I quarti di finale iniziano tra le polemiche arbitrali

Il giorno di pausa, il primo di questi Mondiali, è ormai alle spalle. Questa sera, ore 22.00 svizzere, Francia e Marocco danno il la ai quarti di finale. Una replica, quella di Boston, del penultimo atto già vissuto in Qatar quattro anni or sono ma non per forza dall’esito scontato.
Non più una sorpresa
Se nel 2022 il Marocco era stato in grado di stupire chiunque, diventando la prima nazionale africana a raggiungere lo scoglio delle semifinali in una Coppa del Mondo, lo stesso non si può dire a proposito della storia recente. A oggi, infatti, il percorso dei Leoni dell’Atlante non può affatto considerarsi sorprendente, ma fa parte di una logica ineludibile. Il Marocco, che si presenta all’incontro odierno da imbattuto, intende (quantomeno) replicare il risultato dell’ultima edizione iridata e consolidarsi quale potenza emergente del calcio internazionale. Il ranking FIFA – che vede la squadra guidata da Mohamed Ouahbi al sesto posto – non sempre è lo specchio della realtà, ma in questo caso è una fedele testimonianza della bontà della rosa africana.
Rispetto all’ultimo precedente con i transalpini – che si erano qualificati per la finale grazie a un successo per 2-0 – il movimento marocchino ha saputo ulteriormente rinnovarsi, sia sul campo sia in panchina. L’ex ct, Walid Regragui, ha lasciato di recente il testimone a Ouahbi, tanto che il percorso di quest’ultimo con la nazionale maggiore è iniziato soltanto quattro mesi fa. Nato in Belgio ma di origini marocchine, il commissario tecnico 49.enne ha una carriera abbastanza atipica, che lo ha visto lavorare sempre nei settori giovanili: per molti anni all’Anderlecht, prima di approdare al Marocco Under 20 (con cui ha vinto il Mondiale di categoria l’anno scorso) e Under 23. «Questo incarico – ha spiegato lui – è arrivato in maniera naturale e non è stato un sogno o un pensiero costante nella mia testa».
Una novità poco gradita?
La compagine di Ouahbi ha già dovuto fronteggiare due (presunte) big: Brasile, ai gironi, e Paesi Bassi, ai sedicesimi di finale. In entrambi i casi, esprimendo pure un bel gioco, ne è uscita con un pareggio, che nel caso del match contro gli Oranje (terminato poi ai rigori) si è tramutato in vittoria. L’asticella, tuttavia, ora si alza. E non di poco. L’ostacolo rappresentato dalla Francia è, forse, quello più difficile da sormontare. I transalpini – già vincitori nel 1998 e nel 2018 – puntano, con legittime ambizioni, a conquistare la terza stella. E la prima parte del torneo, che ha visto i Bleus vincere tutti e cinque gli incontri disputati, non ha fatto altro che rafforzare il loro ruolo di favoriti al titolo. Il reparto offensivo francese – capace già di segnare 14 reti, più di ogni altro – fa effettivamente paura, anche se in occasione dell’ultima partita, al cospetto del Paraguay, le polveri degli attaccanti sono tutto sommato rimaste bagnate. È servito infatti un rigore per consegnare agli uomini di Didier Deschamps la vittoria con il minimo scarto.
Il merito principale di Mbappé e compagni, negli ottavi di finale, è però stato un altro, ossia non cedere alle provocazioni avversarie. La direzione arbitrale dell’uzbeko Ilgiz Tantashev ha fatto storcere il naso a molti, ma non ai livelli delle polemiche che si sono generate a proposito della designazione odierna a opera della FIFA. Come mai? Perché per la prima volta, in questo torneo, una squadra arbitrale è composta esclusivamente da membri provenienti dallo stesso Paese. Quale? L’Argentina. A dirigere il confronto sarà infatti Facundo Tello, coadiuvato per l’appunto (tra i due assistenti, la loro riserva e il quarto ufficiale di gara) unicamente da connazionali argentini. Un aspetto che non è passato inosservato: le due nazionali si trovano dalla parte opposta del tabellone e – visti anche gli scontri diretti andati in atto nel corso delle ultime edizioni – si respira una lotta a distanza.
«Commessi errori flagranti»
A tal proposito, il ct Deschamps ha voluto stemperare la tensione: «Non considererò l’arbitro un nostro avversario. Cerco di fidarmi di Tello e i suoi assistenti e spero che siano bravi quanto il signor François Letexier e i suoi». Il riferimento del tecnico 57.enne è andato all’arbitro francese che, aiutato da due assistenti pure loro transalpini, ha diretto la sfida tra Argentina ed Egitto. In quello che è stato, in sostanza, uno scenario quasi opposto rispetto a quello odierno.
Anche in Sudamerica, non a caso, non avevano preso di buon grado questa designazione. Nonostante ciò, ironia della sorte, la prestazione di Letexier è stata sì molto criticata ma non da parte degli argentini, bensì dai loro rivali, che sono arrivati a chiederne l’esclusione dal resto dei Mondiali. Una richiesta – ha precisato la Federazione egiziana – giunta «a seguito degli errori flagranti commessi dalla squadra arbitrale e dell’applicazione di un doppio standard, il che ha portato alla sconfitta della nostra selezione». Insomma, indipendentemente dalla provenienza dei vari fischietti implicati, le polemiche arbitrali sono (come sempre) destinate a proseguire.
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