«Volevo fare il tifoso stipendiato della Nazionale, ma l’ASF mi ha detto no»

No, Enea Renggli non diventerà il primo tifoso professionista della nazionale svizzera di calcio. Il giovane ticinese ha inviato a gennaio una candidatura all’Associazione Svizzera di Football, chiedendo di venire assunto dall’ASF per seguire la compagine rossocrociata in qualità di supporter, in casa e in trasferta, garantendo – leggiamo dal suo curriculum vitae – «presenza costante sugli spalti, striscioni creativi e ironici, sopravvivenza a 90 minuti di tensione con birra in mano». Ebbene, negli scorsi giorni è giunta la risposta della Federazione elvetica la quale, pur riconoscendo che la proposta di Enea «ha fatto colpo e suscitato non poche risate», ha detto di no. Tra le motivazioni addotte si cita il fatto di non aver trovato un’assicurazione disposta a coprire lo strumento di lavoro più importante del ragazzo («le sue corde vocali») e l’impossibilità del tifoso a rimanere sempre obiettivo, anche nei confronti dell’arbitro, come richiede il codice di condotta dell’ASF.
«Non sono stupito, ero abbastanza certo di non ricevere una risposta positiva», racconta Renggli al Corriere del Ticino. «Se avessero accettato la mia proposta si sarebbe creato un precedente e avrebbero dovuto concedere la stessa possibilità a tanti altri tifosi che seguono la Nazionale in giro per il mondo. È anche vero che alcune bandiere da me realizzate in passato sono diventate virali sui social, venendo riportate da diversi media. Avrebbero potuto “sfruttarmi” per realizzare delle coreografie che coinvolgessero l’intero settore dei supporter rossocrociati». In ogni caso «comprendo e condivido le motivazioni della Federazione».
«Pressing» alla Federazione
Come detto, Enea ha inviato via email la sua candidatura a gennaio. In mancanza di un riscontro, il ticinese è dovuto tornare alla carica mesi dopo. «A Skopje, in occasione del debutto della Svizzera in Nations League, ho consegnato copie del mio “curriculum” (tradotte in tedesco) sia al direttore della comunicazione aziendale dell’ASF Adrian Arnold, che conosco di vista, sia ai preparatori atletici della Nazionale, ai quali ho detto: “Portate questi documenti a qualcuno che possa rispondermi”». E così, pochi giorni fa, «ho finalmente ricevuto il mio feedback».
Striscioni divenuti virali
Il progetto di Renggli di diventare un «tifoso stipendiato» non è dunque andato in porto. E questo nonostante l’innegabile esperienza del ragazzo di Cadenazzo. «Dal 2018 seguo regolarmente allo stadio le partite della Svizzera: amichevoli, Nations League e grandi tornei come Europei e Mondiali. Questa estate non sono andato in Nord America, ma semplicemente per una questione economica. Tra voli, pernottamenti negli alberghi e biglietti, avrei dovuto spendere circa 8.000 franchi». Coppa del Mondo a stelle e strisce a parte, Enea in questi anni ha sempre fatto sentire il suo supporto alla Nazionale, proponendo a più riprese striscioni e bandiere originali. Da «We are not Sweden» («Noi non siamo la Svezia») al recente «Free Xhaka», legato alle note vicende che hanno riguardato il capitano rossocrociato, non sono mancate le battute ironiche.
La prima, e tutt’oggi la più celebre, risale al 2022: il telone esposto a Wembley – in occasione di un’amichevole – mostrava la barra di ricerca di Google con la scritta «Italia Qatar 2022», e il relativo suggerimento «Forse cercavi Svizzera?». Una frecciatina alla nazionale azzurra, rimasta esclusa quell’anno dal Mondiale qatariota, a differenza della selezione elvetica, presente tra le migliori 32 compagini del globo. «Nei giorni seguenti la partita, ho ricevuto una miriade di messaggi, tanto da essere costretto a spegnere il telefono. Non ero pronto a una simile reazione e non sapevo come gestirla. La foto dello striscione ha fatto il giro del web e ho dovuto incassare anche qualche insulto proveniente da alcuni tifosi italiani», ricorda Enea. Qualche tempo dopo «mi ha contattato il Blick per realizzare un’intervista; io ho accettato, ma a condizione che comparisse solo il mio nome e non il mio cognome, per evitare di espormi ancora di più».
Passione da portare avanti
Oggi Renggli è abituato al mondo dei social e quando qualcuna delle sue «creazioni» spopola online, sa come gestire la situazione. «Ho acquisito una certa visibilità alle nostre latitudini, grazie anche a pagine Instagram come “Non parlo svizzero”, “Il ticinese medio” e “Ticino Tour”. Di solito i commenti sotto i post sono tutto sommato positivi. Certo, come ho detto, qualche insulto c’è stato, ma solitamente non commento, perché trovo stupido mettersi a litigare sui social. Inoltre, cerco sempre di creare slogan rispettosi, non provocatori e non discriminatori».
Una passione, quella di Enea, che non accenna a scemare: anche senza un salario corrispostogli dall’ASF, il ticinese continuerà a seguire la Svizzera e a proporre i suoi striscioni. «Il 16 novembre dovrei essere a San Gallo per la partita Svizzera-Scozia, valida per l’ultima giornata di Nations League, ma non sono ancora sicuro. Ho già pronta una bandiera, che ho portato a Lucerna ma non sono riuscito a mostrare a causa dell’enorme folla: ironizza sul fatto che altre Nazionali ci abbiano “portato via” alcuni giocatori». L’immagine mostra quattro pescatori. «Tre di loro – un italiano, un bosniaco e un kosovaro – prendono all’amo rispettivamente Alessandro Romano, Eman Kospo, Albian Hajdari e Leon Avdullahu. Il quarto pescatore, svizzero, dorme invece seduto comodamente. Ho anche un’altra idea in mente, ma non so se la realizzerò, perché potrebbe risultare un po’ esagerata. In ogni caso, cercherò di essere presente», conclude Renggli.
