Calcio

Il Lugano vede rosso e la frenata è drastica

I bianconeri ritrovano la sconfitta dopo 25 risultati utili consecutivi: il primo KO stagionale va in scena a San Gallo, dove l’espulsione subitanea di Albian Ajeti si trasforma in un pesantissimo 5-0 - Mattia Croci-Torti: «Colpa mia, il messaggio alla squadra su questo genere di episodi non è passato»
© GIAN EHRENZELLER
Massimo Solari
08.11.2026 21:00

La scena è paradossale. Mattia Croci-Torti posa davanti alla panchina, dando le spalle all’Espenblock, con un certo imbarazzo. A immortalarlo, con il premio di allenatore del mese di settembre in mano, è il fotografo del Blick. Peccato che sia l’8 di novembre e il Lugano abbia appena incassato la prima sconfitta stagionale: un pesantissimo 5-0 firmato dal San Gallo. La drastica frenata bianconera, dopo 25 risultati utili consecutivi e di nuovo al cospetto dei biancoverdi, evidentemente fa notizia. Molto meno di un riconoscimento meritatissimo. Non a caso, e siamo di nuovo al paradosso, buona parte delle domande poste dai giornalisti confederati nella conferenza stampa post partita chiamano in causa il Crus e non Enrico Maassen, artefice di una piccola, grande impresa nel quadro di una Super League sin qui dominata dai ticinesi.

«La stanchezza non c’entra, questa volta il sottoscritto è stato catastrofico» afferma l’allenatore del Lugano, al solito esagerando, al solito assumendosi le responsabilità di una sconfitta che mancava da metà maggio. Croci-Torti si riferisce in particolar modo all’episodio che ha tagliato le gambe alla sua squadra e spianato la strada all’euforia biancoverde: l’espulsione inflitta ad Ajeti dopo solo 10’ per un’entrataccia ai danni di Vandermersch. «Il messaggio allo spogliatoio, evidentemente, non è passato. Prima del match, infatti, avevo ricordato a tutti quanto accaduto a metà settembre, quando a vedere rosso contro il San Gallo era stato Pihlström». Già. Allora, però, il Lugano conduceva 4-0. In questo caso c’era tutta una partita da vivere. «E, appunto, avevo avvisato i miei giocatori che i sangallesi mettono la gamba dove gli altri non la mettono, provocando dal primo secondo. Di qui il mea culpa: non possiamo permetterci di affrontare un avversario del genere in inferiorità numerica, per 80 minuti, all’ottavo impegno in tre settimane».

Il cambio di portiere

Lo ha certificato anche il campo. Mentre la schiena di von Ballmoos cedeva, il fortino bianconero resisteva per una ventina di minuti. Poi ecco il tracollo, figlio - come la cacciata di Ajeti - di ingenuità individuali più che della comunicazione sbagliata del tecnico. Dal pericolo sottovalutato da Zanotti alla superficialità di Mai, sfruttate senza esitare da Okoroji e dalla kryptonite bianconera Hunziker, non è trascorso un minuto. A un amen dalla pausa è quindi arrivato il gol di Gaal, con tanti cari saluti al +9 da preservare sullo Young Boys. «Per provare a venire a capo del San Gallo in circostanze simili avremmo dovuto essere perfetti, evitando ogni errore; purtroppo non è stato il caso e fa molto male» riconosce Croci-Torti.

Un rimprovero che può essere mosso al condottiero bianconero, semmai, riguarda la predisposizione al gioco «pulito» mai abbandonata dai suoi seguaci lungo un primo tempo vissuto sotto assedio. Insomma, togliersi di dosso la pressione di Görtler e compagni - cercando solo e soltanto la profondità - non avrebbe costituito una bestemmia tenuto conto delle avversità. «L’infortunio di von Ballmoos e il cambio di portiere non ci hanno aiutato» spiega in merito il Crus. «Per chi subentra non è mai semplice capire la situazione, men che meno prendersi la responsabilità di cambiare il nostro stile di gioco. La palla, semplicemente, non andava giocata da dietro, come per altro abbiamo fatto nella ripresa provando a sfruttare Behrens». L’inerzia dell’incontro, ad ogni modo, non è cambiata. Anzi. Nel finale sono cadute pure la quarta e la quinta rete dei padroni di casa. Che sberlone.

A +6, come un mese fa

«Sapevamo di avere a disposizione meno energia del San Gallo» osserva l’allenatore momò: «Il dispiacere per il filotto interrotto, però, nasce dal fatto di non essercela potuta giocare come volevamo, complice il cartellino rosso. Ajeti? Sin qui ci ha dato una mano enorme, non me la sento di biasimarlo. Al contrario, forse avrà bisogno di una coccola». Il verbo «coccolare» lascia interdetti i colleghi svizzerotedeschi. E però si capisce. Dopo tutto, il Lugano che abbraccia la sosta con sei lunghezze di vantaggio sullo Young Boys merita una carezza. Perché all’alba del tour de force iniziato un mese fa il vantaggio sui bernesi era il medesimo. E su uno scenario simile e sul secondo premio di allenatore del mese intascato consecutivamente dal Crus avrebbero messo tutti la firma.

«Il cartellino, da solo, non spiega un simile risultato»

Anche Uran Bislimi si è fermato a San Gallo. E, purtroppo per lui, non si è nemmeno potuto consolare con una notte in loco, prima di aggregarsi alla Nazionale che da domani si riunisce nella Svizzera orientale. «Ma accetto e rispetto la decisione di non convocarmi di Murat Yakin. Mi conoscete: la maglia rossocrociata rimane un obiettivo e continuerò a fare di tutto per riuscire a riconquistarla». La pausa, riconosce ad ogni modo il centrocampista, farà bene a un Lugano spremuto per un mese e, infine, malmenato al Berit Sitterstadion. «L’espulsione ci ha ovviamente fatto male. Ha pesato, sì. Ma non ricondurrei una sconfitta del genere, davvero eccessiva, al solo cartellino rosso rimediato da Ajeti. Con le qualità di cui disponiamo, anche in dieci avremmo dovuto e potuto fare meglio per restare in partita. E invece abbiamo peccato di passività, regalando soprattutto il 2-0».

Prima o poi doveva succedere. «Anche se avremmo voluto prolungare ulteriormente la nostra imbattibilità, poco importano gli episodi e le assenze. Ripeto: siamo un gruppo che dispone di sufficienti risorse per affrontare anche match complicati come questo. Detto ciò, non tutto è negativo. Per quanto violento, prendiamo il 5-0 come uno strattone salutare. Perché, in vista della ripresa, ci deve ricordare che possiamo fare di più».

In questo articolo: