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Il leventinese Matteo Tenchio è vicecampione svizzero di ultramaratona: 278 chilometri in 48 ore

L'atleta ticinese conquista l'argento a Brugg appena quattro giorni dopo i Mondiali di backyard ultra - Una stagione straordinaria, con oltre 3.100 chilometri percorsi in gara, vittorie e record nazionali
Mattia Sacchi
30.10.2026 14:30

Quarantotto ore di corsa, 278 chilometri percorsi, una quarantina di minuti di sonno e una medaglia d'argento al collo. Per molti sarebbe l'impresa di una vita. Per Matteo Tenchio, ultramaratoneta leventinese di Carì, è soltanto l'ultimo capitolo di una stagione che ha ormai superato ogni ragionevole misura. Da marzo a ottobre ha percorso 3.163 chilometri in undici competizioni, praticamente la distanza che separa Lugano da Mosca. E non ha ancora deciso se fermarsi.

L'ultimo risultato è arrivato lo scorso fine settimana a Brugg, in Argovia, dove Tenchio ha conquistato il secondo posto ai Campionati svizzeri di ultramaratona sulle 48 ore, accumulando 278,761 chilometri. Un piazzamento ottenuto in condizioni tutt'altro che favorevoli, tra pioggia battente, vento e temperature notturne inferiori ai cinque gradi. Ma soprattutto appena quattro giorni dopo aver concluso i Campionati mondiali a squadre di backyard ultra, disputati a Baar, dove aveva già percorso 181 chilometri in 27 ore.

«Sono molto soddisfatto, soprattutto della capacità di recuperare tra una gara e l'altra. È tutto l'anno che affronto competizioni con chilometraggi importanti a pochissima distanza e il fisico continua a rispondere bene», racconta al Corriere del Ticino. Durante le 48 ore di Brugg ha dormito complessivamente meno di un'ora, concedendosi soltanto brevi pause per riscaldarsi. Una scelta precisa, anche perché arrivava da settimane complicate, segnate da un'influenza e da una tosse persistente. «Ho preferito fare qualche chilometro in meno, prestando maggiore attenzione al fisico e alla salute».

Per chi ha già conquistato più volte il titolo nazionale, un secondo posto potrebbe avere il sapore di un'occasione mancata. Non per Tenchio, che negli anni ha imparato a considerare il traguardo più importante della classifica. «Con l'esperienza ho capito che la cosa fondamentale è arrivare alla fine. In una corsa di più giorni, oppure di trecento, quattrocento o cinquecento chilometri, può succedere veramente di tutto. Basta un dolore dopo cinquanta chilometri e la gara è finita. Per questo ho imparato a essere contento di qualsiasi risultato, che sia un primo posto oppure un ultimo posto».

A Brugg, anzi, ha persino incoraggiato il rivale che lo precedeva. «Voleva raggiungere i trecento chilometri e ho cercato di motivarlo, di dargli una mano. In queste competizioni la solidarietà tra corridori è importante. Certo, se fossi arrivato secondo a un Mondiale individuale sarebbe stato diverso. Ma questa medaglia mi rende felice».

Per comprendere il significato di questo argento bisogna tornare all'estate. Il 25 luglio Tenchio prende il via alla TransSwissRun, una delle competizioni più impegnative del calendario nazionale: 508 chilometri da Chancy, nel Canton Ginevra, fino a Müstair, nei Grigioni, attraversando la Svizzera da ovest a est, con oltre diecimila metri di dislivello positivo. Vince in quattro giorni, tre ore e 44 minuti, migliorando di circa tre ore il proprio tempo dell'anno precedente e stabilendo il nuovo record del percorso.

Otto giorni dopo è nuovamente al via. Questa volta della Ticino500, 514 chilometri lungo il perimetro montano del Cantone, con circa quarantamila metri di dislivello complessivo. Un'impresa ancora diversa, su terreni tecnici e sentieri alpini. Tenchio arriva nono, tra i pochi concorrenti capaci di completare la prova.

«In pratica, in quindici giorni ho percorso più di mille chilometri con cinquantamila metri di dislivello. Era quasi un sogno poter affrontare nello stesso anno due gare così importanti, una che attraversa tutta la Svizzera e l'altra che segue il perimetro del Ticino. È stato bellissimo, emozionante. Anche se la Ticino500 è stata davvero devastante».

Non è ancora finita. Il 28 agosto partecipa alla prima edizione della Backyard Ultra di San Bernardino, la prima organizzata nella Svizzera italiana, e vince percorrendo altri 140,7 chilometri.

