Ciclismo

L’anno della mobilitazione

Nel 1939 Giro della Svizzera e campionato di calcio non si disputarono
Enrico Lafranchi
12.06.2024 06:31

Oggi facciamo un gran balzo indietro. Nel 1939 la mobilitazione aveva bloccato totalmente l’attività sportiva. Nei mesi estivi l’attenzione degli sportivi era concentrata sul ciclismo. In agosto (5-12) si disputava il settimo Giro della Svizzera con la tappa ticinese Lucerna-Lugano. Vinceva il belga Josef Somers davanti a Leo Amberg e Paolo Egli, vincitore finale Roberto Zimmermann. C’erano anche tre ticinesi al via, Bruno Besana, Ettore Maestranzi (entrambi con due presenze all’attivo) e Rodolfo Soldati (per tre volte allineatosi ai nastri di partenza). Per la guerra la nostra massima corsa a tappe non si corse nel 1940-43-44-45. Furono però organizzati dei “Giri” ridotti: di tre tappe nel 41 con vittoria di Josef Wagner, di cinque nel 42 con arrivo di tappa vittorioso di Kübler a Bellinzona (e di quell’edizione). A guerra finita (1946) si tornò a gareggiare normalmente. I ticinesi con più presenze al TdS (una decina) sono stati Emilio Croci-Torti e Attilio Moresi. Allo stabiese, Vico Rigassi ‘voce’ inconfondibile di Radio Monteceneri, aveva affibbiato affettuosamente il ‘nomignolo’ fenicottero. Milio aveva corso il primo Giro nel 1946, vinto da Gino Bartali, in compagnia di Pietro Tarchini, l’ultimo nel 1956, vinto da Rolf Graf.

Del valcollese una decina di anni fa avevamo raccolto la testimonianza di Giuseppe Fezzardi, 1939, maglia d’oro nel 1963, davanti a Rolf Maurer e allo stesso Tilo. Il varesino, che ha vinto anche un Giro del Ticino (1966), aveva praticamente inaugurato la lunga serie di successi italiani che negli anni Sessanta aveva visto trionfare Franco Bitossi (1965), Ambrogio Portalupi (1966), Gianni Motta (1967), Vittorio Adorni (1969), Roberto Poggiali (1970).

Ho un bellissimo ricordo del Giro della Svizzera, quel ‘vittorione’ me lo porto ancora dentro, quando tocco quella maglia mi viene il batticuore! Con Attilio siamo rimasti a lungo amici, mi sentivo anch’io quasi uno svizzero…”.

Intanto al Giro 2024 come nella seconda tappa che aveva fatto sua il 32enne francese Bryan Coquard (nella foto Keystone), la terza con arrivo a Rüschlikon, passando da Adliswil, città dell’<aquila Ferdy>, ha registrato un arrivo in volata. Di nuovo nessun svizzero nei primi dieci. Mentre nella seconda si era registrata la vittoria del trentaduenne francese Bryan Coquard, ieri a vincere allo sprint è stato il ventunenne belga Thibau Nys. Oggi mercoledì avremo l’attesissimo e spettacolare arrivo sul San Gottardo con Alberto Bettiol in giallo.

Non tralasceremo di accennare, sempre nel periodo della mobilitazione, al gioco più bello del mondo… Anche il nostro campionato di calcio era stato sospeso. La Svizzera aveva tuttavia mantenuto contatti con il calcio della vicina Penisola. Il 12 novembre 1939 a Zurigo, la Svizzera si impose 3-1 (reti di Monnard e Aeby per i rossocrociati, Puricelli per gli azzurri), il 3 marzo del 1940 a Torino finì in parità,1-1 (Bickel, Corbelli). La Svizzera fu poi la prima a riallacciare, dopo la Seconda guerra mondiale, le relazioni sportive con l’Italia. Si giocò di nuovo, l’11 novembre 1945, a Zurigo alla presenza del generale Guisan. Rossocrociati in campo con Ballabio, Steffen, Andreoli, Amadò, nelle fila italiane c’erano Sentimenti IV, Maroso, Piola, Mazzola.

Le cronache di allora evidenziavano che “tanti sportivi italiani riuscirono a trovare asilo nel nostro Paese, particolarmente nel cantone Ticino, a Tenero.

Nella stagione 1940/41 il FC Lugano vinse per la seconda volta il campionato di DNA, disputato senza relegazione. L’attività calcistica, tuttavia, fu sensibilmente ridotta anche perché buona parte dei campi da gioco fu sacrificata al così detto “Piano Wahlen” (trasformazione di terreni a fine di produzione agricola). Al sud delle alpi nel 1939/40 si era disputato un campionato – detto della mobilitazione – con la partecipazione di Lugano, Bellinzona, Locarno e Chiasso. Campionato previsto in tre turni ma rimasto orfano dell’ultimo per il clima di guerra.