Borradori: «Con l’Ambrì il mio sogno è diventato realtà»

Il 25 novembre del 2025 Nathan Borradori faceva il suo primo «rookie lap» sulla pista degli ZSC Lions. Quel giorno, tuttavia, non calcò il ghiaccio della Swiss Life Arena. Il destino aveva deciso di farlo attendere, per permettergli di debuttare davanti al pubblico di casa. Dopo le emozioni del Mondiale U20 in America, il 19.enne ha esordito con la maglia biancoblù contro il Losanna. Ci ha raccontato com’è andata.
Nathan, torniamo a martedì sera, quando al cospetto del Losanna hai segnato il tuo debutto con la maglia dell’Ambrì Piotta.
«Si è avverato un sogno. Quel sogno che avevo fin da bambino di poter giocare in una prima squadra e con una pista piena. Il fatto che fossero presenti anche i miei famigliari e amici non ha fatto altro che rendere ancor più bello il tutto. È vero, sono sceso in pista per soli due cambi, ma meglio che niente. Spero in futuro di riuscire a guadagnare sempre più minuti».
Ti ricordi che emozione hai provato al momento del primo cambio? O meglio, c’era dell’emozione o l’adrenalina della partita ha nascosto il resto?
«Quando DiDomenico ha preso la penalità di partita l’allenatore mi ha urlato che dovevo stare pronto. Ecco, in quel momento ho sentito un po’ di pressione sulle spalle. Ma quando è arrivato il mio turno ero completamente focalizzato sulla partita e ho lasciato stare tutto il resto».
La Gottardo Arena è famosa per il sostegno particolarmente caldo che regala ai suoi beniamini. Com’è il tifo visto dalla tribuna rispetto a quello vissuto in pista?
«Tra il pubblico si sente molto di più l’atmosfera. Quando invece la si vive dalla panchina è come se scomparisse. Si presta attenzione solo ai compagni o alle parole dell’allenatore. Si è completamente focalizzati sul gioco. Ciò che accade attorno al ghiaccio non esiste».
Martedì hai debuttato, ma non era la tua prima volta in panchina. Il 25 novembre dell’anno scorso sei stato convocato per la prima volta con i biancoblù, per la partita contro lo Zurigo. Chi è stata la prima persona a cui l’hai detto?
«L'ho scritto sulla chat della mia famiglia. E poi ho chiamato un mio amico, che mi aveva detto che non sarebbe più andato alla Gottardo Arena finché non avessi vestito anche io questa maglia. Tutto qui. Non sono il tipo che sbandiera i propri successi ai quattro venti (sorride, ndr)».
Hai giocato anche in Swiss League, per i Bellinzona Snakes. Hai percepito la differenza di categoria con la National League?
«Assolutamente. Il gioco è molto più veloce e anche più fisico. Ripeto, ho fatto solo due cambi, ma questi aspetti si avvertono molto bene anche solo dalla panchina. Cercherò di adattarmi (sorride, ndr)».
C’è qualcuno in spogliatoio che ti ha preso sotto la sua ala, dandoti qualche buon consiglio?
«Il capitano Dani (Grassi, ndr) mi ha dato una grande mano. Mi ha caricato anche solo con una pacca sulle spalle o una bastonata amichevole sulle gambe. Citerei pure Isa e Zac (i fratelli Dotti, ndr), così come anche gli altri giovani e i ticinesi della squadra. In generale, ad ogni modo, tutta la squadra mi ha dato un buon supporto e mi sono trovato molto bene».
Ecco appunto, hai citato i giovani. C’è della competizione tra voi?
«Quando si entra nel mondo del professionismo è inevitabile che si crei anche un po’ di competizione, ma di quella sana. Se qualcuno viene convocato vuol dire che se lo è meritato. Tutti dobbiamo continuare a lavorare per guadagnarci un posto in squadra».
Recentemente sei stato impegnato anche con la Svizzera U20. Che sensazioni provi quando vesti la maglia rossocrociata?
