Tennis

Il terzo incomodo potrebbe diventare Joao Fonseca?

Le aspettative sul brasiliano, da due anni a questa parte, sono state enormi ma a tratti disilluse - Dopo un inizio di stagione complicato, il 19.enne si è però messo in evidenza a Indian Wells - Al cospetto di Jannik Sinner, infatti, il carioca ha dimostrato di possedere qualità ben al di sopra della media e, forse, sufficienti per insidiare i due dominatori del circuito
©Epa/ John G. Mabanglo
Alex Isenburg
11.03.2026 20:00

Il mondo del tennis ha iniziato a puntargli gli occhi addosso da ormai due anni. Era il febbraio del 2024 e a Rio de Janeiro, nel tradizionale appuntamento ATP 500 sulla terra battuta, un giovanissimo carioca è diventato in un battibaleno il nuovo idolo di casa. Parliamo, naturalmente, di Joao Fonseca. Allora nemmeno maggiorenne – e classificato al di fuori delle prime 600 posizioni mondiali – il brasiliano era stato capace di imporsi, in maniera tanto sorprendente quanto convincente, al cospetto di due avversari inseriti nella top-100 della graduatoria: Arthur Fils (ATP 36) e Cristian Garin (88). L’anno scorso, poi - alla sua prima vera stagione sul massimo circuito – subito il botto. In Australia, infatti - in seguito a un percorso netto nelle qualificazioni - ha estromesso al primo turno del tabellone principale nientepopodimeno che Andrey Rublev (9). Un mesetto più tardi, Fonseca ha pure conseguito il primo titolo ATP, vincendo il 250 di Buenos Aires, mentre per il bis ha dovuto aspettare fino a ottobre, grazie al trionfo a Basilea.

Un "protetto" di Federer

Un successo particolare, quello colto in terra elvetica, poiché la città renana nell’ambito della racchetta fa rima con Roger Federer. E proprio «King Roger» in persona ha contribuito ad accrescere l’attenzione mediatica attorno alla figura del brasiliano. In primis, Fonseca veste il marchio On, tanto caro a Roger. Ma il talentuoso tennista di Rio de Janeiro ha pure avuto a che fare con un’altra creatura nata sotto la supervisione dello «Swiss Maestro», ovvero la Laver Cup, alla quale ha preso parte – con successo, visto l’esordito vincente al cospetto di Cobolli – lo scorso anno a San Francisco. 

Con il passare dei mesi, quindi, si è generato un hype – fomentato da una strenua tifoseria e, perfino, dalle quote dei bookmakers spesso molto ottimiste nei suoi confronti – a tratti spropositato. E, per taluni, incomprensibile. L’inizio di stagione, per Fonseca, non è tuttavia andato come previsto. Parzialmente bloccato da dei problemi alla schiena – di natura cronica e quindi da monitorare anche in vista futura – il brasiliano è andato incontro a una serie di delusioni, tra l’Australia e l’amato Sud America. Così, al primo Masters 1000 stagionale – quello di Indian Wells – ci è giunto, per una volta, un po’ sottotraccia. Nel deserto californiano, però, i riflettori si sono riaccesi su di lui.

Sinner contro "Sinnerzinho"

Il motivo è presto detto. Dopo aver sconfitto Collignon, Khachanov e Paul, si è finalmente materializzato l’attesissimo incontro con Jannik Sinner. Una sfida che in svariate circostanze si è solo sfiorata, mentre questa volta i destini dei due si sono intrecciati. Sinner contro «Sinnerzinho», come viene soprannominato, da alcuni, Fonseca. Da un punto di vista tecnico, d’altronde, le similitudini tra i due sono piuttosto evidenti. Certo, l’altoatesino inizialmente si era distinto, in particolare, per la bontà del suo rovescio, a differenza del brasiliano, la cui arma prediletta è il dritto, micidiale. Tutti e due, però, si contraddistinguono per un gioco estremamente potente da fondo e, perlopiù, da entrambi i lati del campo. Insomma, l’attesa – per capire quanto ancora distante fosse il brasiliano, cinque anni più giovane del numero due del mondo – era parecchia.

