Il prescelto che sfida Pogacar e scomoda perfino Macron

C’è una sola parola che campeggia sulla prima pagina de L’Équipe all’indomani del trionfo di Paul Seixas alla Freccia Vallone: «Éclatant». Non servono in effetti troppi discorsi per descrivere ciò che il talento della Decathlon ha messo in mostra, non solamente tra le colline della Vallonia - che a 19 anni lo hanno incoronato il più giovane vincitore della corsa - ma più in generale in questo avvio di 2026. Il bilancio parla già di 7 vittorie: una tappa al Giro dell’Algarve, il dominio ai Paesi Baschi (3 frazioni e la generale) e i trionfi nelle classiche, prima alla Faun-Ardèche e poi, appunto, alla Freccia Vallone. Numeri straordinari per un ragazzo solamente alla seconda stagione da professionista. Quella che insieme alle prime gioie ha portato inevitabilmente con sé anche pesanti paragoni.
Un predestinato
Inutile nascondersi, il mondo del ciclismo è alla ricerca di un nuovo nome che possa provare a contrastare il dominio di Tadej Pogacar. E Seixas è ormai considerato da tutti il prescelto. Vuoi per la precocità dei suoi successi, addirittura superiore a quelli dello sloveno. O vuoi per il suo modo di correre senza timori, che lo ricordano per attitudine. Le prime investiture, in realtà, erano già arrivate quando il classe 2006 monopolizzava le categorie giovanili, trionfando, come «Pogi», in ogni tipo di corsa: da quelle di un giorno, alle cronometro (su tutte quella Juniori ai Mondiali di Zurigo), fino alle corse a tappe. Si erano poi fatte più insistenti la scorsa stagione, segnata dalla vittoria del Tour de l’Avenir - una sorta di Tour de France U23 - a soli 18 anni (corsa che Pogacar conquistò invece a 20) e da un debutto fra i «pro» vissuto tra ottimi piazzamenti (13. al Mondiale di Kigali, 3. all’Europeo e 7. al Lombardia) e una maturità invidiabile per la sua età. Come quando all’ultima tappa del Tour of the Alps ignorò l’ammiraglia e cedette il successo al compagno e gregario Nicolas Prodhomme, ancora a quota 0 vittorie a 29 anni, rinunciando a sua volta al proprio primo sigillo. «La squadra voleva che fossi io a vincere, ma ho detto di no» spiegò a fine corsa. «Io crescerò ancora e sicuramente avrò altre opportunità».
Il guanto di sfida è lanciato
Le occasioni non sono infatti tardate, e il nuovo anno è partito col botto, con il primo acuto trovato all’Algarve sulla cima di Fóia. La stessa che nel 2019 aveva battezzato il primo sigillo di Pogacar. E se il destino sembra divertirsi a creare accostamenti, è lo stesso Seixas a non nascondersi: «L’obiettivo non è prendere il suo posto quando smetterà, ma riuscire a batterlo mentre è ancora al top», aveva dichiarato a inizio marzo, alla vigilia delle Strade Bianche. Sugli sterrati senesi, nel primo vero duello fra i due, ci aveva provato ed era stato l’unico in grado di seguire l’attacco dello sloveno. E a resistere per qualche minuto prima di accettarne la superiorità. Domenica alla Liegi-Bastogne-Liegi ci riproverà, in una sfida che vedrà coinvolto anche Remco Evenepoel, unico oltre a Pogacar a trionfare alla «Doyenne» nelle ultime 5 edizioni.
Il sogno Tour e l’affare di Stato
Ma il palcoscenico in cui tutti attendono il talentino di Lione è quello dei Grandi Giri. E soprattutto del Tour de France. A partire dai francesi, che da 41 anni aspettano ancora l’erede di Bernard Hinault, ultimo capace di issare il tricolore sul gradino più alto del podio agli Champs-Élysées. Al momento il programma di Seixas per questa stagione non prevede una sua partecipazione alla Grande Boucle, privilegiando un esordio in una corsa da tre settimane con meno pressioni, alla Vuelta. I risultati di questa primavera, tuttavia, non possono non aver indotto i vertici della Decathlon a una riflessione. Considerando anche la spinta non indifferente che potrebbe arrivare dagli organizzatori della corsa, che farebbero carte false pur di avere da subito un francese, di squadra francese, sulle strade del Tour. E in questo senso il timore è rivolto anche al futuro. La UAE non ha infatti nascosto di apprezzare Seixas, e gli avrebbe messo gli occhi addosso per il 2027, anno in cui scadrà il suo attuale contratto. Un’evenienza che spegnerebbe sul nascere ogni possibile duello con Pogacar. E che avrebbe addirittura spinto Emmanuel Macron a intervenire in prima persona e contattare sia l’entourage di Seixas che quello della Decathlon, garantendo supporto a livello istituzionale per agevolare il rinnovo.