Ghiaccio bollente

E dal nulla l'Ambrì Piotta creò il «caso Pestoni»

La società leventinese ha deciso di negare uno dei suoi giocatori più rappresentativi alla stampa, per paura di eventuali polemiche - Una scelta incomprensibile che si aggiunge a una lunga lista di pessime decisioni a livello comunicativo
© CdT/Gabriele Putzu
Fernando Lavezzo
10.03.2026 20:30

Da una decina di giorni, chi chiede di poter intervistare Inti Pestoni, veterano e uomo immagine dell’HCAP, viene puntualmente rimbalzato dal cordiale, ma irremovibile, addetto stampa leventinese: «No, lui no». Nessun margine di trattativa. È già successo in almeno tre circostanze: sabato 28 febbraio a Zugo, mercoledì 4 marzo alla vigilia di Ajoie-Ambrì Piotta e di nuovo lunedì a Rapperswil. Dopo l’ultima partita di regular season, in una serata ormai priva di contenuti sportivi, sarebbe stato interessante sentire la voce del «figlio della valle» sull’imminenza dei playout. Un inferno che Inti conosce molto bene, essendosi già scottato in passato, sia con la maglia dell’Ambrì Piotta (l’ultima volta nel 2016), sia con quella del Davos nel 2019. La scelta di ingabbiare l’attaccante ticinese in questo individuale silenzio stampa è della società e non del giocatore (in precedenza era già toccato ad altri). Il motivo? Evitare polemiche. Proprio così. Come se Pestoni, 34 anni, 7 mesi e 2 giorni, padre di tre figli, giocatore di National League dal 2009, amatissimo da compagni e tifosi, interlocutore mai banale, non fosse in grado di gestire qualche domanda scomoda sulla stagione dei biancoblù, sulla serie contro i giurassiani e sul suo ruolo nella squadra di Jussi Tapola.

Dopo la pausa olimpica, il numero 18 è effettivamente finito in sovrannumero tre volte su sei. Ma in un momento così delicato della stagione, con l’interesse della squadra al primo posto, Inti, di polemiche, non ne avrebbe fatte. Del resto, basterebbe osservarlo in allenamento, mentre chiacchiera amichevolmente con il nuovo tecnico finlandese, per capire che tra i due i rapporti sono ancora integri. Insomma, non ci sarebbe stata materia per un nuovo «caso DiDomenico», finito con la separazione «consensuale». Invece, per colpa del club stesso e delle sue strampalate scelte comunicative, adesso esiste un «caso Pestoni». Un autogol a porta vuota di cui la società leventinese non aveva bisogno in questo periodo di pressione (non solo mediatica).

Privare giornalisti e tifosi di una delle voci più interessanti dello spogliatoio leventinese è solo l’ultima delle tante strane decisioni prese dall’HCAP a livello di comunicazione esterna. Tutto, come noto, è iniziato l’8 ottobre, con il divorzio in diretta nazionale tra Filippo Lombadi, Paolo Duca e Luca Cereda. Una sceneggiata che andava evitata. Si è poi passati a un’altra conferenza stampa molto discussa, quella del 17 gennaio, con il CEO Andreas Fischer e il nuovo direttore sportivo Lars Weibel venuti a presentare «una strategia sportiva mai esistita finora», salvo poi riprendere, quasi alla lettera, gli stessi principi di Duca e Cereda: «Essere un club formatore che gioca un hockey veloce e intenso». Si è quindi arrivati alla sera - anzi, alla notte... - del 27 gennaio, quando Eric Landry e René Matte sono stati esonerati subito dopo la partita di Friburgo, negli spogliatoi della BCF Arena, con il comunicato partito alle 23.34. Già pronti ad andare in stampa, i giornali sono riusciti a infilare solo in extremis il nome del nuovo allenatore, Jussi Tapola. Una tempistica assurda. Così come assurda, settimana scorsa, è stata la decisione di comunicare il rinnovo triennale del coach finlandese nel tardo pomeriggio, dopo che i giornalisti avevano trascorso la mattinata alla Gottardo Arena e avevano già raccolto le dichiarazioni di Tapola, senza poi ottenere il permesso di attualizzare le interviste con qualche domanda al telefono. Una possibilità concessa solo il mattino seguente, all’ora di colazione.

Quella dell’HCAP sembra quasi una guerra ai media, ma vogliamo credere nella buona fede. La speranza, una volta archiviata questa balorda stagione, è che il nuovo CdA - desideroso di «riacquistare credibilità e fiducia» - pensi anche a migliorare la comunicazione del club.