Il conto delle tre competizioni estive supera così i 1.160 chilometri. Il prezzo, però, arriva subito dopo. «Ho dovuto fermarmi per tre settimane. Avevo i piedi completamente rovinati, con vesciche come non mi erano mai venute. Non riuscivo praticamente più a correre». Alla pausa forzata segue anche l'influenza, proprio mentre si avvicinano i Mondiali a squadre di backyard ultra. «Non ero al massimo e infatti i 27 giri, per i miei standard, sono stati pochi. Ma ho pensato che potessero essere un buon allenamento per i Campionati svizzeri della settimana successiva».

Il 2026 era già cominciato sotto i migliori auspici. A maggio, nella Sri Chinmoy Six Day Race di Sofia, Tenchio aveva conquistato la vittoria percorrendo oltre 762 chilometri in sei giorni, stabilendo anche il nuovo record svizzero sulle 72 ore con 419,975 chilometri. Un altro risultato da aggiungere a un palmarès che comprende il primato nazionale nella backyard ultra, con 62 ore consecutive e 415,7 chilometri.

Ma come si recupera da uno sforzo simile, soprattutto quando le gare si susseguono a pochi giorni di distanza? «Paradossalmente, quando sono molto vicine è più semplice. Tra una e l'altra smetto praticamente di allenarmi, recupero e riparto direttamente con la competizione. Quando invece passano tre o quattro settimane diventa più complicato, perché emergono gli acciacchi e bisogna lavorare molto sulla muscolatura, sugli allungamenti e sui massaggi».

La parte più difficile, però, non riguarda soltanto il corpo. «Bisogna lavorare tantissimo sulla mente, non solo durante la corsa ma anche nei periodi tra una gara e l'altra. Quando fai così tanti chilometri hai alti e bassi importanti. A volte la testa ti dice di fermarti, altre di continuare. Devi imparare ad ascoltarti e a gestire tutto. Anche perché il corpo si abitua a dare continuamente e quando ti fermi devi saper affrontare anche quella situazione».

Eppure la motivazione, assicura, non viene mai meno. «Non ho mai pensato a una gara come a una fatica che non avevo voglia di affrontare. Se fosse così, non lo farei. Corro per divertirmi, per cercare il mio limite e per riuscire a portare a termine imprese che sembrano impossibili».

Oltre ai record, Tenchio conserva soprattutto le immagini dei territori attraversati. Migliaia di chilometri che gli hanno permesso di conoscere la Svizzera da una prospettiva insolita. «La Simmental mi ha affascinato moltissimo. È una valle bellissima, con gli chalet, i giardini, gli orti curati e i fiori sui balconi. Quella che immaginiamo come la Svizzera più autentica».

In Ticino, invece, il ricordo più intenso è legato a un tratto della Ticino500, tra il Pass dalla Cavegna e il Pass dal Busan. «Sono una ventina di chilometri in alta montagna, con enormi pietre lavorate e sistemate dai nostri antenati per realizzare sentieri e scalinate. Mi chiedevo continuamente come avessero fatto a portarle lassù. È uno dei luoghi più belli del Ticino, anche perché racconta il lavoro di chi ha vissuto e mantenuto queste montagne prima di noi».

Dietro le imprese sportive esiste però anche una realtà meno conosciuta: quella economica. Le ultramaratone internazionali richiedono viaggi, pernottamenti, assistenza e settimane lontano dal lavoro. Una stagione come quella appena trascorsa comporta spese considerevoli.

«Quest'estate sono riuscito a dedicarmi quasi completamente alle gare grazie agli sponsor. Ma non è semplice, perché il nostro rimane uno sport di nicchia. Ho alcuni sostenitori importanti e tanti piccoli sponsor, però quando cominci a viaggiare continuamente i costi diventano molto elevati». Per dare un'idea delle cifre, Tenchio ricorda una precedente trasferta negli Stati Uniti: «Solo quel viaggio mi era costato ottomila dollari. E anche una gara di sei giorni in Europa significa pagare gli alberghi, il cibo, gli spostamenti e magari l'assistenza. Si pensa che per correre bastino un paio di scarpe, ma a questi livelli non è affatto così».

Il prossimo appuntamento potrebbe essere la Pheidippides Authentic Run, in Grecia, a novembre. Un'altra prova superiore ai cinquecento chilometri che gli consentirebbe di completare tre ultramaratone di questa distanza nello stesso anno. La partecipazione, però, dipenderà anche dalle risorse economiche disponibili. Nel frattempo, il calendario del 2027 comincia già a prendere forma, con una backyard ultra in Romania a marzo e i Masters in Francia ad aprile.

Perché, dopo oltre tremila chilometri di gare, la voglia di ripartire è rimasta intatta. «La mia stagione comincia normalmente a marzo e finisce tra ottobre e novembre. In quei mesi cerco di dare tutto quello che posso. Poi, durante l'inverno, stacco, pratico altri sport e mi dedico ad altro. Ma quando arriva il momento di ricominciare, la motivazione è sempre fortissima. È così che mi piace vivere questo sport».

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