Il verdetto? È andata in scena una delle migliori partite di questa prima parte di stagione. E ciò, malgrado le premesse, non era affatto scontato. La sfida è stata appassionante: a cominciare dall’atmosfera sugli spalti, passando per un risultato sempre in bilico e un’intensità che in alcuni momenti del match è stata elevatissima. In pochi sanno mantenere il ritmo spropositato che Sinner canonicamente impone e Fonseca, a Indian Wells, ha dimostrato di far parte di questa cerchia ristretta. L’aspetto maggiormente positivo, per lui – e in qualche modo, preoccupante per la concorrenza – è stato mantenere questo livello per l’intero match, durato due ore.

«Difficile da affrontare, ha una grande mentalità»

Alla fine, logicamente, ha prevalso Sinner, impostosi con un doppio 7-6. Nei momenti decisivi, d’altra parte, l’altoatesino ha saputo fare la differenza, facendo clinicamente ricorso all’arma del servizio, un fondamentale che il brasiliano deve invece ancora affinare. Il risultato sta perfino stretto a Fonseca, capace di procurarsi ben tre set point consecutivi nel primo parziale, prima di una serie impressionante di cinque punti consecutivi del più esperto rivale. Il 19.enne, tuttavia non si è dato per vinto e mentalmente – malgrado nel secondo sia andato sotto 5-2 – è rimasto nel match. Non era evidente. In seguito a tre game impeccabili, il brasiliano si è garantito la possibilità di giocarsi un altro tie-break, in cui il rivale si è confermato più cinico.

Al termine della sfida, è stato lo stesso Sinner, in conferenza stampa, a incensare la promessa del tennis carioca. «Joao ha un grandissimo talento: è molto potente da entrambi i lati del campo ed è molto difficile da affrontare. Gioca senza paura, gli piace cercare il vincente e ha una grande mentalità». Un attestato di stima non indifferente. La testa di serie numero due, ora si appresta a sfidare – per ottenere un posto in semifinale - Learner Tien, in una fetta di tabellone che comprendeva pure Jakub Mensik. Giocatori, questi ultimi, spesso paragonati proprio con Fonseca.

Il confronto con Mensik e Tien

Per caratteristiche, i tre tennisti sono invero ben distanti tra loro. Ma ultimamente – con il palesarsi delle rispettive qualità - il confronto è sorto spontaneo a causa di un’età, invece, molto simile. Sia lo statunitense, sia il ceco, sono dei classe 2005, mentre il brasiliano è di un anno più giovane. Loro tre, in sostanza, saranno chiamati a far vacillare – e perché no, pure fermare – il duopolio firmato Alcaraz-Sinner. Per il momento, nessuno ha ancora affrontato lo spagnolo. Con Sinner, invece, il solo a essere uscito vincente dal primo scontro diretto è stato Mensik (Tien, dal canto suo, aveva subìto una severa lezione, in finale a Pechino). Eppure – nonostante un ranking che per ora suggerisce altrimenti – il più celebrato è Joao Fonseca. La nazionalità – che indubbiamente contribuisce - conta, ma fino a un certo punto. Il brasiliano – ancora acerbo dal punto di vista fisico e con una fase difensiva certamente da sistemare – vanta ampi margini di miglioramento. E sembra lui, più dei suoi quasi coetanei, quello dotato – grazie a dei colpi davvero pesanti – delle stigmate del campione.

Chissà, allora, se questa scintilla è destinata a divampare. Il tennis, ormai da tempo, attende un nuovo protagonista che possa insidiare i due giocatori più forti del mondo. La candidatura di Fonseca, dopo quanto mostrato in California, ne esce rafforzata ma gli altri – a cominciare proprio da Mensik e Tien – non resteranno di certo a guardare. L’hype non basta, servono i risultati. E qualcosa di importante, in questo senso, si sta iniziando a muovere.