Lugano e Como, affinità e divergenze

Como e Lugano sono divise da una frontiera e da una manciata di chilometri. Eppure hanno caratteristiche comuni: per esempio, si parla il dialetto lombardo-ticinese in entrambe le città, con le ovvie sfumature. Entrambe si affacciano su un lago, al quale hanno dato il nome; e tutte e due hanno una squadra di calcio nella massima serie, con proprietà estere, decise a valorizzarle. In riva al Lario si guarda con interesse a ciò che succede poco più a nord: in particolare, viene seguita con attenzione la costruzione del nuovo stadio, e il percorso seguito per arrivarci. Il tema, per dire, è stato oggetto anche di servizi televisivi, e non solo di articoli di giornale. Si loda l'efficienza elvetica, e anche il passaggio referendario è stato visto come un coinvolgimento diretto della comunità. Il focus ora è concentrato sulla capacità, a Lugano, di gestire la fase intermedia, con l'impianto provvisorio a Cornaredo, che sta consentendo la continuazione dell'attività agonistica, pur con tutti i limiti del caso (le partite europee casalinghe giocate in Svizzera interna, come sappiamo). Parli con i comaschi, tifosi e addetti ai lavori, allo stadio, e il discorso finisce sempre lì: un nuovo impianto. Il Sinigaglia gode di una posizione invidiabile, certo: ma quello per esempio dei parcheggi è un problema caldissimo, al netto di tutte le altre problematiche legate alla vetustà di quello che, nel secolo scorso, era anche un velodromo, teatro di tanti arrivi del Giro di Lombardia ciclistico. Inoltre, ci si domanda dove costruirlo e, qualora si scegliesse di farlo rimanere nell'area attuale, come gestire la fase transitoria. I soldi ci sono, a quanto sembra: ora, però, servono spazi. C'è chi pensa a una soluzione modello Bergamo, che ha integrato il nuovo Gewiss Stadium con le vestigia del vecchio Brumana, e chi vede la nuova arena lontana dal centro, ma in una località decisamente meno suggestiva. A Como, però, sono molto più avanti per quanto riguarda la valorizzazione del marchio: e qua, probabilmente, a differenza del dossier stadio, sono Martin Blaser e il suo team a prendere appunti. La comunicazione del club di oltre confine ha fatto un salto di qualità non indifferente: sui social ufficiali c'è una costante ricerca di storie di tifosi stranieri che, dal resto d'Europa e non solo, arrivano in riva al Lario per sedersi sugli spalti del vecchio Sinigaglia. Le foto dello stadio gremito, con sullo sfondo Brunate o la torre del Baradello fanno così il giro del mondo, e l'incontro di Serie A dei lariani diventa una meta turistica al pari della villa del Balbianello, Bellagio o villa Carlotta. Quasi a ogni partita c'è la presenza di attori o vip (sabato è stato il turno di Hugh Grant), e la presenza negli staff giovanili di ex giocatori come Raphaël Xavier Varane, che si è appena ritirato dal calcio giocato, attirano tanti ragazzi della zona nell'Academy, creando i presupposti per far nascere nuovi talenti. Intendiamoci: anche per il Como c'è la concorrenza di San Siro, Bergamo e Monza. Però è un fatto che il progetto di lavorare per creare un prodotto che si possa vendere anche all'estero sta funzionando qua meglio forse che a Milano dove, bene o male, i tifosi sono per la stragrande maggioranza italiani. Il brand Como sta diventando un prodotto internazionale: te ne rendi conto girando per la città e i dintorni, non solo allo stadio. La proprietà indonesiana è alla costante ricerca di contatto con la comunità locale: per il giorno 26, al teatro sociale, è prevista un'esibizione dell'orchestra di Jakarta, che suonerà melodie indonesiane. Insomma, qua si corre sotto l'aspetto promozionale. Va detto, a questo punto, che Lugano e il Ticino hanno poco da invidiare al Lario e dintorni. Certo, dal punto di vista calcistico la Serie A e la nostra Super League non sono la stessa cosa. Ma, senza dubbio, le due realtà hanno entrambe qualcosa da imparare l'una all'altra: si tratta di prendere la parte migliore.
(Foto Keystone)