Dieci anni fa i gol del «Fazz» facevano esultare il Rapperswil

Wayne Gretzky con la maglia dei St. Louis Blues, Shaquille O’Neal con quella dei Boston Celtics, David Beckham con i colori del Preston North End. A rivederle oggi, certe immagini sembrano create con l’intelligenza artificiale. E invece sono vere. Come è vera quella di Luca Fazzini in azione con la divisa del Rappi, nel campionato cadetto. Storia di 10 anni fa: il 18 gennaio 2016, l’HC Lugano annunciò di aver prestato ai Lakers il suo giovane attaccante, all’epoca ventenne: «In questo modo, potrà beneficiare di maggiore tempo di ghiaccio», recitava il comunicato. Nel Lugano di Shedden, subentrato a Patrick Fischer da quasi tre mesi, lo sniper di Arzo aveva poco spazio. «Non ero ancora pronto per un posto fisso in National League e per questo motivo, fui proprio io a chiedere di andare a Rapperswil», rivela oggi il «Fazz». «Ai Lakers trovai un ottimo allenatore, Jeff Tomlinson, che mi diede tanti consigli. A introdurmi nell’ambiente fu Leandro Profico, che aveva giocato con me a Lugano. Il livello era ovviamente più basso e questo mi permise di avere la testa più libera a livello offensivo. Non ho mai perso la fiducia in me stesso, ma cambiare aria mi fece davvero bene».
Andata e ritorno
Fazzini debuttò con il Rappi il 19 gennaio 2016, in una pazza sfida contro il Visp, in linea con Steve Mason e Raphael Kuonen. I vallesani andarono sul 4-0 in 33 minuti, poi un assist del «Fazz» per Valentin Lüthi lanciò la rimonta dei Lakers, infine sconfitti ai rigori. Ne tirò uno anche Luca, sbagliandolo. Con il contributo del ticinese (un gol al Winterthur, un altro al Martigny), i sangallesi vinsero quattro delle cinque partite successive. Poi, il 6 febbraio, Fazzini venne richiamato alla Resega, complice l’infortunio occorso a Brunner. Prima della pausa per le nazionali, l’ala momò disputò due gare con il Lugano, poi – il 13 febbraio – tornò ancora a Rapperswil. Firmò due assist nell’ultima giornata di regular season e scese in pista in gara-1 dei quarti di finale contro il Turgovia. A quel punto, con i playoff di National League all’orizzonte, il «Fazz» rientrò definitivamente a casa, giusto in tempo per il derby del 19 febbraio. «Segnai un gol contro l’Ambrì (il provvisorio 2-2 di una sfida vinta 4-2, ndr.) e da quel momento Shedden mi schierò con continuità», ricorda ancora oggi. Dopo quella rete ai leventinesi, Fazzini venne intervistato anche dal Corriere del Ticino: «Giocare regolarmente in B – disse – mi ha permesso di trovare fiducia. Ho anche perso qualche chilo e mi sento in ottima forma». Per poi aggiungere: «Una partita buona non basta per conquistarmi il posto nel Lugano, quindi darò il massimo in ogni occasione che mi si presenterà d’ora in poi».
Fino alla finale
«Fu il vero inizio di tutto», racconta oggi l’attaccante momò, integrato in prima squadra già dal 2013. In quel 2016, i bianconeri raggiunsero la finale, persa contro il Berna. Nei playoff, Fazzini venne utilizzato prevalentemente come tredicesimo attaccante, ma giocò l’ultima sfida della finale, gara-5, in seconda linea, con Maxime Lapierre e Gregory Hofmann. Firmò persino il 2-2 della speranza, poi vanificato dal 3-2 di Derek Roy, che in «shorthand» rubò il disco a Ulmer, per poi andare a trafiggere Merzlikins.
Sempre più forte
Nella stagione seguente (2016-17), nonostante una nuova toccata e fuga in NLB (3 partite con i Ticino Rockets), Fazzini iniziò a scalare le gerarchie bianconere con 16 gol e 10 assist. Un anno dopo l’altro, è diventato indispensabile. In questa stagione, stanno emergendo più che mai le sue doti di playmaker: ha già fornito 23 assist e probabilmente batterà il suo record personale di passaggi decisivi in regular season: 26. «Ho una buona visione di gioco – dice – e quando gli avversari mi marcano, cercare il compagno libero è la cosa migliore». Grazie all’intesa del «Fazz» con Sanford e Canonica, ora il Lugano cercherà di tenere a distanza proprio il Rappi, settimo in classifica. Nessun prestito in programma.
