Il trionfo a Sanremo dopo una fuga infinita

«Sono entrato in una fuga numerosa appena partito da Milano, poi dopo 110 km siamo rimasti in nove, quindi ho affrontato la Cipressa con l’australiano Allan Peiper. Sono arrivato da solo sul Poggio e in cima ho capito che potevo farcela. Mi sono lanciato a tutta su Sanremo ed ho tagliato il traguardo con 6 secondi di vantaggio sul plotone, il massimo!». Erich Mächler, unico svizzero insieme a Fabian Cancellara (nel 2008), a vincere la «classicissima di primavera», rivive un’impresa titanica, costruita in 280 chilometri condotti quasi in solitaria in 7.00’52” alla media di 41,914 km/h, nella corsa in linea più lunga al mondo.
Oggi si gusta la gara in TV
Oggi, come ogni anno da quel magico 21 marzo 1987, l’ex ciclista lucernese si siederà davanti al televisore per gustarsi la sua Sanremo. «Non ne manco una – sorride il simpatico Erich – anche se devo confessare che non seguo più tanto il ciclismo».Mächler era partito fra 265 ciclisti di 24 Paesi e riuscì a battere i favoriti dell’epoca come il campione del mondo Moreno Argentin, il vincitore del 1986 Sean Kelly, Jean-François Bernard e gli esperti Francesco Moser, Giuseppe Saronni e Guido Bontempi.
«La mia fortuna – rivela il rossocrociato – è stata quella di non avere la radiolina che oggi tanto condiziona le gare di tutti i ciclisti. Ho dato retta al mio istinto, sono riuscito a fare una sparata sul Poggio che mi ha permesso di conservare il mio margine di vantaggio di 15 secondi e quando mi sono girato ai 300 metri sul vialone d’arrivo di via Roma, ho capito che il plotone non sarebbe più rientrato».
Vittorie che cambiano la vita
Una vittoria alla Milano-Sanremo, che oggi propone la sua 110. edizione, cambia la vita di ogni ciclista. La corsa è inserita nelle cinque «classiche monumento» insieme a Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia, e apre la stagione internazionale in grande stile.
«Se vincessi oggi, sarei più ricco in quanto il ritorno d’immagine del ciclismo è aumentato a dismisura. Ma ci sono traguardi che tagli anche gratis, ti restano nel cuore per tutta la vita».
Sulle ali dell’entusiasmo di quel trionfo, Erich Mächler andò a vestire la maglia gialla del Tour de France del 1987 per sette giorni e si consacrò definitivamente al ciclismo mondiale.
«Ci sono successi che mi emozionano anche lontano dalle luci della ribalta. Per me ha un valore speciale pure la tappa conquistata a Bellinzona nel Giro della Svizzera del 1983. Sono particolarmente legato al Ticino e all’Italia, mi piace parlare la vostra lingua appena ne ho l’occasione e la mia natura è sicuramente latina. Sono spesso dalle vostre parti, in Valle Maggia, ma quest’anno andrò in vacanza in Sardegna. Il mio sogno è quello di trascorrere la pensione su quest’isola, comprandomi una piccola casa».
Ciclismo pilotato dalla tecnologia
Oggi Erich Mächler resta un manager realizzato e un padre felice, si è distaccato dall’ambiente della bici e si dedica alla natura e alla montagna. «Qualche chilo l’ho preso – sorride – ma mi ritengo ancora in forma per la mia età. Il ciclismo di oggi è un po’ noioso, i corridori mancano di fantasia e soprattutto di coraggio. Sono in pochi che sanno osare ed offrire spettacolo, ma la colpa è della tecnologia che permette ai direttori sportivi di pilotare le corse».
Il relax ha la priorità. «Gioco a carte con la mia fidanzata Astrid – conclude il vincitore della Sanremo 1987 – e guardo lo sci alla televisione. Faccio il tifo per la Svizzera, ma sono impressionato dai fenomeni alla Marcel Hirscher che fanno del gesto tecnico la perfezione. Seguo anche il calcio, mi godo i Mondiali quando esaltano il bel gioco di squadra. E poi mi piace la buona cucina, la pasta e il risotto in particolare, oltre alla pizza, che a casa mia preparavo per tutta la famiglia in un vero forno da pizzeria».
