Dal dominio all’anonimato: la deludente parabola dell’YB

32 anni di silenzio quasi assordante. Poi, una volta ripreso lo scettro, lo Young Boys è tornato a fare la voce grossa all’interno dei confini nazionali. La Super League – vinta sei volte in occasione degli ultimi otto campionati – è diventato il terreno di caccia dei bernesi. Soltanto Basilea e Zurigo (l’anno scorso e, rispettivamente, nella stagione 2021/22) sono riusciti a spezzare l’egemonia dei gialloneri. Quest’anno, tuttavia, non soltanto a trionfare dovrebbero essere i cugini (poveri) del Thun, ma la squadra più blasonata del Canton Berna è destinata a concludere la stagione in maniera totalmente anonima. Un qualcosa a cui non siamo più abituati da tempo immemore.
Giù dal podio
La classifica dell’YB, infatti, è sostanzialmente la stessa da cinque mesi a questa parte: i bernesi sono ancorati al sesto posto e, per come si sono messe le cose, difficilmente riusciranno a scalare qualche gradino della graduatoria. E non è, questo, un dato da poco. Tanto per intenderci, i gialloneri negli ultimi 13 anni hanno sempre concluso sul podio, garantendosi un biglietto per una competizione continentale che a oggi pare invece un mezzo miraggio. I risultati più recenti ci raccontano, in questo senso, di uno Young Boys incapace di trovare un singolo successo negli ultimi quattro turni. Insomma, aspettarsi un’inversione di tendenza proprio sul finale, dopo le deludenti prestazioni inscenate sull’arco dell’intera stagione, è – perlomeno sul piano logico – inverosimile.
Lo squadrone bernese – o presunto tale, a questo punto – ha vissuto, come dicevamo, un’annata tremendamente complicata. A cominciare dalla sorprendente eliminazione in Coppa Svizzera, patita già al secondo turno e per mano dell’Aarau, una compagine insidiosa – è vero – ma pur sempre facente parte della categoria cadetta del calcio rossocrociato. Le crepe, anche in Super League, sono apparse evidenti fin da subito: lo Young Boys non è mai riuscito a trovare una continuità di rendimento, inanellando una serie di almeno due vittorie consecutive in appena tre occasioni. A cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, addirittura, ha incassato quattro k.o. filati. Roba da non credere, considerando la caratura del club in questione.
Il logorio europeo
A complicare (maledettamente) le cose, poi, è stata la campagna europea. Nella fattispecie, i gialloneri si sono guadagnati il diritto di disputare la fase a campionato di Europa League. Un onere, e onore, che come spesso accade si è tramutato in un boomerang. Lo sa bene anche Mattia Croci-Torti, che conosce alla perfezione determinate situazioni che si vengono a creare quando si è tenuti a giocare spesso in settimana, soprattutto il giovedì, ossia in prossimità dei turni di campionato. «Le attuali difficoltà dello Young Boys non mi sorprendono particolarmente, proprio perché so benissimo cosa significa giocare in Europa» – ha commentato il tecnico bianconero. «C’è una grande differenza, in termini di livello, rispetto alla Super League. Credo che l’YB – al pari dello stesso Basilea – abbia perso tanti punti proprio perché coinvolto sul palcoscenico continentale. Alla fine – ha suggerito il Crus - basta dare un’occhiata agli staff tecnici delle compagini svizzere che hanno intrapreso un percorso europeo». Già, poiché tutte le società svizzere coinvolte (Lugano a parte) hanno cambiato allenatore: il Servette ha dato il benservito a Thomas Häberli già in agosto, mentre successivamente sono stati sollevati dal proprio incarico anche i tecnici di Basilea (Ludovic Magnin), Losanna (Peter Zeidler) e, giustappunto, lo stesso Young Boys.
Giorgio Contini – che aveva assunto le redini della squadra bernese nel dicembre del 2024 – è rimasto in carica fino all’ottobre dell’anno seguente. Al suo posto, quindi, è stato assunto Gerardo Seoane. Un ritorno di peso, considerando quanto conseguito nella prima esperienza con l’YB, coincisa con il periodo più vincente del club, quantomeno nella storia recente. Era stato proprio l’addio dello stesso Seoane – nel giugno del 2021, al termine di un ciclo triennale – a innescare un viavai di allenatori in casa Young Boys. Prima di Contini – e nello spazio di pochi anni – si erano succeduti: David Wagner, Matteo Vanetta (a interim), Raphael Wicky, Joel Magnin (a interim e per ben due volte) e Patrick Rahmen. In un amen, sembra essere svanita quella stabilità che invece fungeva da arma imprescindibile negli anni d’oro.
Mercato meno produttivo
La costante, a Berna, continua a essere la figura dirigenziale rappresentata da Christoph Spycher, il grande architetto degli innumerevoli successi degli ultimi anni. Il direttore tecnico al suo fianco, però, non è più Steve von Bergen, bensì Mathieu Beda, in carica dal marzo del 2025. In sede di mercato, i gialloneri si sono dimostrati assai abili nell’ultimo decennio, mentre di recente qualche colpo non è andato a buon fine. E di mezzo, va detto, ci si è messa pure la sfortuna. Tra gli acquisti più cari – nell’ottica della corrente stagione – c’era infatti Ryan Andrews, preso per sostituire una pedina importante, ovvero Zachary Athekame (partito in direzione Milano, sponda rossonera). Ebbene, il terzino destro inglese ha purtroppo subìto la rottura del legamento crociato destro. Lo stesso infortunio, tra l’altro, patito da Alvyn Sanches (altro acquisto oneroso) prima del suo trasferimento in giallonero. L’inizio della sua avventura nella capitale, inevitabilmente, è stato contraddistinto dai postumi di questo problema fisico, ma ora il talento dell’ex Losanna – già convocato in Nazionale – è tornato a splendere.
Totalmente deludente, per ora, è invece stato l’innesto di Samuel Essende, su cui l’YB ha investito ingenti somme in occasione dell’ultima finestra di mercato. Il risultato? 9 presenze e 0 gol. Problemi offensivi, invero, la squadra di Seoane non ne ha. Seppur in rete siano andati appena 12 elementi della rosa bernese – nessun’altra squadra si affida a così pochi marcatori – la classifica dei capocannonieri è pur sempre guidata da Chris Bedia e Christian Fassnacht. I problemi dello Young Boys, infatti, riguardano prettamente la fase difensiva. Il dato dei gol incassati - 62, di più ne hanno concessi solamente le ultime tre della classe: Zurigo, Grasshopper e Winterthur – è allarmante. Domani, a Cornaredo, il Lugano dovrà approfittarne.
