L'approfondimento

Gli ermellini Milo e Tina, Milano-Cortina 2026 e il senso delle mascotte

Dall'etimologia del termine all'introduzione di animali e peluche per accompagnare le Olimpiadi: ecco che cosa c'è da sapere su questi atleti non atleti
©Ben Curtis
Marcello Pelizzari
10.02.2026 15:45

Nel 1984, a Los Angeles, la mascotte delle Olimpiadi estive era un'aquila. Un simbolo degli Stati Uniti, a maggior ragione durante la Guerra Fredda. Quattro anni prima, a Mosca, l'Unione Sovietica scelse un orso. Animale altrettanto simbolico. Come il panda per i Giochi invernali di Pechino 2022. A questo giro, per Milano-Cortina 2026 è stato scelto un ermellino. Anzi, una coppia di ermellini. 

Di che animale stiamo parlando?

L'ermellino è un parente della donnola, dotato di denti aguzzi. Il suo mantello cambia radicalmente dal marrone, in estate, al bianco in inverno. Diffuso in tutta Europa, Asia e Nord America, l'ermellino può raggiungere una lunghezza compresa tra i 15 cm e i 30 cm. La sua pelliccia è stata molto ricercata, come scrive Wikipedia, per l'industria della pellicceria, scatenando una vera e propria caccia, che ha causato una grande riduzione della popolazione.

Perché un ermellino?

Le mascotte ufficiali di Milano-Cortina 2026, leggiamo sul sito ufficiale, sono gli ermellini Milo e Tina. La mascotte dal manto chiaro, Tina, rappresenta i Giochi di Milano-Cortina 2026, mentre suo fratello minore Milo, con il pelo più scuro, è il volto delle Paralimpiadi. I loro nomi richiamano due delle città protagoniste dei Giochi: Milo da Milano, Tina per Cortina d'Ampezzo. In quanto rappresentante delle Paralimpiadi, a Milo manca una zampa e usa la coda per camminare.

Tina e Milo, leggiamo, incarnano lo spirito italiano che li ispira: «Naturalmente curiosi, amano lo sport e la vita all’aria aperta, ma anche divertirsi». E ancora: «Rappresentano l’energia contemporanea, vibrante e dinamica del nostro Paese». «Tina è appassionata di arte e musica e crede nel potere della bellezza» affermano gli organizzatori dei Giochi . «La natura è la sua casa e, anche se ora vive in città, fa tutto il possibile per proteggerla e mantenerla incontaminata».

La scelta degli ermellini è avvenuta, via sondaggio, al termine di un processo che ha visto la partecipazione di oltre 1.600 progetti provenienti dalle scuole primarie e secondarie inferiori di tutta l’Italia. Gli organizzatori, in ogni caso, hanno anche nominato alcune mascotte di secondo livello: sei bucaneve, noti collettivamente come i Flo, che hanno la fama di essere dei piantagrane. Ma in un modo adorabile e simpatico, viene da pensare.

Quando è nato il concetto di mascotte?

La domanda è stata posta anche dai giornalisti del New York Times. Ai Giochi estivi di Los Angeles, nel 1932, c'era il cane Smoky. Si trattava, tuttavia, di un cane vero e proprio, di colore nero. Detto di questo precedente, il primo tentativo (non ufficiale) di mascotte risale al 1968, a Grenoble, con Shuss. Nel 1972, invece, Waldi, un bassotto variopinto che accompagnava le Olimpiadi estive di Monaco, fu la prima mascotte inserita nel programma ufficiale di marketing e design della kermesse a cinque cerchi. Fra le tante mascotte famose citiamo Amik il castoro (Montréal 1976), Hodori la tigre (Seul 1988) e Miraitowa il robot (Tokyo 2021).

L'ermellino, a occhio, può sembrare la mascotte più strana di sempre. Ma, secondo il New York Times, «peggio» ha fatto Parigi, nel 2024, presentanto un cappello, o meglio un berretto frigio, elemento associato alla Rivoluzione francese. A proposito di «oggetti», l'ultima volta che i Giochi si sono svolti in Italia, a Torino nel 2006, le mascotte erano una palla di neve di nome... Neve e un cubetto di ghiaccio di nome Gliz.

Il quotidiano americano, per contro, ricorda che la mascotte più famosa è anche, verosimilmente, la più odiata: Izzy, simbolo delle Olimpiadi di Atlanta del 1996, una faccia blu con braccia e gambe sporgenti e fulmini al posto delle sopracciglia. Fu oggetto di scherno fin dal giorno in cui fu annunciata. Il telecronista sportivo Bob Costas la definì «un esperimento genetico andato orribilmente, orribilmente storto». Al contrario, un ermellino che pattina, scia e sorride, ribadisce il New York Times, sembra del tutto normale.

Il senso di una mascotte

Le mascotte, concludendo, servono a tre scopi principali: umanizzare i Giochi, rendendoli un evento più accessibile e amichevole, specialmente per i bambini; creare identità culturale, trasmettendo i valori e le tradizioni del Paese ospitante; spingere le vendite, dato che sono il cuore del marketing e del merchandising olimpico.

Il termine, mascotte, ha un'origine curiosa e relativamente recente. Il vocabolo deriva dal provenzale (occitano) mascotto, che significa «sortilegio», «incantesimo» o «piccola strega». A sua volta, questa parola proviene da masco, che significa strega. In origine, quindi, una «mascotte» era un oggetto o una creatura dotata di poteri magici. Il termine entrò nel francese comune con il significato di «portafortuna». Inizialmente, veniva usato soprattutto dai giocatori d'azzardo e dai marinai per indicare un amoggetto o una persona che garantiva il successo o la protezione. La parola divenne di uso internazionale grazie all'opera comica La Mascotte del compositore francese Edmond Audran. La trama ruotava attorno a una contadina di nome Bettina che portava fortuna a chiunque la ospitasse, a patto che rimanesse vergine. L'opera fu un successo clamoroso a Parigi e poi nel resto del mondo, rendendo il termine «mascotte» un vocabolo familiare in moltissime lingue.

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