Ambrì

«DiDo» torna a Rapperswil, dove diventò papà su... FaceTime

Sette mesi dopo quel pazzo 6 marzo, l'attaccante canadese e i biancoblù rendono nuovamente visita ai sangallesi - Una storia di nascite e - si spera - rinascite
© CdT/Gabriele Putzu
Fernando Lavezzo
04.10.2025 06:00

Sono passati sette mesi da quel pazzo giovedì a Rapperswil. Era il 6 marzo. Una serata che Chris DiDomenico non potrà mai dimenticare. Per come è iniziata. Per come è continuata. Per come è finita. Oggi, «DiDo» tornerà lì, in un luogo per lui diventato speciale. Ricordate? Negli scorsi play-in, i biancoblù si recarono a Rappi per la gara di ritorno del primo turno: «Dieci minuti prima del warm-up, seduto nello spogliatoio, mi collegai via FaceTime con il Canada per assistere alla nascita del mio primo figlio, Romeo», racconta il 36.enne attaccante. «Fu un momento molto toccante, ma non credo che stasera riaffioreranno particolari emozioni, perché sarò totalmente concentrato sul lavoro da svolgere», aggiunge. «Ho abbastanza esperienza per poter gestire questa partita come tutte le altre. Ma devo ammettere che quel 6 marzo fu davvero folle».

Un’ora dopo essere diventato papà, il canadese scese in pista e fece la differenza. Sotto 3-2 dopo il pareggio dell’andata, l’Ambrì arrivò sull’orlo dell’eliminazione. Ma al 58’46’’, con Juvonen richiamato in panchina da oltre un minuto e mezzo, proprio DiDomenico segnò il 3-3 che rimandò il verdetto all’overtime, poi deciso da Maillet. «DiDo» festeggiò la sua rete con trasporto, provocando il pubblico locale a modo suo, con le mani portate alle orecchie. Per la serie: «Non vi sento più». Dalle tribune gli piovve addosso di tutto. E dopo i tempi regolamentari, nel mezzo di un’intervista a bordo pista, Cereda lo trascinò via per portarlo al sicuro. La serata si concluse con il giocatore in lacrime, abbracciato a centro pista dai compagni. Sì, terminato il lavoro, Chris poté finalmente lasciarsi andare e buttare fuori le emozioni.

Più calmo, quasi troppo

Dal 6 marzo al 4 ottobre. Dalla nascita di Romeo all’auspicabile rinascita dell’Ambrì. Sullo sfondo c’è sempre lei, la St. Galler Kantonalbank Arena. «Non mi perderò nei ricordi, per quanto belli siano», ribadisce Chris. «Vogliamo cavalcare l’onda del derby e proseguire nella giusta direzione. Battere il Lugano ha fatto molto bene a tutta la squadra, è stato speciale, ma è solo un primo passo e non possiamo accontentarci. Sappiamo cosa dobbiamo fare per risalire la classifica: alla Cornèr Arena siamo stati solidi per 60 minuti e non abbiamo commesso quegli errori che in altre partite, pur non giocando male, ci sono costati molto cari».

Nel derby sono bastati due gol per vincere, ma l’efficacia dell’attacco leventinese – e dei cinque canadesi in particolare – resta insufficiente. Con 0 gol e 3 assist in 9 partite, «DiDo» è lontanissimo dal rendimento dello scorso campionato, quando in biancoblù superò la media di un punto a partita. Anche a livello di emozioni e provocazioni, il 36.enne sembra un giocatore diverso. Più calmo, forse fin troppo trattenuto. Non ha ancora subito penalità, ma il suo gioco – che di emozioni e provocazioni si nutriva quotidianamente – non sembra beneficiarne. «Ho solo avuto un inizio difficile, ma la stagione è lunga e dopo i progressi nel derby voglio continuare a crescere, insieme all’Ambrì. Sto controllando le mie emozioni e credo che sia un bene, perché non ha senso mettere in difficoltà la squadra andando a sedermi sulla panchina dei penalizzati», spiega lui. E se fosse stata proprio la paternità a cambiare il focoso «DiDo»? «Ma no, non c’entra niente: Romeo ha appena 7 mesi e qualsiasi cosa io faccia in pista, lui non verrà a saperla» (sorride, ndr.).

Una bella storia

Martedì scorso, il canadese ha raggiunto le 500 partite in National League. Ma il suo approdo in Svizzera, nel 2014, fu in NLB con il Langnau. Prima ancora, «DiDo» trascorse due anni in Italia, ad Asiago. Un percorso inusuale che lo portò addirittura a vivere una parentesi in NHL con gli Ottawa Senators, nel 2017-18: «A 23 anni lasciai il Nordamerica per dare una scossa alla mia carriera, che aveva conosciuto un inizio un po’ complicato», racconta. «Ad Asiago ritrovai l’amore più genuino per il gioco e questo mi aprì le porte del campionato svizzero. Il resto è storia, e sono grato di continuare a scriverla». Tra nascite e rinascite.