Hockey

Borradori: «Sono un tipo tranquillo, ma in pista mi trasformo»

L'assistente capitano dell'Ambrì Piotta ci racconta la sua rapida crescita tra le fila biancoblù e il segreto dietro il secondo posto dei leventinesi
Nathan Borradori guida il «geyser sound» sotto la curva dei tifosi biancoblù. © Keystone/Andrea Branca
Maddalena Buila
27.10.2026 06:00

Lo scorso 24 febbraio debuttava con la maglia dell’Ambrì Piotta all’età di 19 anni. Sette mesi dopo ha cominciato la stagione 2026-27 con addosso la “A” di assistente capitano. Nathan Borradori ci racconta la sua rapida crescita, le sue ambizioni e quelle dei biancoblù.

Nathan, innanzitutto come stai?

«Molto bene. Questo inizio di stagione è sicuramente positivo per noi, quindi non c’è motivo di lamentarsi (sorride, ndr)».

Ormai è la domanda di rito che da inizio stagione vi attanaglia. La chiedo anche a te: qual è il segreto dietro il secondo posto in solitaria dell’Ambrì Piotta?

«Credo che alla base di tutto ci sia il duro lavoro. Dal primo all’ultimo, tutti i giocatori danno il 100% a ogni allenamento e in ogni partita. È quello che ci chiedono gli allenatori. Inoltre, siamo un gruppo unito, con un bell’ambiente all’interno dello spogliatoio, e questo ci aiuta sicuramente ad andare avanti nella giusta direzione».

Hai esordito con i leventinesi soltanto sette mesi fa in una partita contro il Losanna alla Gottardo Arena. In quell’occasione ci avevi raccontato la tua emozione nello scendere per la prima volta sul ghiaccio con la maglia biancoblù. La tua crescita all’interno del club è stata rapidissima. Questa stagione l’hai cominciata con la “A” di assistente capitano ricamata sulla casacca. Te lo aspettavi?

«Sinceramente no (sorride, ndr). È successo tutto molto rapidamente. Non mi aspettavo nemmeno di giocare nel finale della scorsa stagione, e invece è andata così. Stavo lottando per conquistarmi un posto in squadra e, per il momento, ci sono riuscito. Questo mi dà molta fiducia. Cerco comunque di non lasciarmi condizionare dalle pressioni esterne, ma quando sento di dover dire la mia, nello spogliatoio o in panchina, lo faccio senza problemi. Inoltre questo ruolo mi aiuta ad avere maggiore fiducia in me stesso».

Ti trovi anche a confrontarti con molte interviste e con persone che vogliono conoscere la tua opinione. Un cambiamento che ti ha un po’ spiazzato o che ti ha fatto piacere?

«All’inizio non ero sicuramente abituato, ma fa parte dell’ingresso in questo mondo, in cui anche i media e i giornalisti hanno un ruolo importante. Devo dire che mi interessa soprattutto ascoltare quello che mi dicono i compagni e conoscere le loro opinioni. Non do invece troppo peso a tutto il resto, a volte mi faccio semplicemente una risata e vado avanti (altro sorriso, ndr)».

Che tipo di assistente capitano è Nathan Borradori?

«Nello spogliatoio sono piuttosto tranquillo e tendo anche a farmi un po’ gli affari miei, pur parlando con tutti. In panchina, invece, mi piace motivare la squadra e portare energia sul ghiaccio. Cerco di dare una scossa alla partita, magari con un cambio efficace o portando il disco in zona offensiva, per provare a cambiare l’inerzia del gioco».

A livello personale, sei soddisfatto del tuo inizio di stagione?

«Direi di sì. Ho il mio minutaggio, le mie responsabilità e sto cercando di migliorare le mie qualità, puntando soprattutto sull’energia e sulla semplicità del mio gioco. Naturalmente, mi piacerebbe anche finire qualche volta sul tabellino dei marcatori (sorride, ndr), ma questa è pur sempre la mia prima stagione. Al momento non mi preoccupo troppo dei punti, voglio soprattutto sviluppare il mio gioco e, con il tempo, migliorare anche dal punto di vista realizzativo».

Se potessi rubare una qualità a un tuo compagno di squadra, quale sceglieresti e a chi?

«Vorrei il tiro di Järventie, ma anche tutta la sua tecnica (altro sorriso, ndr)».

Fuori dal ghiaccio sei la stessa persona che in partita?

«In pista mi lascio coinvolgere molto dalle emozioni. Fuori, invece, sono una persona diversa. Sono tranquillo e tendo a stare per conto mio. Direi che, sotto questo aspetto, sono quasi l’opposto di quello che si vede durante le partite».

Dunque chi ti conosce meglio, i tuoi familiari o i tuoi compagni di squadra?

«Sicuramente la mia famiglia (ride, ndr). Mi conoscono da vent’anni e sanno come reagisco alle partite. Quando torno a casa e non sono soddisfatto, se ne accorgono subito e mi chiedono cosa sia successo. Allo stesso modo, capiscono quando le cose vanno bene».

Questa sera, alla Gottardo Arena, arriva il Bienne. Che tipo di partita ti aspetti?

«È una squadra molto forte tecnicamente, capace di essere pericolosa soprattutto nelle ripartenze. Mi aspetto quindi una partita molto combattuta ed equilibrata. Hanno tanta qualità e possono punirti anche al minimo errore, perciò dovremo essere concentrati per tutta la gara».

Sabato sera si giocherà invece un derby da tutto esaurito alla Gottardo Arena, che vedrà opposte due formazioni che stanno vivendo inizi di stagione agli antipodi…

«Per ora pensiamo a una partita alla volta. Stasera affrontiamo il Bienne e venerdì ci aspetta lo Zurigo, prima di concentrarci sul Lugano. Affrontiamo ogni avversario allo stesso modo, senza guardare troppo la classifica. D’altronde basta un fine settimana negativo per scendere e uno positivo per risalire. In questa fase la posizione in graduatoria conta relativamente. Il derby, ad ogni modo, è sempre il derby e le emozioni saranno forti. Dovremo però essere bravi a non farci condizionare e a mantenere il controllo della partita».