Bertaggia, energia coinvolgente: «Ma non mi prendo meriti per l'esplosione di Innala»

Con 7 punti nelle ultime 3 partite, il Lugano è finalmente in fiducia. Alessio Bertaggia lo è da inizio stagione. Nelle prime 5 giornate, ha segnato 4 reti. Tutte preziose. Partito in quarta linea con Tanner e Zanetti, dal 29 settembre è stato promosso al fianco di Thürkauf e Innala. Curiosamente, da allora la sua produzione offensiva ha rallentato. Ma la sua energia, unita a quella del capitano, ha contribuito a ridestare l’ala finlandese. Da quando gioca in quel terzetto, infatti, Innala ha segnato 7 gol in 6 gare. E stasera, alla Cornèr Arena contro il Davos, indosserà per la prima volta il casco giallo di topscorer. «Il merito è tutto suo, non mio o di Calvin», afferma Bertaggia. «Jere è un giocatore eccezionale. Le sue prestazioni recenti sono il frutto del suo duro lavoro. È molto esigente con sé stesso. Il desiderio di migliorare e un pizzico di fortuna in più gli hanno permesso di trovare gol e fiducia. Non direi che la nostra linea abbia segreti particolari: cerchiamo di supportarci a vicenda, per il bene di ognuno e della squadra. Il mio ruolo, che sia in prima o quarta linea, non è molto diverso. Cambiano le responsabilità. E soprattutto le caratteristiche dei compagni. Il trucco è sapersi adattare, imparando a leggere ogni situazione. Ma la sostanza del mio lavoro è sempre la stessa e si basa sull’onestà: so cosa lo staff si aspetta da me e so cosa devo fare per aiutare la squadra. Poi, non lo nego, sono contento di avere tanto spazio, anche in power-play. Credo che sia l’obiettivo di ogni giocatore. Cerco di sfruttare la mia chance e di cavalcare l’onda finché c’è. Ma se un giorno dovessi tornare in quarta linea, non avrei problemi. Continuerei a tirare dritto, con il solo obiettivo di rendermi utile. In una stagione arrivano sempre i periodi difficili, ma al momento sto bene. Spero solo che Calvin e Jere siano ancora contenti di giocare con me (ride, ndr.)».
L’effetto Robert
Sabato scorso, il Lugano ha abbracciato Robert Mayer. Alessio Bertaggia lo conosce bene, avendo vinto con lui il titolo del 2023 a Ginevra. «È un ottimo portiere, particolarmente attivo e atletico. Riesce a muoversi molto in fretta tra i pali: anche quando pensi di averlo superato, lui ritrova subito la posizione. Contiamo molto su di lui, così come su Schlegel. Abbiamo due portieri di grande esperienza e la loro concorrenza può farci soltanto bene».
Tomas Mitell non si è fatto problemi a gettare Mayer nella mischia a Bienne, dove il portiere ha incontrato la squadra appena prima di scendere in pista: «Schlegel - spiega il tecnico svedese - aveva disputato 8 gare su 9, dunque aveva senso concedergli una pausa. Ora giocheremo due partite in due giorni (sabato a Friburgo, ndr.) e probabilmente li alterneremo. Dopodiché, subentrerà la concorrenza. Se uno dei due dovesse imporsi con prestazioni straordinarie, tanto meglio per noi».
Robert Mayer ama giocare il disco con il bastone: «Questo dovrebbe aiutare i difensori a far ripartire le azioni», osserva Mitell. «Certo, aumentano anche le possibilità di sbagliare, ma questo stile fa parte della sua personalità: vuole essere coinvolto. Se ogni tanto dovesse arrivare qualche errore, potrebbe comunque valerne la pena. Speriamo di evitarli, ma sono convinto che la squadra non avrà problemi ad adattarsi alle sue caratteristiche».
Il futuro di Shore
Con l’infortunio di Dahlström, Mitell non dovrà scegliere lo straniero da lasciare in tribuna: «Non vorrei mai vedere un mio giocatore in infermeria, ma non è facile dire a qualcuno di accomodarsi in tribuna. Abbiamo parlato con i nostri import, dicendogli che li apprezziamo tutti. Non sappiamo quanto resterà fuori Calle, forse una settimana, forse due o tre. In questo periodo, gli altri saranno sicuri di giocare e questo potrebbe dare loro un po’ di fiducia». Ne ha bisogno soprattutto Kupari, il meno convincente. Dopo una stagione trascorsa in infermeria, il finlandese era stato il migliore nei playoff contro lo ZSC. Cosa gli sta succedendo? «Innanzitutto, il livello complessivo dei nostri stranieri si è alzato. E con esso la concorrenza. In primavera, rientrando dall’infortunio, aveva giocato i playoff senza nulla da perdere. Ora deve ritrovare il ritmo. Non sta giocando male, deve forse vincere qualche duello in più e trovare rimbalzi favorevoli. Ci sta lavorando». Decisamente più tangibile il contributo di Nick Shore, il cui contratto scade a fine ottobre: «Non spetta a me decidere il suo futuro, ma il fatto che io lo abbia sempre schierato nelle ultime 8 partite la dice lunga su ciò che penso di lui. È un centro intelligente, bravo nei passaggi e nella lettura del gioco. Insomma, mi piace. Ci dà qualcosa di diverso». Il disco passa a Janick Steinmann.
