Così il Lugano si penalizza da solo

Che patatrac. Per 26 minuti, il Lugano ha contenuto il Friburgo, conducendo 1-0 grazie alla rete ottenuta da Fazzini in power-play al 17’. La situazione era sotto controllo, tutto appariva nella norma. Poi, però, si è spenta la luce. A premere l’interruttore al 27’ è stato Rasmus Kupari, con una carica in zona offensiva ai danni di Seiler. Il finlandese, oltre a non rendersi particolarmente utile, sta diventando persino dannoso. Gli arbitri gli hanno rifilato cinque minuti di penalità, perché il bianconero ha saltato con entrambi i pattini. Un gesto totalmente inutile. Una sciocchezza che è costata carissima ai suoi compagni. Il Friburgo ha segnato due volte in 5 contro 4, poi – come se non bastasse – è arrivata un’altra penalità evitabile, quella di Alatalo. In doppia superiorità numerica, ecco il 3 a 1 e infine, di nuovo a 5 contro 4, la quarta segnatura burgunda. Tutto questo scempio nello spazio di una manciata di minuti. Pochi giri d’orologio che hanno buttato al vento un’intera giornata. Ormai ininfluente, la seconda parte della gara è diventata pura cosmetica.
E il time-out?
Misteriosa anche la passività di coach Tomas Mitell, che non ha chiamato il time-out nel momento più delicato. Malissimo le penalità incassate, ma pessimo pure il box-play, troppo molle e arrendevole. Alessio Bertaggia, infatti, è visibilmente deluso: «Il Friburgo è un’ottima squadra e se incassiamo così tante penalità, le probabilità di successo vengono meno. Ma è un discorso che vale contro qualsiasi avversario del nostro campionato. Dobbiamo cercare di limitare il numero di penalità a tre per incontro. O anche meno. Ci sono ovviamente sfide caratterizzate da più infrazioni, ma in quei casi tocca al box-play fare uno step in più e salvare il momento».
Eppure, tutto è avvenuto in un attimo in cui il Lugano era in controllo e in vantaggio. Non c’erano segnali di un simile cortocircuito. «Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, possiamo dire che a parità numerica sul ghiaccio ci siamo comportati bene», afferma Bertaggia. «Ci siamo, il gioco è buono, vinciamo i duelli, giochiamo alla pari o meglio degli avversari. Bisogna limitare le penalità, causate da un mix di elementi: mancanza di concentrazione, eccesso di foga. O magari da un errore arbitrale. Ci sono sempre piccoli fattori, non tutti sono controllabili, ma è imperativo trovare delle soluzioni».
Kupari è uno straniero, Alatalo ha un’immensa esperienza. Entrambi sono stati all’origine del naufragio. Un’aggravante? Non per Alessio Bertaggia. «Non bisogna puntare il dito contro determinati compagni di squadra. A volte sono loro a commettere fallo, altre volte io, oppure altri compagni. Possono capitare queste penalità, e allora mi ripeto: sta al box-play salire di un gradino. Un buon penalty killing ti dà forza e inerzia per continuare».
Non dimenticare
A questo punto, è giusto rimuginare, oppure è meglio dimenticare tutto e pensare alla prossima sfida? «La soluzione, dopo queste ultime due partite senza punti, non penso sia quella di dimenticare», dice Bertaggia. «Siamo adulti, bisogna prendere queste situazioni di petto. È necessario analizzare quanto è successo al video e cercare di migliorare determinati aspetti. Si vince e si perde tutti insieme, dobbiamo aiutarci l’uno con l’altro e progredire già in vista della sfida di martedì a Ginevra». Già, perché il programma è fitto e sarà vitale recuperare le forze. «È così, sarà fondamentale riposare bene, prendersi cura del proprio corpo e restare nel presente, senza pensare troppo indietro, né avanti».
Schlegel abbandonato
Privo degli infortunati Müller e Dahlström, Mitell ha riproposto Schlegel tra i pali dopo due partite trascorse in panchina. L’estremo difensore ha quasi fatto compassione nel momento del disastro, lasciato al suo destino. «Abbiamo subito cinque reti con l’uomo in meno, Niklas a parità numerica ha disputato un’ottima partita, parando tiri molto difficili. Rimane un ottimo portiere, è importante per noi e più in generale per l’intero spogliatoio», conclude Bertaggia.
Tocca ai leader
Una cosa è sicura, urge una metamorfosi: non è la prima volta che il Lugano si concede simili harakiri inspiegabili. Le forze spese il giorno prima contro il Davos di fronte a un Friburgo riposato non possono essere usate come alibi per giustificare alcune amnesie e la mancanza di lucidità che porta a compiere atti e gesti incomprensibili. Tomas Mitell dovrà trovare la ricetta e riportare al più presto maggior disciplina all’intero gruppo. Troppi singoli sono ancora degli oggetti misteriosi, ad esempio Olle Lycksell, il quale non riesce ancora a dare l’apporto sperato e continua a essere per certi versi troppo timido. La squadra tende a perdersi e a vanificare tutto il lavoro svolto in precedenza, i leader devono emergere maggiormente. L’impressione è che manchi ancora un po’ di sana cattiveria agonistica, quella che propone su tutti Giovanni Morini. Cattiveria agonistica che però va dosata e applicata a regola d’arte, senza sfociare in penalità stupide, come quelle di Friburgo.