Entusiasmo e sguardi al futuro

Cortina, House of Switzerland, 9 del mattino. Quando Ralph Stöckli prende la parola, la finale femminile del curling, la 50 km femminile di sci di fondo e la manche conclusiva del bob a 4, non sono ancora iniziate. L’argento di Silvana Tirinzoni e compagne, il bronzo di Nadja Kälin e quello dell’equipaggio di Michael Vogt, però, non hanno fatto altro che ribadire il concetto espresso: «Abbiamo vissuto dei Giochi entusiasmanti e di successo», afferma Stöckli. La Svizzera ha conquistato 23 medaglie (6 ori, 9 argenti, 8 bronzi), migliore prestazione di sempre per la nostra spedizione alle Olimpiadi invernali. Il precedente primato di 15, condiviso da Calgary 1988, Pyeongchang 2018 e Pechino 2022, è stato spazzato via. Durante i 17 giorni di gara, sono inoltre arrivati 33 diplomi, assegnati a chi chiude tra i migliori otto. «Alla vigilia della rassegna, abbiamo scelto di non fissare un obiettivo specifico in termini di medaglie e abbiamo basato la nostra valutazione sulle 15 vinte nelle ultime due edizioni. Aver avuto così tanto successo è meraviglioso».
Non solo Franjo
A Stöckli non sfugge l’impatto della squadra maschile di sci alpino. Franjo von Allmen è stato il grande mattatore con tre ori, Loïc Meillard ha ottenuto oro, argento e bronzo, e Marco Odermatt ha lasciato Bormio con due argenti e un bronzo. Allo stesso tempo, il capo missione sottolinea che otto sport e cinque federazioni hanno contribuito a questo risultato eccezionale, evidenziando la diversità dello sport elvetico. «Anche la nazionale femminile di hockey ha fatto la storia vincendo la medaglia di bronzo. Le giocatrici hanno reagito con carattere dopo un inizio difficile, segnato dalla rinuncia forzata alla cerimonia di apertura per un caso di norovirus». La stella della squadra, Alina Müller, è stata scelta come portabandiera per la cerimonia di chiusura, questa sera all’arena di Verona. «Ogni medaglia ha scritto la sua storia», aggiunge Stöckli. «Atlete e atleti – anche chi non è salito sul podio – hanno offerto un’immagine positiva e potente dello sport svizzero, dentro e fuori i campi di gara, nei successi ma anche nelle delusioni».
Modelli innovativi
Nonostante un solido bilancio, il capo missione ritiene che lo sport svizzero abbia ancora del potenziale inespresso: «In particolare nelle discipline invernali, gli ostacoli sono spesso molto grandi per i giovani atleti. Tra questi rientrano le infrastrutture, l’accesso alle stesse, i costi elevati e la dipendenza dal volontariato. Per continuare a celebrare i successi in futuro, dobbiamo garantire, in collaborazione con le federazioni, la Confederazione, i Cantoni e i club, opportunità accessibili e modelli di promozione innovativi». Un concetto – spiega Stöckli – che andrebbe a integrare programmi e iniziative promozionali già esistenti e validi, come Gioventù+Sport, Sport d’Elite e Esercito, e la Fondazione Aiuto Sport Svizzero. «Il percorso verso lo sport d’alto livello è difficile e pieno di sfide. In collaborazione con le federazioni, dobbiamo garantire che i giovani atleti pronti a intraprendere questa strada ricevano il supporto necessario durante le fasi cruciali della carriera», ribadisce il capo missione.
Festa sì, ma non ovunque
Stöckli, bronzo nel curling a Vancouver 2010, promuove anche l’organizzazione: «I nostri atleti hanno beneficiato di condizioni eccellenti nei siti di gara e abbiamo assistito a eventi equi ed emozionanti, degni dei Giochi. Da questo punto di vista, le mie aspettative sono state superate». Il capo missione prende atto delle critiche secondo cui la decentralizzazione dell’evento avrebbe impedito di creare ovunque la stessa atmosfera olimpica. «Questo è stato chiaramente il caso di Bormio e, dal punto di vista degli atleti, me ne dispiace. Prendiamo sul serio queste critiche». Il responsabile della delegazione elvetica, che ha assistito alle gare in tutte le località, ha però ridimensionato il problema, sottolineando l’atmosfera festosa che ha prevalso in diverse sedi di gara. Secondo Swiss Olympic, il CIO e il comitato organizzatore dei prossimi Giochi invernali dovranno però riconsiderare la cerimonia di premiazione in una piazza centrale, la sera, dopo la gara. «Abbiamo già informato il CIO e chiederemo la reintroduzione della Medal Plaza per i Giochi del 2030 in Francia», spiega Stöckli. «Siamo convinti che sia nel migliore interesse degli atleti e permetterà loro di vivere i Giochi in modo ancora più intenso».
Nuovi spunti
Come la presidente di Swiss Olympic Ruth Metzler-Arnold e il direttore Roger Schnegg, anche Stöckli trae importanti insegnamenti da Milano Cortina 2026, che saranno presi in considerazione nella candidatura per i Giochi olimpici e paralimpici invernali in Svizzera nel 2038. Si prevede che l’evento si svolga in diverse sedi, in strutture già esistenti. «Possiamo adottare alcuni approcci di Milano Cortina 2026. Ma ripenseremo e affronteremo alcuni aspetti in modo diverso», conclude Stöckli.
