Hockey

Elias Bianchi: «Gli stranieri dell'Ambrì Piotta non sono dei trascinatori»

L'ex capitano biancoblù analizza il campionato – Sul Lugano: «Concede pochissimo, c'è un grande rispetto dei ruoli»
Ambrì Piotta e Lugano si ritroveranno nel derby del 29 gennaio. ©CdT/Gabriele Putzu
Flavio Viglezio
22.01.2026 06:00

Ancora qualche partita – cinque per Lugano e Ambrì Piotta – e poi il campionato si fermerà per la lunga pausa olimpica. Riprenderà praticamente a fine febbraio, quando la regular season dovrà dare i suoi responsi. Intanto la battaglia va avanti: si lotta per un posto diretto nei playoff, per agganciare i play-in e per evitare il penultimo posto della classifica, sinonimo di playout con l’Ajoie. Abbiamo allora fatto il punto della situazione con Elias Bianchi, ex capitano dell’Ambrì Piotta e oggi agente di giocatori e consulente tecnico a Teleticino.

Non sorpreso

Impossibile, con Bianchi, non iniziare dalle vicende biancoblù e in particolare dall’addio da poco annunciato da parte del presidente Lombardi. Un addio che non lo ha stupito più di quel tanto: «Non sono rimasto così sorpreso dalla decisione di Filippo Lombardi. Diciassette anni alla presidenza sono tanti, sotto un certo punto di vista anche a livello di investimenti finanziari. Inoltre lo screzio con Paolo Duca e Luca Cereda l’ha sicuramente segnato, ha messo tanta pressione sulle sue spalle. No, non posso dire che il suo addio fosse inaspettato».
Lombardi ha senza dubbio segnato la storia moderna dell’Ambrì Piotta: «Personalmente non ho mai avuto rapporti particolarmente stretti con il presidente. Adesso in molti lo criticano, ma ha fatto tanto per questa società. I primi anni era un po’ più presente, poi giustamente ha delegato a Duca e Cereda le questioni riguardanti i giocatori. Ha rispettato questo ruolo. Io mi sento di ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per il club leventinese, ci ha sempre messo la faccia».

Posizioni definite

Da Lombardi al campionato. Si dice sempre che tutti possono battere tutti, ma intanto le squadre più forti hanno fatto il buco: «Sì e no. Ci sono squadre che stanno performando più di quanto ci si potesse aspettare. Penso per esempio al Lugano, che sta facendo meglio di formazioni sulla carta più attrezzate. Langnau e Rapperswil stanno disputando un signor campionato: direi che la squadra che sta maggiormente deludendo le attese è lo Zugo. Davanti, Davos, Friburgo e anche Ginevra stanno facendo valere la competitività delle loro rose. Poi è vero, sotto ci sono le squadre che si pensava potessero vivere le maggiori difficoltà. Onestamente, ritengo che le prime sei posizioni siano ormai definite. Il Rapperswil potrà forse ancora dire la sua, mentre il ritardo del Langnau è già importante. Forse ci si può attendere ancora uno scossone dalla settima alla decima posizione, ma la vedo dura. La lotta sarà invece intensa per un posto tra la decima e la tredicesima posizione».

Lo specchio della stagione

Ciò significherebbe che le speranze dei leventinesi di raggiungere i play-in sarebbero solo teoriche: «Allo stato attuale delle cose matematicamente tutto è ancora possibile per l’Ambrì Piotta, ma penso che evitare il penultimo posto, sinonimo di playout, sia il primo obiettivo al quale debbano puntare i leventinesi».
Non è evidente spiegare l’incostanza dell’Ambrì Piotta: «Il rendimento dei biancoblù è un po’ lo specchio della stagione fuori dal ghiaccio. Dopo lo scossone con Duca e Cereda, si sono lasciate andare un po’ le cose. C’è stato un grosso vuoto di potere che ha portato a dinamiche negative. Lo si vede in pista, dove emerge una mancanza di leadership soprattutto da parte degli stranieri. Non parlo solo di reti e assist: penso per esempio anche alla fase difensiva, dove sarebbe lecito attendersi una maggiore sostanza. Purtroppo, gli stranieri dell’Ambrì Piotta non sono dei trascinatori. Non vedo una grandissima differenza nel sistema di gioco di Landry rispetto a quello di Cereda. Ad Ambrì, in generale, manca la disciplina di squadra, quella che ha per esempio il Lugano. In Leventina si commettono troppi errori gratuiti».
Sorprende l’assenza di impatto sul gioco biancoblù di un elemento come Alex Formenton: «Aveva forse bisogno di essere integrato progressivamente. Penso che adesso il suo problema sia mentale, è entrato in una spirale negativa dalla quale non riesce a uscire. Lo vedo abbastanza sfiduciato con il disco e non è mai evidente uscire da queste fasi, quando è la mente che ti blocca».

Sulla stessa pagina

Il Lugano veleggia invece nelle prime posizioni della classifica. Probabilmente nessuno si attendeva un tale ruolino di marcia, dopo i disastri della passata stagione. «Il Lugano è una squadra di qualità, ma – per fare un esempio – non ha il potenziale degli ZSC Lions. La verità è che sul ghiaccio i bianconeri sono tutti sulla stessa pagina, tutti giocano per il bene del gruppo. Difficilmente, per esempio, concedono dei turnover gratuiti. Anzi, concedono pochissimo in generale e in squadra c’è un grande rispetto dei rispettivi ruoli».
Intanto si sprecano le lodi per Tomas Mitell e Stefan Hedlund: «Lo staff tecnico ha di sicuro un grande merito. Raramente si osserva un cambiamento così radicale da una stagione all’altra, senza aver rinforzato sostanzialmente la rosa. Sono stati inseriti dei giocatori funzionali che, insieme al resto del gruppo, stanno seguendo nel modo giusto le indicazioni e i dettami degli allenatori».
Ci si chiede quali saranno gli effetti della pausa olimpica: «Sarà importante, perché il campionato si fermerà a lungo. Ma penso anche che la classifica delle prime sei sarà di fatto già definita prima della sosta per i Giochi. Per quanto riguarda il Lugano, bisognerà poi vedere cosa accadrà nei playoff. Di fatto, i bianconeri hanno già effettuato quello step che altre squadre faranno nei giochi per il titolo. Bisognerà vedere se le qualità individuali del Lugano sapranno essere all’altezza di quelle delle altre formazioni».

In questo articolo: