National League

C'erano una volta i canadesi: così è cambiata la geografia del nostro hockey

A quattro settimane dall’inizio del massimo campionato, le 14 squadre hanno messo sotto contratto 92 stranieri - Il 65% arriva da Finlandia e Svezia, con 30 giocatori a testa - I rappresentanti della foglia d’acero sono appena 13: nel 2021-22 erano il 42%
© Keystone/Melanie Duchene
Fernando Lavezzo
18.08.2026 06:00

Il campionato svizzero di hockey continua a perdere le foglie d’acero. Gli stranieri canadesi in National League sono ormai una minoranza, soppiantata dalla massiccia presenza di svedesi e finlandesi. Lo avevamo già scritto tre anni fa, ma la caduta non si è arrestata. Anzi, nonostante la ripresa registrata nel 2025-26, il fenomeno si è ora accentuato.

Numeri significativi

A quattro settimane dall’inizio del campionato 2026-27, le 14 squadre di National League hanno messo sotto contratto 92 stranieri. Ebbene, solo 13 sono canadesi, pari al 14,1%. Un dato in calo rispetto a un anno fa (21 stranieri su 99, pari al 21,2%), ma in linea con l’inizio della stagione 2024-25, quando la flessione si era già manifestata con chiarezza (13 stranieri su 94, pari al 13,8%).

Da qui al debutto del 15 settembre il mercato registrerà alcune scosse d’assestamento, ma la tendenza è segnata. Svezia e Finlandia, con 30 giocatori a testa, occupano insieme il 65% dei posti riservati ai rinforzi d’importazione. Per entrambi i Paesi nordici si tratta di una conferma. Un anno fa gli svedesi in National League erano 29 (29,3%), due anni fa 30 (31,9%) e tre anni fa 25 (27,1%). I finlandesi erano 28 nel settembre del 2025 (28,3%), 30 nel 2024 (31,9%) e 28 nel 2023 (30,4%). Eppure, fino a subito dopo la pandemia, le gerarchie erano decisamente diverse.

La vecchia geografia

Nel settembre del 2019, alla vigilia di un campionato che si sarebbe chiuso senza playoff a causa del coronavirus, le squadre potevano schierare solo 4 stranieri e i canadesi erano 17 su 55, pari al 30,9%. Gli svedesi erano 12 (21,8%) e i finlandesi solo 9 (16,3%), superati dagli statunitensi (10, pari al 18,2%). All’inizio della stagione 2020-21, andata in scena senza spettatori, i canadesi erano ancora in superiorità numerica: 15 su 48 (31,2%), contro 13 svedesi (27,1%), 9 statunitensi (18,7%) e appena 7 finlandesi (14,6%). Nel 2021-22, nell’immediato post-COVID, i canadesi erano addirittura 23 su 57, pari al 41,8%, contro 13 svedesi (22,8%), 6 finlandesi (10,5%) e 5 statunitensi (8,8%). Il canto del cigno.

Le nuove regole e la guerra

A cambiare le carte in tavola, in vista del campionato 2022-23, ci pensano alcuni eventi distinti. Sportivi e non. Da una parte l’aumento del numero di squadre in National League (da 13 a 14) e di stranieri schierabili (da 4 a 6); dall’altra l’invasione russa in Ucraina. La guerra sottrae alla KHL decine di giocatori finlandesi, svedesi e cechi, molti dei quali si rivolgono al nostro campionato. I soldi della KHL si riversano sul mercato nordamericano, visto che numerosi canadesi si fanno meno problemi a giocare in Russia durante il conflitto. Ma non è tutto. Per una questione di tetto salariale, diversi canadesi che sarebbero stati perfetti per il mercato elvetico, riescono a strappare dei contratti interessanti in Nordamerica, accettando di giocare in un farm team.

Boom nordico

Nel settembre del 2022, la geografia dell’hockey svizzero appare dunque stravolta. In un solo anno, si passa da 57 a 90 stranieri. I finlandesi salgono da 6 a 23 (!), raggiungendo così i canadesi, che dal canto loro pattinano sul posto. Crescono anche gli svedesi, da 13 a 20, ma pure i cechi (da 4 a 7) e gli statunitensi (da 5 a 9). Un anno dopo, il Canada scivola in terza posizione con 19 giocatori, dietro ai 28 finlandesi e ai 25 svedesi. Nel settembre 2024 la rivoluzione si completa: 30 finlandesi, 30 svedesi e appena 13 canadesi, con un boom di cechi (10) e un calo di statunitensi (6). Come detto, nel 2025 i canadesi risalgono la china (21 giocatori), ma un anno dopo – storia di queste settimane – scendono di nuovo a 13.

Modelli vincenti

A indirizzare le scelte dei direttori sportivi verso il Nord Europa ci sono anche ragioni tecniche. Del resto, i modelli vincenti degli ultimi anni (lo Zugo del 2021 e 2022, il Ginevra del 2023, lo Zurigo del 2024 e 2025, il Friburgo del 2026) parlano a favore di determinate scuole hockeistiche: Svezia e Finlandia su tutte. Oggi, sulle panchine di NL, resistono 5 allenatori canadesi: Josh Holden a Davos, Geoff Ward a Losanna, Claude Julien a Zurigo, Serge Aubin a Berna e lo svizzero-canadese Christian Dubé a Bienne. Ma anche le loro squadre hanno pochi canadesi: Lemieux e Tambellini a Davos, Miller e Caggiula a Losanna, Grant a Zurigo, Mitchell a Berna, Skinner a Bienne.

Due ad Ambrì, zero a Lugano

Persino l’Ajoie, che nel 2023-24 si presentava ai nastri di partenza con 6 canadesi e uno statunitense, ha completato la sua rivoluzione nordica. Oggi ha sotto contratto 5 finlandesi e un solo canadese, l’ex bianconero Daniel Carr. Le squadre con più canadesi sono Ambrì Piotta, Davos e Losanna, con 2 a testa. Lo scorso settembre i biancoblù ne avevano ben 5. Il Lugano ha in rosa 2 statunitensi, ma partirà senza canadesi. Non capitava dalle stagioni 2015-16 e 2016-17, quando Maxim Lapierre si unì ai bianconeri in corso d’opera.

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