parole fossero ancora valide oggi, preferisce sviare: «Ciò che conta è che l’Europa sia un grande obiettivo per noi. Queste partite sono quelle che tutti vogliono giocare. Siamo coscenti che il Maccabi sia una squadra forte, ma noi dobbiamo mettere il focus solamente su di noi: se lo faremo, sono convinto che otterremo un buon risultato».
Il nuovo stadio fa bene alla salute
Il Lugano arriva ad affrontare questo primo momento clou della sua stagione nelle migliori condizioni. Questo grazie anche a un’infermeria che, a differenza di quanto visto nelle ultime stagioni, è decisamente poco affollata, con il solo Gianni Alioski infortunatosi in queste prime settimane. Un dato solo frutto del caso o qualcosa in fase di preparazione è stato modificato? Per il tecnico bianconero la risposta è da ricondurre alla nuova struttura: «Finalmente abbiamo la possibilità di lavorare in un contesto di altissimo livello, e non è un dettaglio di poco conto – spiega il Crus –. Cambia tutto: dal recupero dei giocatori post-partita, alla fisioterapia, fino alla prevenzione degli infortuni. Ora abbiamo un controllo totale di quello che succede. Evidentemente era difficile farlo prima, quando gli spazi erano pochi: se oggi siamo più efficaci da questo punto di vista, è perché in queste condizioni è molto più facile lavorare bene».
Dello stesso avviso è Anto Grgic: «È proprio così, e se ne rende conto soprattutto chi, come il sottoscritto, è qua da diversi anni. È stato fatto un grande passo avanti in questo senso, ed era qualcosa di cui avevamo bisogno per crescere. Anche perché se tutti siamo sani, c’è più competizione, e avere concorrenza non può che fare bene alla squadra».