Verso l'Europa, pasticciando ma anche ballando il sirtaki

Il Lugano pasticcia, suda freddo, persino panica, ma alla fine - con la forza della disperazione - rimane padrone del suo destino. Sì, a 90 minuti dal tramonto della stagione, terzo posto ed Europa restano al loro posto, fra le mani dei bianconeri. Ma che fatica. E, appunto, che paura al Tourbillon, dove lo scontro diretto con il Sion - all’improvviso - è parso poter volgere al peggio. Ci ha pensato Antonios Papadopoulos, con una zampata allo scadere, a pareggiare i conti e a tenere i vallesani a distanza di sicurezza.
«L’importante era non perdere questa partita» rileva in merito l’allenatore del Lugano Mattia Croci-Torti. «Affrontiamo l’ultima curva della stagione di Super League senza dover dipendere da qualcuno. Siamo stanchi, non lo nego. E quindi ci aggrappiamo alle forze residue e pure all’entusiasmo di Cornaredo, al suo ballo finale, per conquistare l’obiettivo continentale».
Il modulo del Crus sotto esame
I bianconeri, suggerivamo, hanno rischiato di gettare al vento partita e campionato in Vallese. E di farlo in modo incomprensibile. «Volevamo vincere la sfida e lo abbiamo dimostrato con un primo tempo disputato con grande coraggio» sottolinea sempre il Crus. Tutto vero. In un Tourbillon vestito a festa, con oltre 14.000 spettatori inebriati dallo scenario europeo, si è visto un Lugano autoritario e noncurante dell’assenza di Steffen. Peccato che la ripresa sia stata da mani dei capelli, con due regali clamorosi all’avversario, che nel giro di otto minuti ha ribaltato il vantaggio degli ospiti. «Come contro il San Gallo, non siamo stati in grado di reagire alla rete del pareggio, venuta fuori dal nulla» conferma il tecnico momò. A combinare la frittata, al 55’, sono stati Zanotti e Mai, con il primo a mettere inutilmente in difficoltà il compagno e il tedesco - poi - in modalità Bertoldo. E a proposito del terzino italiano. Zanotti non ha perso la misura solo in occasione dell’1-1 firmato da Chouaref, ma pure nel dopo-partita, ai microfoni della RSI. «Non riuscire a chiudere le partite è il nostro limite di quest’anno. Non riusciamo a fare tanti gol e forse questo è frutto del modulo che secondo me non ci porta tanti benefici. Il 4-3-3? È l’impostazione tattica che preferisco e in cui mi trovo meglio. In stagione abbiamo cambiato a più riprese sistema e, a mio avviso, in tanti giocano fuori posizione. Questa, però, è la volontà del mister e quindi portiamo avanti la sua idea». Urca. L’ennesima, piccola grana è servita. E, no, per Zanotti non è sicuramente il miglior modo - o forse è proprio quello ricercato al fine di creare lo strappo definitivo - con cui mettere fine all’esperienza in bianconero.
Behrens e il futuro di Koutsias
A non essere tutt’ora definito, nonostante il contratto rinnovato a dicembre, è pure il futuro di Georgios Koutias. L’attaccante, a Sion, ha dato il la al sirtaki infine chiuso dal connazionale Papadopoulos. «E sono felice che su questo prezioso pareggio vi sia una doppia firma greca» osserva il 22.enne, tornato a vestire una maglia di titolare al fianco di Behrens e protagonista di una prestazione oltremodo positiva. «Il mezzo abbraccio di Kevin dopo il mio gol? È okay, anche se la situazione non può essere considerata buona. Ora si tratta di chiudere al meglio il campionato, dopodiché vedremo che cosa porterà in serbo l’estate». Ecco, appunto: quali sono i piani di Koutsias dopo un girone di ritorno incrinato dal fattaccio di Benidorm? «Ribadisco: nella mia testa e in quella della squadra, ora, c’è l’obiettivo europeo, da concretizzare domenica. Poi mi aggregherò con la Grecia U21 e in seguito farò le necessarie valutazioni anche con la mia famiglia. Sono aperto a più soluzioni. Insomma, non per forza resterò a Lugano. Si tratta infatti di capire che cosa è meglio per me e per la mia carriera».
