Donald Trump e il «soccer», un amore mai sbocciato

La festa per il titolo MLS dell’Inter Miami trasformata in un briefing di guerra. È quanto è accaduto a Messi e compagni, in visita dal presidente americano. Il padrone di casa, Donald Trump, ha sfruttato l’incontro per fare il punto sull’operazione militare in Iran: dati su missili e velivoli, oltre a un invito di resa ai pasdaran. I giocatori sono rimasti ad ascoltare in silenzio, alcuni con un’aria comprensibilmente disorientata. Il tycoon ha poi esteso il discorso a Cuba, pronosticando il tracollo dell’isola, e ha trovato anche modo di tornare sulle elezioni del 2020, che continua a definire «rubate».
Solamente dopo il lungo monologo geopolitico si è arrivati al motivo ufficiale dell’incontro, comunque contraddistinto da imbarazzanti momenti di silenzio e sguardi attoniti. In particolare, quando Trump si è rivolto direttamente alla stella argentina: «Meglio Messi o Pelé? Meglio Messi, ma anche Pelé era forte».
Non è la prima volta
In molti ricorderanno l’imbarazzante visita della Juventus alla Casa Bianca in occasione del mondiale per club dello scorso giugno. «La visita a Trump? Per me è stata una sorpresa. Ci hanno detto che dovevamo andare e non ho avuto altra scelta», aveva detto Timothy Weah, ex giocatore statunitense della Juventus. Una delegazione della Vecchia Signora, per l’occasione, aveva presenziato per un normale e apparentemente innocuo saluto al Presidente americano. Ben presto, però, la visita si era trasformata in un momento di grande imbarazzo. Già, perché poco dopo l'ingresso dei bianconeri, dirigenti e John Elkann compresi, è iniziato un incontro con la stampa, durante il quale sono state fatte domande di politica estera. «È stato un po' strano. Quando ha iniziato a parlare di politica e dell'Iran, è stato tipo: 'Ehi, io voglio solo giocare a calcio, amico» ha commentato Weah.
Manca sempre meno
Alla gara d’esordio, Messico-Sudafrica l’11 giugno, mancano ormai meno cento giorni, eppure i Mondiali appaiono esposti a moltissime incognite. Prima la morte del boss del narcotraffico El Mencho, che ha scatenato rivolte in diverse aree del Messico; poi la escalation in Medio Oriente dopo l’attacco congiunto israelo-statunitense contro l’Iran. In uno scenario di questo tipo, immaginare di mettere in sicurezza tutte le partite previste dal torneo appare estremamente complicato. Inoltre, la presenza dell’Iran resta tutt’altro che certa: per ora la nazionale ha soltanto ventilato la possibilità di rinunciare alla Coppa del Mondo. Staremo a vedere.
