Vincere a Vancouver per tornare e rimanerci

A Vancouver, d’improvviso, è scoppiata l’estate. Per diversi giorni le colonnine di mercurio flirteranno con i 30 gradi, surriscaldando un ambiente già rovente per i risultati positivi della nazionale di casa. A caricare ulteriormente l’atmosfera, va da sé, è Svizzera-Canada, in campo alle 21 nel terzo e ultimo match del gruppo B. Ci si gioca tanto. Da un lato il primato del girone, dall’altro una nuova iniezione di fiducia dopo i travolgenti successi scovati alla seconda curva del Mondiale americano.
Le condizioni di partenza, tuttavia, non sono le stesse per le due formazioni. I rossocrociati sono obbligati a vincere per guardare tutti dall’alto come promesso alla vigilia del torneo. La selezione della Foglia d’Acero, invece, dispone di due risultati su tre a fronte di una differenza reti migliore. Maledetto Qatar. Nonostante questa variabile, però, al BC Place dovrebbe andare in scena una partita aperta. Insomma, niente a che vedere con i blocchi difensivi bassi di Qatar e Bosnia. Il commissario tecnico dei canadesi Jesse Marsch, oltretutto, ha un mantra e non intende tradirlo: «Go full throttle». Andare a tutto gas. E il match contro la Svizzera costituisce l’ennesimo banco di prova per dimostrare come la squadra si sia identificata appieno nei principi del suo allenatore.
Avanti tutta con Manzambi?
«Sarà una partita difficile e intensa, in uno stadio che supporterà quasi esclusivamente il Canada» sottolinea al proposito Ricardo Rodriguez. Proprio come il suo esperto e affidabile difensore mancino, la Nazionale sarà dunque chiamata ad alzare il livello sotto pressione. «Anche perché questo Canada, cerca di prendere per il collo le difese avversarie» indica «Ricci». Per poi aggiungere: «La concentrazione dovrà essere molto alta, così come la qualità delle nostre giocate in impostazione».
A determinare il volto della Svizzera, se più o meno spavaldo, sarà naturalmente Murat Yakin. Il ct rossocrociato oserà, cercando di gettare subito le basi per i fondamentali 3 punti? Oppure, anche a questo giro, si giocherà un paio di assi in corso d’opera? «La formazione la decide il tecnico, non Rodriguez» taglia corto Ricardo, interpellato sul tema e sull’eventuale e dibattutissima titolarizzazione di Manzambi. E a proposito di maglie da titolare. Rodriguez rinuncia per un attimo all’arte della diplomazia. «Non lo nego, l’esclusione dall’undici di partenza nel primo test di preparazione con la Giordania mi ha sorpreso». Tradotto: quando le partite iniziano a contare, il recordman rossocrociato di presenze ai Mondiali – 14 come l’amico Granit Xhaka – vuole essere sempre in campo. E qualora occorresse un altro indizio circa l’indispensabilità di Rodriguez, beh, basta osservare quanto accaduto in occasione del fallimentare esordio alla San Francisco Bay Arena: sostituito per la prima volta in quattro edizioni della Coppa del Mondo, il terzino classe 1992 ha osservato dalla panchina – costernato come tutti – il pareggio allo scadere firmato dal Qatar. «Forse Yakin pensava che avessi già corso tanto e che mi servisse una pausa» rileva, ancora sibillino, il diretto interessato. «Succede».
La festa nazionale da guastare
Sull’importanza del primo posto nel girone, proprio in chiave atletica, il giocatore giunto a scadenza di contratto al Betis Siviglia invece non ha dubbi. «Molto meglio disporre di otto giorni per recuperare e preparare al meglio i sedicesimi di finale». Vincere al BC Place, in questo senso, significherebbe rifiatare nell’oasi rilassata di San Diego, per poi ritornare a Vancouver all’alba della fase a eliminazione diretta. Di più: anche i potenziali ottavi, rimanendo evidentemente in loco, verrebbero disputati sulla costa ovest del Canada.
La perla della British Columbia, nel frattempo, vibra. Passione ed euforia, sommate a indici di ascolti da record, scandiscono le ore attorno a Granville Street. Ci troviamo, stando a Sports Illustrated, nella migliore città ospitante dei Mondiali 2026. «E credo veramente che il Canada stia dimostrando di essere un Paese di calcio» ha dichiarato negli scorsi giorni il centrocampista Stephen Eustáquio, preconizzando quanto accaduto negli Stati Uniti grazie a USA ’94. L’obiettivo della Svizzera, tuttavia, è chiaro: guastare la festa ai padroni di casa e impedire loro di disputare i sedicesimi di finale il 2 luglio, giorno successivo alla festa nazionale.
