Nazionale

Yakin chiaro sul caso Okafor: «Conto su chi non mette i propri interessi davanti alla squadra»

Winsley Boteli e Sascha Britschgi le novità nella rosa della Svizzera in vista delle quattro partite di Nations League – A tenere banco è però ancora l’addio alla Nati dell’attaccante come pure e la scelta di Alessandro Romano di vestire azzurro - E su Bislimi il ct non si nasconde: «Ho pensato di convocarlo, se si trasferisse all'estero guadagnerebbe caratura internazionale»
©Keystone/PETER KLAUNZER
17.09.2026 19:40

Ancora qualche giorno di calcio di club, poi per due settimane e mezzo l’attenzione si sposterà sulle nazionali e sulla Nations League. Per la Svizzera sarà il primo appuntamento dopo lo storico Mondiale di questa estate e la prima lista di Murat Yakin era attesa soprattutto per capire quanto il ct avrebbe cambiato rispetto all’avventura nordamericana. La risposta è arrivata: poco. Dei 25 giocatori chiamati per l’avvio della Nations League e le sfide con Macedonia del Nord (a Skopje sabato 26 settembre e a Lucerna il 6 ottobre), Scozia (Glasgow, 29 settembre) e Slovenia (Lucerna, 3 ottobre), venti facevano già parte della spedizione oltreoceano. Le novità hanno soprattutto due nomi: quelli dell’attaccante del Sion Winsley Boteli e del terzino del Parma Sascha Britschgi. Insieme a loro ecco i ritorni di Zachary Athekame (Lione), Alvyn Sanches (YB) e Adrian Bajrami (Braga). Nessuna rivoluzione, insomma, quanto piuttosto un ricambio favorito dagli spazi lasciati liberi dai ritiri di Silvan Widmer e Christian Fassnacht e dall’addio polemico di Noah Okafor.

Vecchie ruggini

Nel giorno dell’annuncio dei convocati, a tenere banco sono però stati soprattutto i temi che nelle ultime settimane hanno accompagnato la Nazionale: il caso dell’attaccante del Leeds, appunto, ma anche la scelta di Alessandro Romano di rispondere alla chiamata dell’Italia. Non stupisce allora che in conferenza stampa, esaurite le prime domande di rito sulle ambizioni in Nations League («Vogliamo vincere il girone e tornare subito nel gruppo A»), l’attenzione si sia rapidamente spostata sulle questioni più spinose. «Apprezzo quando un giocatore si esprime sulla sua prestazione e sulla squadra» ha spiegato il ct a proposito di Okafor e delle ragioni del suo addio, affidate a un post su Instagram. «Dal canto mio non ero però soddisfatto del suo rendimento difensivo. Per me conta la prestazione in campo». Il selezionatore ha quindi respinto l’accusa dell’ex numero 19 di non avere mantenuto promesse e accordi. «A marzo non ha giocato, era infortunato. Al momento delle convocazioni per i Mondiali lo abbiamo chiamato, ed era out anche lì. Quindi non so a quali promesse non mantenute si riferisca». La porta, ha ribadito Yakin, non è del tutto chiusa («Chiunque può tornare se offre prestazioni positive»). Su un punto, però, non ha arretrato: «Conto su chi è motivato e non mette i propri interessi davanti a quelli della squadra».

Romano e la replica a Behrami

Un concetto che ritorna, in un certo senso, anche parlando del caso Romano. «Lavoriamo con i calciatori che sono convinti al cento per cento di sceglierci», ha detto Yakin, ribadendo di avere fatto il possibile per trattenere il centrocampista accasatosi con l’Italia. «Abbiamo avuto un incontro onesto e trasparente, in cui gli abbiamo fatto capire quanto lo tenessimo in considerazione. Alla fine, però, ha fatto una scelta di cuore e su questo non possiamo influire». Rispedite al mittente, di riflesso, le critiche di Valon Behrami, che aveva accusato la Federazione di essersi mossa troppo tardi: «Certe affermazioni non sono costruttive quando non si ha una visione chiara al cento per cento della situazione. Muovere critiche dall’esterno, senza conoscere tutti i dettagli, è discutibile. A Romano abbiamo dato tanto spazio nelle selezioni giovanili, è stato capitano e da parte nostra credo sia stato fatto tutto il possibile».

Un Boteli in più

La linea seguita con i giovani, su tutti quelli con doppia nazionalità, è tracciata, e non cambia: «Devono prima mettersi in mostra nel proprio club». Come ha fatto per l’appunto Winsley Boteli, già dodici reti in stagione con il Sion e prescelto per la prima volta nonostante il corteggiamento della Repubblica Democratica del Congo. «Lui si è anche esposto pubblicamente sulla sua volontà di vestire rossocrociato, e a me non può che far piacere». La sua convocazione, precisa però, non è da leggere come l’intenzione di blindarlo dalle mire altrui, e neppure quella di Alvyn Sanches, finora sceso in campo con i rossocrociati solamente in amichevole. I due avranno pure qualche chance in più nel reparto offensivo nella prima settimana, che vedrà Embolo rimanere ad Atlanta (in accordo con l’ASF, dato che avrebbe saltato la prima partita per squalifica dopo il rosso rimediato al Mondiale) e un Manzambi sì rientrato dall’infortunio, ma non ancora al 100%.

Bislimi e il monito al mercato

Boteli e Sanches, insieme al portiere giallonero Marvin Keller, sono peraltro gli unici tre convocati provenienti dalla Super League. Sion e YB, terza e quarta forza del campionato. Nessuna chiamata, invece, in chiave Lugano capolista e dominatore di questo avvio di stagione. Dobbiamo sorprenderci? Forse no. Ma vedere Uran Bislimi fra i 25 non sarebbe stata un’eresia. Il basilese è rimasto fuori - figura sulla lista di picchetto - ma non è lontano dai pensieri di Yakin. «Lo conosco molto bene e lo stimo enormemente. Ha qualità straordinarie, è intelligente e molto duttile». Il ct ha ammesso che una sua convocazione è stata presa seriamente in considerazione, prima di fare i conti con l’abbondanza nel reparto («In mezzo siamo molto ben coperti e in questo momento c’è poco spazio»). Poi, però, ha lanciato un messaggio che all’AIL Arena non passerà inosservato: «In un certo senso speravo che si trasferisse all’estero. Per i giocatori vicini alla Nazionale è fondamentale accumulare partite, ritmo e intensità internazionali». L’autunno di Conference League per il Lugano è alle porte, e i ritmi europei, anche se solo per qualche partita, passeranno allora anche dalle parti di Cornaredo. Forse basterà a far cambiare idea a Muri.

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