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Caschi male, ma con «dignità»: Heraskevych squalificato per l'omaggio agli ucraini morti

Lo skeletonista rinuncia ai sogni di gloria olimpici respingendo la richiesta del CIO di sostituire la protezione per la testa raffigurante gli atleti morti durante l'invasione russa - Zelensky: «Lo sport non significa indifferenza»
© Aijaz Rahi
Michele Montanari
12.02.2026 14:12

Alla fine lo skeletonista Vladislav Heraskevych ha fatto la sua scelta: i sogni di gloria olimpici passano in secondo piano rispetto ai compagni morti durante l’invasione russa ai danni dell’Ucraina. Il Comitato olimpico internazionale (CIO) ha infatti deciso di squalificare l’atleta.

Negli scorsi giorni, era scoppiata una polemica per l’utilizzo in allenamento di un casco tappezzato dalle foto degli atleti della ex Repubblica sovietica rimasti uccisi durante il conflitto. Dopo le lamentele dell’ucraino, il CIO martedì aveva offerto a Heraskevych la possibilità di indossare una fascia nera al braccio al posto della particolare protezione per la testa. Una proposta rispedita al mittente, convinto, con la sua scelta, di non aver svenduto la dignità.

Di fatto, il CIO non ha consentito all’atleta ucraino di partecipare alle gare «per essersi rifiutato di accettare le regole in materia di libertà di espressione degli atleti. Questa mattina, al suo arrivo sul luogo della gara, Heraskevych ha incontrato la presidente del CIO Kirsty Coventry, che gli ha spiegato un'ultima volta la posizione del CIO. Come nei precedenti incontri, si è rifiutato di cambiare la sua posizione», si legge in una nota diffusa dall’organizzazione, la quale evidenzia come «la decisione sia stata presa dalla giuria della Federazione internazionale di bob e skeleton (IBSF), in quanto il casco non era conforme al regolamento».

Il CIO ha quindi aggiunto di aver «deciso, con rammarico, di revocargli l'accreditamento per i Giochi Olimpici del 2026. Nonostante numerosi scambi e discussioni personali con il signor Heraskevych (...), questi non è stato disposto a scendere a compromessi».

Negli scorsi giorni il Comitato olimpico nazionale ucraino aveva insistito sul fatto che le immagini raffigurate sul casco non rappresentassero un messaggio politico, affermando che «il casco è stato creato per onorare gli atleti ucraini caduti difendendo l'Ucraina o vittime della guerra su vasta scala della Russia contro l'Ucraina. Il Comitato olimpico nazionale ucraino dichiara che il casco è pienamente conforme ai requisiti di sicurezza e alle regole del CIO, non contiene pubblicità, slogan politici o elementi discriminatori e ha confermato di aver rispettato le norme stabilite durante gli allenamenti ufficiali».

L’utilizzo della speciale protezione per la testa, secondo il CIO, violerebbe la regola 50.2 della Carta Olimpica, la quale vieta «qualsiasi forma di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale nei siti, nelle sedi e in altre aree olimpiche», in modo da garantire la neutralità dei Giochi, incentrati esclusivamente sulle performance sportive e l'unità internazionale. Il Comitato, inoltre, ha sottolineato come in questo momento nel mondo ci siano 130 conflitti e sarebbe impossibile rappresentarli tutti alle Olimpiadi. Heraskevych, in una intervista a Repubblica, ha però contestato tale visione affermando che «nessun conflitto è paragonabile al numero di vittime e alla distruzione che hanno sofferto gli ucraini». 

Quest'oggi, l'atleta ha quindi commentato: «Questo è il prezzo della nostra dignità», pubblicando una foto su X in cui lo si vede indossare il casco. Come portabandiera della delegazione ucraina alla cerimonia di apertura, i suoi connazionali vedevano in Heraskevych una speranza di conquistare una medaglia olimpica, dato che ai Campionati del Mondo del 2025 si era classificato quarto.

«Credo fermamente che questa sia un'interpretazione errata del regolamento del Comitato olimpico internazionale; è completamente sbagliato prendere questa decisione oggi», ha detto Heraskevych ai giornalisti a margine delle gare di skeleton.

«Atleti in situazioni pressoché identiche sono stati trattati in modo diverso e non sono stati penalizzati. Ad esempio, durante le gare di snowboard, un atleta ha esposto una bandiera russa. Secondo i regolamenti del CIO, la bandiera russa è vietata, ma questo atleta non è stato penalizzato», ha poi aggiunto. Lo skeletonista si rivolgerà al Tribunale internazionale dello sport (TAS) per far valere le sue ragioni.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che già aveva elogiato la scelta dell’atleta, quest’oggi ha scritto su Telegram: «Lo sport non significa indifferenza e il movimento olimpico dovrebbe contribuire a fermare le guerre non assecondare l'aggressore. Purtroppo la decisione del Comitato olimpico internazionale di squalificare lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych parla di altro. Questo non è certo in linea con i principi base delle Olimpiadi che si basano sulla giustizia e sul sostegno alla pace».

La squalifica Heraskevych dalle Olimpiadi invernali, secondo il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga rimarrà nella storia come un «momento di vergogna» per il Comitato olimpico internazionale. Il politico ha sentenziato su X: «Il CIO non ha squalificato l'atleta ucraino, ma la propria reputazione. Le generazioni future ricorderanno questo episodio come un momento di vergogna». Il ministro ucraino per la Gioventù e lo Sport, Matvii Bidnyi, ha invece commentato: «Correggeremo questo errore per vie legali. Vladislav, hai agito con dignità. Questa storia continuerà sicuramente. Siamo al tuo fianco». La decisione del CIO, inevitabilmente, ha sollevato nuove polemiche.