Per sette giorni maglia gialla al Tour
«Quella maglia gialla che avevo vestito per sette giorni al Tour de France mi aveva fatto conoscere al mondo, ma io sono un tipo tranquillo e non amo tutto quel clamore». Erich Mächler aveva la dinamite nelle gambe quel giorno e non poteva non cogliere quell’occasione irrinunciabile. «Avevamo vinto nella cronosquadre di Berlino e nella tappa seguente verso Stoccarda ero entrato nella fuga buona in cui c’era anche Acacio Da Silva. Restammo io e il portoghese e collaborammo senza esitazioni: era chiaro, io avrei preso la maglia e lui la tappa. E fu così».
Il ciclista lucernese, fra i mostri sacri del ciclismo svizzero a contare più «maillot jaune” (7 contro le 11 di Hugo Koblet, le 12 di Ferdy Kübler e le 29 di Fabian Cancellara), avrebbe potuto prolungare il suo record personale, ma una foratura lo mise fuori gioco. «Nella lunga cronometro di Futuroscope di 87 km – precisa il corridore della Carrera – mi stavo difendendo bene dall’attacco del mio compagno di squadra Stephen Roche, poi la ruota andò a terra e la maglia svanì». Vinse l’irlandese che poi conquistò anche la vittoria finale in quel Tour indimenticabile per Erich Mächler.
I suoi figli Raul (28 anni), Lara (25) e Lorin (18), fanno fatica a cogliere le imprese del passato, ma quando i tifosi fermano il loro papà per strada per celebrare le vittorie alla Grande Boucle e alla Sanremo, capiscono che qualcosa di speciale è stato compiuto. «Viene fuori l’orgoglioso verso il padre – sorride Erich –. Lorin ha corso per quattro anni nel VC Hochdorf ed è più sensibile al discorso ciclismo». Oggi, l’uomo dei 300 km a tutta come in quella inimitabile «classicissima di primavera», è sempre in sella. «Esco con la mia fidanzata Astrid il sabato e la domenica, naturalmente con la bici da corsa. Andatura tranquilla per due o tre ore. Ma quando arriva la salita, Astrid mi stacca – ride –. Non ho più la gamba del Poggio».
Da sapere
Gara speciale
Erich Mächler, professionista dal 1982 al 1995, è nato a Hochdorf (Lucerna) il 24 settembre 1960 ed è stato il primo svizzero, nel 1987, a vincere la Milano-Sanremo. Nella sua carriera, trascorsa prevalentemente in Italia con lo squadrone della Carrera di Davide Boifava, ha ottenuto 26 successi ed ha vestito per 7 giorni la maglia gialla al Tour de France del 1987. Oggi è impegnato professionalmente per la Coca Cola».
Con la carrera
Oltre alle 6 vittorie di quella straordinaria stagione, Mächler si è ripetuto l’anno dopo, nel 1988, con 7 successi per la gioia di tutti i tifosi italiani. «Mi sono sempre sentito a casa alla Carrera, c’era un ambiente incredibile. Vivevo in una grande famiglia». Il campione nazionale, che ha conquistato la maglia rossocrociata nel 1984, ha corso per 8 anni in Italia, 7 in Svizzera (Royal-Wrangler, Cilo-Aufina, Helvetia, Wheeler e Parkpre) e due con la squadra giapponese della Inoak-Deki.
Il palmarès
Nel suo palmarès figurano pure una tappa al Tour de France del 1986 sul mitico Puy de Dôme e una cronosquadre nel 1987, due vittorie e la generale alla Tirreno-Adriatico del 1988 e una frazione nel 1989, e due successi di tappa al Delfinato (1986 e 1987). Erich Mächler si è messo in luce pure a Bellinzona, dove ha vinto nel Giro della Svizzera del 1983.