«Il Kauno Zalgiris è la squadra col miglior potenziale nella mia Lituania»

Tomas, dici Kauno Zalgiris e pensi subito al basket e alla Zalgirio Arena, dove in Eurolega quasi 15.000 spettatori di media creano un’autentica bolgia. Nel calcio, leggiamo, la media è di appena 2.350 persone a partita. Immaginiamo allora che anche in Lituania quel nome richiami innanzitutto la palla a spicchi?
«Assolutamente, d’altronde il basket è lo sport più popolare, il numero uno. Il calcio in realtà conta più praticanti, ma in termini di popolarità e importanza, al momento resta ancora dietro».
Eppure il Kauno Zalgiris calcistico sta crescendo parecchio. Che realtà è?
«È un club giovane, nato nel 2004, sotto lo stesso ombrello societario di quello cestistico. Ha costruito il suo successo in pochi anni e personalmente lo ritengo il club lituano con il maggiore potenziale di crescita: dispone di uno stadio moderno da circa 15.000 posti, dove gioca anche la Nazionale. E poi Kaunas è la seconda città della Lituania, quindi possiede un bacino importante. Credo che diventerà una potenza del nostro calcio, insieme allo Zalgiris Vilnius. Nei prossimi anni ci sarà una bella sfida tra queste due società».
Quest’anno a imporsi è stato proprio il Kauno Zalgiris. Sabato, grazie al 4-1 rifilato all’Hegelmann, è arrivato il secondo titolo nazionale consecutivo. E in bacheca c’è pure la Coppa di Lituania. A che cosa si deve un’ascesa così rapida?
«Soprattutto alla forza economica che ha alle spalle. Bisogna considerare le dimensioni del nostro campionato: in Lituania con un budget di tre, quattro o cinque milioni di euro, puoi costruire una squadra in grado di vincere il titolo. Sono cifre indicative, naturalmente, ma se una società dispone di queste risorse e riesce a mantenerle nel tempo, può ambire a vincere il campionato con continuità».
In Europa, però, il divario è ancora ampio. All’esordio è arrivato un pesante 4-0 sul campo del Brighton, seguito dall’1-4 casalingo contro il Brann. Diciamolo... per il Lugano sarà una passeggiata.
«Con il titolo in tasca il Kauno ha ora l’obiettivo di conquistare qualche punto in Europa, così da migliorare il proprio coefficiente UEFA in vista dei preliminari della prossima stagione. Certo, sarà molto difficile riuscirci a Lugano. I bianconeri non hanno ancora perso una partita e quest’anno stanno facendo non bene, ma benissimo. Sia per il gioco espresso sia per i gol segnati e i risultati ottenuti. Mi piace davvero molto questa squadra».
Ecco, cosa riconosci al Lugano?
«La grande crescita avuta con Croci-Torti. La squadra oggi ha raggiunto una certa solidità, e non soltanto nel gioco. Dietro c’è una società solida e i risultati sono la conseguenza del lavoro svolto negli ultimi quattro o cinque anni. Quest’anno sono stato diverse volte al nuovo stadio e, quando posso, cerco di seguire le partite. Ci sarò anche giovedì».
C’è qualcuno tra i lituani che il Crus deve tenere particolarmente d’occhio?
«Tra i più interessanti c’è Motiejus Burba, ala destra classe 2003, già convocato in Nazionale. Per il resto, però, l’ossatura della squadra è composta da stranieri. Anche perché il nostro campionato permette di impiegarne parecchi: c’è solo l’obbligo di avere sempre almeno tre giocatori lituani in campo. Ovviamente nelle competizioni europee può invece capitare che ce ne sia anche soltanto uno».
Straniero è pure l’allenatore, il croato Zeljko Sopić. Cosa puoi dirci su di lui?
«Non lo conosco di persona. È arrivato a metà stagione, dopo che il club aveva iniziato il campionato con l’allenatore che aveva conquistato il primo titolo nazionale. Le cose, però, non stavano andando bene e la società ha deciso di cambiare. Con il nuovo tecnico sono arrivati risultati importanti: la qualificazione alla fase principale della Conference League e, in patria, il successo sia in campionato sia in Coppa. Insomma, gli obiettivi sono stati raggiunti».
Dicevamo che per il Kauno l’impresa a Lugano sarà difficile. Tu però sai bene che nulla è impossibile: nel 2006-07, con il Livorno, arrivasti fino ai sedicesimi di Coppa UEFA, segnando anche il primo gol europeo della storia amaranto. E proprio lunedì ricorrevano vent’anni dall’incredibile rete del vostro portiere Amelia contro il Partizan Belgrado...
«Sì, ho visto un post a proposito di quel gol l’altro giorno su Facebook. Sono ricordi bellissimi. Quella del Livorno è stata una storia particolare. Ero arrivato nel 2002 e nel giro di pochi anni abbiamo costruito qualcosa di importante. Nel 2004 siamo saliti in Serie A, dove il Livorno mancava da tantissimi anni. E poi, nel 2006, siamo arrivati addirittura in Coppa UEFA. Un percorso straordinario, costruito in tre o quattro anni. Per una società come il Livorno, raggiungere una competizione europea era quasi come vincere lo scudetto. Mi auguro che anche il Kauno Zalgiris riesca a vivere qualcosa del genere. E magari a rimanerci più a lungo».
Allargando il discorso alla Lituania, tu sei stato anche presidente della Federazione. Il movimento calcistico del tuo Paese è cresciuto negli ultimi anni?
«Sono nate tante scuole calcio e le società della massima divisione hanno cominciato a dotarsi di una vera e propria struttura, con tutti i settori giovanili. Dieci anni fa non era così. Durante la mia presidenza abbiamo cambiato molte cose proprio per sviluppare il calcio secondo un modello più europeo, creando una piramide calcistica all’interno dei club. È stato un grande cambiamento. Adesso dobbiamo riuscire a ottenere qualche risultato positivo anche a livello di Nazionale. Perché dal punto di vista della partecipazione il calcio è cresciuto e, come detto, ha superato il basket per numero di praticanti. Bisogna però trasformare questa crescita in risultati anche sul campo».
Tu intanto di quella Nazionale rimani il miglior marcatore di sempre con 19 reti.
«Purtroppo!».
Perché purtroppo?
«Perché amo la Lituania e mi piange il cuore vedere che in tutti questi anni nessuno sia riuscito a segnare più di me. Adesso c’è Armandas Kučys, che gioca nello Celje: è un ragazzo molto interessante, ha già segnato otto reti in Nazionale e rappresenta ormai una realtà importante. Mi auguro davvero che riesca a superarmi».
E a 48 anni, sei anche il capocannoniere con i Seniori del Collina d’Oro?
«No, no! (ride, ndr.). Se segno due o tre gol in una stagione è già tanto. Ormai il calcio per me è diventato soprattutto un’occasione per incontrare gli amici. Abbiamo un gruppo eccezionale, composto da ragazzi che ho conosciuto una decina di anni fa e con i quali, nel frattempo, ho stretto una bella amicizia. Per me oggi il Collina d’Oro è quasi una famiglia: il calcio è stato un importante strumento che mi ha aiutato molto ad ambientarmi in Ticino».
E allora da lituano, ormai mezzo ticinese, giovedì sera sugli spalti per chi farai il tifo?
«Diciamo che sarò un po’ di parte. Conosco molto bene la proprietà del Kauno e anche il presidente, che è un mio amico. Avrò modo di incontrarli in questi giorni. Però, in realtà, non faccio mai il tifo per una squadra in particolare, fatta eccezione per la Nazionale lituana. È quella la mia squadra del cuore».