Cadieux: «Questi ragazzi mi rendono il lavoro facile»

Quando si presenta ai microfoni, Jan Cadieux ha ritrovato la calma. Negli ultimissimi scampoli della semifinale, il tecnico rossocrociato se l'è presa con l'omologo norvegese, Petter Thoresen. «Gli ho detto quel che pensavo del loro comportamento negli ultimi cinque minuti della partita, giocati in modo sporco nonostante perdessero 6-0 e sapendo che noi domani abbiamo una finale da disputare. La considero una totale mancanza di classe». Fortunatamente non si è fatto male nessuno. E la Svizzera può festeggiare, in attesa di conoscere il nome dell'avversario da affrontare nella gara per l'oro (Canada o Finlandia). «La sfida con la Norvegia poteva essere una trappola», afferma Cadieux. «C'era molta pressione, ma la mia squadra ha mostrato una grande maturità nella gestione della partita. All'inizio eravamo un po' nervosi, le gambe non giravano come avremmo voluto, ma quando vedo la fiducia e la serenità sul volto dei ragazzi, il mio lavoro diventa più facile. Si tratta solo di rimanere tranquilli e pazienti. È una cosa di cui abbiamo discusso molto con il gruppo».
A sbloccare la partita con la rete dell'1-0 alla fine del primo tempo ci ha pensato Christophe Bertschy, che un mese dopo essersi laureato campione svizzero con il Friburgo vivrà un'altra serata speciale. Sperando nello stesso lieto fine. «È fantastico. Era il nostro obiettivo sin dall'inizio del torneo, quello per cui abbiamo lavorato per tanto tempo. Alcuni miei compagni hanno iniziato la preparazione da otto settimane. Ora ci resta una partita in cui dare tutto e mostrare ciò di cui siamo capaci. Poco importa chi affronteremo. Credo che giocando come abbiamo fatto fin qui, avremo una buona chance di vincere. La fase preliminare ci ha dato tanta fiducia e ci ha permesso di cavalcare l'onda contro la Svezia nei quarti e la Norvegia in semifinale». La rete di Bertschy è stata preziosissima: «Rientrare nello spogliatoio con un gol di vantaggio, dopo un primo tempo oggettivamente complicato, è stato positivo. Inizialmente non mi ero neanche accorto di aver segnato, perché il disco ha colpito l'asta prima di entrare. Poi ho visto tutti i miei compagni e i tifosi esultare e ho capito. I norvegesi sono partiti forte, mettendo pressione, giocando in modo fisico e creando alcuni pericoli. Lo hanno fatto da inizio torneo, non per nulla sono arrivati fino a qui. Ma noi non ci siamo destabilizzati, vincendo grazie a un grande lavoro di squadra».
Nino Niederreiter giocherà la sua quinta finale iridata. È lui l'unico svizzero ad aver collezionato i quattro argenti nel 2013, 2018, 2024 e 2025. Ora, evidentemente, vuole il metallo più prezioso. «Quasi tutte le finali giocate in passato sono state estremamente combattute, una è finita ai rigori, una - lo scorso anno - ai supplementari. Sappiamo come giocare una partita accorta, ma non possiamo permetterci di restare sulla difensiva. Dobbiamo andare a prenderci la vittoria».
