Nations League

Vincente anche senza l’abito da festa: e la Svizzera vede la promozione

Alla prima partita in casa dopo il Mondiale i rossocrociati si affidano al carattere e alla pazienza per ribaltare la Slovenia e fare tre su tre - Yakin punta ancora sugli stessi undici: «Non aveva senso cambiare, ma con la Macedonia qualche novità» - E intanto martedì c’è già il primo match point
©KEYSTONE/URS FLUEELER
04.10.2026 18:44

Sabato a Lucerna tutto invitava alla festa. Già l’ambiente nei pressi della stazione, dove in questi giorni bancarelle, musica, luci e giostre animano il lungolago per la tradizionale fiera d’autunno. Ma pure alla Thermoplan Arena, teatro della prima partita casalinga della Svizzera dopo il Mondiale americano. Il pubblico si è fatto sentire ancor prima del fischio d’inizio, riservando cori e applausi al ct Murat Yakin durante il giro d’onore. E poi, per tutti i novanta minuti, gli oltre 15.000 spettatori di Lucerna hanno spinto e cantato. Nei cori c’è stato spazio per tutti: per l’undici in campo, per i grandi assenti - leggasi Xhaka ed Embolo - e per chi ha appena sfilato per sempre la maglia rossocrociata, come Widmer e Fassnacht. Infine, al fischio finale, l’abbraccio a tutta la squadra, capace di centrare la terza vittoria in altrettante partite di Nations League.

Una bella reazione

Ecco, in campo i rossocrociati l’abito da festa non lo hanno indossato. La partita, del resto, non lo permetteva. Lo si sapeva già alla vigilia che la Slovenia fosse una squadra rognosa, compatta e difficile da penetrare. Lo dicevano anche i primi due risultati della sua Nations League: 0-0 con la Scozia e 2-0 contro la Macedonia del Nord, senza concedere - proprio come la Svizzera - una sola rete. Che servissero soprattutto pazienza, lavoro sporco e carattere, invece che eleganza e ricami, era dunque preventivabile. Tanto più su un terreno in pessime condizioni, che certo non favoriva chi era chiamato a fare la partita. Semmai non era previsto che i rossocrociati si ritrovassero a rincorrere dopo appena 88 secondi, puniti dalla primissima ripartenza slovena - e dal primo tiro nello specchio subito in questa Nations League - oltre che da una linea difensiva troppo alta e mal sincronizzata. «Abbiamo capito subito quale fosse il loro piano: attaccare la profondità alle spalle della nostra difesa. Lo hanno fatto bene», ha spiegato Yakin. «Nell’occasione dell’1-0 non siamo riusciti a tenere compatta la linea e loro ci hanno colti di sorpresa. È stato un campanello d’allarme, ma con tutta la partita davanti la squadra è stata brava a non perdere la testa e a reagire con carattere». La reazione è stata, in verità, favorita dal pasticcio confezionato dalla coppia Janza-Oblak appena dieci minuti più tardi. Ma il tecnico ha ragione: la sua squadra non si è scomposta. Non davanti al blocco basso sloveno, come già era successo a Glasgow contro la Scozia rimasta in dieci, e nemmeno di fronte all’aggressività degli ospiti, che intorno a metà primo tempo hanno cominciato a spezzare il gioco con una serie di falli, anche parecchio duri. Qualche intervento ha indispettito giocatori e panchina rossocrociata, che hanno alzato la voce senza però cadere nel nervosismo né perdere ordine. «Abbiamo continuato a fare il nostro gioco», ha spiegato Yakin, «siamo rimasti pazienti e abbiamo cercato l’occasione al momento giusto». Quell’occasione, la sola davvero nitida del primo tempo, è arrivata al 38’, quando Ndoye ha firmato il 2-1.

«Dovremo recuperare bene»

L’unico appunto, se vogliamo, riguarda la ripresa. A differenza di Glasgow, dove con un copione simile la Svizzera era riuscita a mettere in cassaforte il risultato, stavolta il colpo del 3-1 non è arrivato, con Celar che nel finale ha anche avuto sul piede il pallone della beffa. Dopo tre partite in otto giorni, però, un po’ di stanchezza comincia comprensibilmente a farsi sentire. Tanto più che Yakin ha fin qui confermato praticamente sempre lo stesso undici, con la sola staffetta fra Aebischer e Rieder tra Skopje e Glasgow. «Non c’era motivo di cambiare, perché nelle prime due partite la squadra aveva fatto molto bene», ha spiegato il ct. Ora, però, qualcosa dovrebbe muoversi: «Questa partita ha richiesto un consistente dispendio di energie. Dovremo recuperare bene e probabilmente martedì ci sarà qualche cambio. Anche chi è entrato dalla panchina ha fatto bene e merita una possibilità. Non cambieremo moltissimo, ma valuteremo due o tre posizioni». A chi toccherà? Perché no, a Winsley Boteli, accolto da un boato al suo ingresso al 77’. L’attaccante del Sion potrebbe far rifiatare Amdouni, meno appariscente contro la Slovenia ma comunque generoso nel lavoro per la squadra. Qualcosa potrebbe cambiare anche sulle corsie, dove Athekame è apparso meno lucido rispetto alle prime due uscite, mentre Britschgi è nuovamente entrato bene.

Per chiudere i conti subito

Si vedrà cosa sceglierà Yakin. Quello che è certo è che martedì la Svizzera tornerà a Lucerna per la quarta partita con nove punti, cinque in più di Scozia e Slovenia, e la possibilità di chiudere già i conti per il ritorno in Lega A: servirà una vittoria sulla Macedonia del Nord, accompagnata da un pareggio tra scozzesi e sloveni. Significherebbe centrare con due turni d’anticipo l’obiettivo principale fissato alla vigilia (vincere il girone), lasciando poi alla finestra di novembre la possibilità di inseguire anche la seconda ambizione («Vogliamo farlo vincendo tutte le partite»). Obiettivi alla portata, certo, ma che la Svizzera sta dimostrando di poter raggiungere con grande maturità, nonostante tutte le incognite che accompagnavano l’inizio di questa campagna. E di poterlo fare con una squadra, già ben definita.