«Giocare per la Svizzera è tutt’altra emozione. Per lo meno per me lo è. Prima di tutto perché in squadra abbiamo praticamente tutti la stessa età, un aspetto che ci unisce molto. In secondo luogo perché significa scendere in campo per rendere fiero il tuo Paese. Quello della Nazionale e quello di club per me sono davvero due mondi diversi».
A inizio gennaio si è concluso il Mondiale U20, a cui hai preso parte anche tu. Ci racconti come è andata?
«È stata l’esperienza hockeistica più bella della mia vita. Siamo stati in America per un mese, trattati come professionisti e immersi in un ambiente pieno di giovani incredibili, molti di questi draftati in NHL. Abbiamo potuto giocare all’interno di piste del massimo campionato statunitense, contro giocatori pazzeschi. Il percorso della Svizzera si è concluso ai quarti di finale, ma è stata un’avventura ineguagliabile».
L’America è un sogno anche per te?
«Sicuramente, ma cerco di essere realista. Diciamo che è un sogno molto lontano e che al momento non è un obiettivo (altro sorriso, ndr)».
I tuoi punti di forza e quelli che invece devi ancora perfezionare?
«Mi reputo un giocatore da quarta linea, che porta tanta intensità e velocità sul ghiaccio. Dove posso migliorare? Capire meglio e più rapidamente il gioco. Ho ancora parecchio lavoro da fare per ambientarmi tra gli adulti della prima squadra».
Non c’è dunque nemmeno un aspetto negativo, fino ad ora, della tua permanenza nello spogliatoio leventinese?
«L’anno scorso ho concluso il mio percorso alla Scuola di commercio di Bellinzona e ora sto facendo il militare. L’unica pecca direi quindi che sia la difficoltà nell'incastrare gli impegni. Non è sempre facile, ma fortunatamente i miei superiori sono comprensivi e flessibili. Possiedo inoltre la Talent card, ovvero il permesso speciale per gli sportivi d’élite, che mi consente di raggiungere la squadra in ogni momento. E poi c’è la lingua. Diciamo che l’inglese non è ancora il mio pane quotidiano, ma riesco comunque a farmi capire (ride, ndr)».
Compirai 20 anni il prossimo 11 agosto. Il Nathan Borradori di qualche anno fa avrebbe mai creduto che il 24 febbraio 2026 avrebbe esordito in biancoblù?
«Forse no. Da quando sono entrato tra gli juniores e ho debuttato anche in Swiss League la cosa si è però fatta via via più concreta. Anche il mio percorso con la Nazionale mi ha soddisfatto parecchio. Sapevo di lavorare bene e speravo nell’esordio con l’Ambrì. Non mi aspettavo però sarebbe successo contro il Losanna. Quella sera tutto si è svolto in modo molto casuale».
Jussi Tapola: «Dovremo essere costanti e intelligenti»
L'Ambrì Piotta è carico di energie positive dopo la bella vittoria strappata in rimonta contro il Losanna. Dopo il primo periodo, tuttavia, i biancoblù erano sotto di due reti. Ottima, invece, è stata la seconda frazione leventinese. Cosa è successo nello spogliatoio alla prima pausa? «Ho semplicemente detto ai ragazzi di restare fedeli al nostro piano di gioco. Anche se il risultato non ci era favorevole avevamo ancora tempo per provare soluzioni alternative che avevamo testato in allenamento. Ho ricordato loro di giocare con e senza il disco e di farlo con coraggio, così che ciascuno di loro avesse il proprio carico di responsabilità da portare. Ognuno ha fatto un passo avanti, e così abbiamo girato la partita«.
Questa sera servirà un'altra prestazione di livello per superare la capolista Davos e portare a casa altri punti preziosi in ottica salvezza. «Il segreto sarà essere costanti e intelligenti. Abbiamo cercato di lavorare sui dettagli e sul forechecking».
