Formula 1

Il 2026 rialza le quote dell'iconica Monaco

Il dibattito sull’eliminazione dello storico GP di Monte Carlo tiene banco, nonostante la gara di domenica sia stata vivacizzata dalle uscite di scena di Verstappen e Leclerc -Assistere a bordo pista alla corsa del Principato, tuttavia, rimane un’esperienza che nessun altro tracciato offre
La Mercedes di George Russel sfreccia a due passi dal pubblico festante.. © AP/Jakub Porzycki
Maddalena Buila
09.06.2026 06:00

Ci sono circuiti che appartengono alla Formula 1 e circuiti che, in qualche modo, coincidono con la sua stessa immagine pubblica. Ecco, Monaco appartiene alla seconda categoria. Anche i non appassionati delle quattro ruote conoscono il GP di Monte Carlo. Più che la corsa, si fanno notare gli yacht ormeggiati al porto a pochi metri dalla pista, le strade chiuse della città brulicanti di tifosi, l’elevata affluenza di VIP e un’aura di miticità. Insomma, una cornice che, ad oggi, nessun altro autodromo moderno è riuscito a replicare.

Eppure, al di là di ciò, il dibattito su Monaco resta sempre lo stesso. Ha ancora senso mantenerlo in calendario? Il Circus sta vivendo una fase di espansione globale senza precedenti, con l’ingresso di nuovi eventi pensati come prodotti di intrattenimento. Miami, Las Vegas o Jeddah ne sono un esempio lampante. Gare pensate soprattutto per dare spettacolo, dal vivo e in televisione.

Dopo due anni soporiferi

In questo contesto, Monaco rappresenta un’anomalia. Una rarità che non fa però l’unanimità. Da una parte c’è chi lo considera un monumento intoccabile. Dall’altra chi lo vede come un tracciato che fatica a offrire contenuti all’altezza delle aspettative della F1 moderna. La prima certezza, e particolarità, è che nel Principato il sabato vale più della domenica. La pole position conserva un peso quasi assoluto perché ottenere il miglior tempo tra le barriere di Monte Carlo richiede un livello di precisione che pochi altri tracciati impongono. Il problema è la gara domenicale. Le monoposto, allo spegnimento dei semafori, si incolonnano lentamente in un lungo biscione, che spesso arriva al traguardo pressoché invariato rispetto alla partenza.

Le edizioni 2024 e 2025 hanno prepotentemente riacceso il dibattito, con gare criticate per la loro prevedibilità e assenza di sorpassi. Due anni fa, in seguito a una bandiera rossa, le auto rimasero a lunghe incolonnate, portando Verstappen a esclamare un ormai famoso: «Che noia, avrei dovuto portare il mio cuscino». L’assenza di battaglie sta alla base della tesi dei contrari, ovvero di coloro che preferirebbero che Monaco salutasse il Circus. E questo nonostante sia uno dei luoghi fondativi dell’automobilismo. La prima edizione del Gran Premio risale al 1929 e il circuito è sempre stato presente nel Mondiale praticamente fin dalla sua nascita nel 1950.

A due passi dai protagonisti

Il 2026, però, ha aggiunto una sfumatura leggermente diversa alla discussione. A questo giro Monaco ha battuto un colpo. E il termometro del dibattito si è lievemente abbassato. La gara di domenica, vista da bordo pista con i nuovi regolamenti in vigore da quest’anno, avrebbe regalato una ragione importante del perché questo circuito continui a resistere. I fortunati presenti nel Principato hanno riferito testimonianze positive, persino entusiaste. Sì, le cose, dal vivo, quest’anno sembrano essere cambiate. Una precisazione, a questo punto, è doverosa. Un grande aiuto alla causa, domenica, l’hanno dato Max Verstappen e Charles Leclerc con le loro controprestazioni. L’uscita di scena dell’olandese, che partiva secondo, dopo appena due giri e lo schianto a muro del padrone di casa al 66. giro hanno aggiunto un po’ di pepe alla corsa. Un po’ triste, se ci si pensa bene, il fatto che diventi una gara gradevole solo quando ci rimette una vettura. Ciononostante, Monaco sarebbe l’unica gara del Mondiale a offrire qualcosa di unico. Una sensazione di una corsa estrema, quasi claustrofobica, accentuata quest’anno da monoposto più agili e reattive. Quelle auto, a due passi dagli spettatori, che si muovono tra i muretti con margini minimi, danno la costante sensazione di stare assistendo a un ché di epico. Dal tunnel alla Nouvelle Chicane, passando per Mirabeau, Loews, Tabac e Rascasse, tutto amplificato dalla prossimità delle barriere e dall’assenza totale di vie di fuga. No, non è un caso che, nonostante le perplessità, la F1 abbia deciso nel novembre 2024 di rinnovare l’accordo con l’Automobile Club de Monaco fino al 2035. Nel comunicato che annunciava l’estensione del contratto, il presidente e CEO della F1 Stefano Domenicali definiva il GP come «un’iconica corsa, amata da tutti i piloti e fan».

Quell’aura di miticità

Fin qui, tutto bello. La maggioranza degli appassionati, tuttavia, non vive il Gran Premio di Monte Carlo a bordo pista, ma in televisione, alzando le attenne al momento della partenza e limitandosi poi a sbirciare lo schermo a tratti, quando sente i decibel del commentatore alzarsi di qualche tacca. La F1 vive di duelli, strategie, sorpassi, battaglie, insomma, di imprevedibilità. Monaco, invece, spesso si trasforma in una lunga processione ad alta velocità.

Eppure Monte Carlo offre qualcosa di intangibile. Forse è proprio la sua aura mitica a renderla comunque speciale. No, non vanno ignorati i limiti sportivi della gara, sarebbe ingenuo farlo. Le vetture moderne sembrano aver raggiunto il limite massimo di compatibilità con un tracciato progettato quasi un secolo fa. Ecco perché la FIA, negli ultimi anni, ha cercato soluzioni per aumentare l’imprevedibilità della corsa, arrivando nel 2025 a sperimentare l’obbligo di due soste ai box nel tentativo di creare un po’ di suspense in più. Il risultato? Poco è cambiato. E così il dibattito prosegue, di anno in anno. La verità, forse, è che, in un’epoca in cui la F1 sembra concentrarsi più sulla “sfilata” dei piloti che sulla gara vera e propria, non è poi così male avere ancora in calendario una corsa storica, mozzafiato dal vivo, come quella di Monaco. E comunque, volenti o nolenti, fino al 2035 continuerà a far parlare di sé.