Hockey

«Elvis? Non siamo sorpresi dei suoi successi»

Merzlikins raccontato dall’allenatore dei portieri bianconeri Michael Lawrence e dagli ex compagni Bertaggia e Walker
Michael Lawrence parla con Merzlikins ai tempi di Lugano. © Ti-Press/Pablo Gianinazzi
Fernando Lavezzo
08.02.2020 06:00

Sono in tanti ad emozionarsi per gli exploit di Merzlikins. Anche Michael Lawrence, allenatore dei portieri del Lugano, con cui Elvis ha lavorato nelle ultime due stagioni. «Ci scriviamo e ci siamo sentiti un paio di volte, per sapere come ci va la vita», dice il tecnico canadese. «Non sono sorpreso di quanto sta facendo a Columbus dopo una fase di adattamento, nella quale aveva avuto meno spazio. Negli ultimi tre anni, tra Lugano e nazionale lettone, Elvis ha giocato più di 70 partite a stagione. Si nutre di questo: gare, competizione. Ama stare in quella porta. È un cavallo. E come ogni cavallo, ha bisogno di correre. Da quando viene schierato regolarmente, ha trovato il suo ritmo. Ora tutti sanno quanto è speciale».

Merzlikins ha saputo cogliere l’attimo a fine dicembre, dopo l’infortunio del collega-rivale Joonas Korpisalo: «Quando arrivano le opportunità di una vita, devi essere pronto», spiega Lawrence. «Se non lo sei, quel treno non passa più. Elvis è stato bravissimo a mantenere il corpo e la mente nelle condizioni ideali».

Il cavallo è partito, dunque, ma la corsa è appena cominciata: «All’inizio di questa avventura Elvis ha dovuto osservare e capire come vanno le cose in NHL. Oggi sta andando bene e migliorerà ancora. Ma vale pure il contrario: all’inizio la NHL non conosceva Elvis, le sue caratteristiche, i suoi punti forti e deboli. Ma le cose cambieranno. Ora esistono centinaia di video e migliaia di informazioni. Ogni squadra al mondo ha un allenatore dei portieri. In NHL anche più di uno e alcuni sono incaricati di analizzare i portieri avversari. Le informazioni sul suo conto saranno sempre più numerose e dettagliate. Vi garantisco che in tutte le franchigie di NHL sta iniziando a girare un dossier su Merzlikins. È una nuova sfida, ed è bello così: Elvis adora queste cose, vive con l’idea fissa di migliorarsi quotidianamente, confrontandosi con i più forti giocatori al mondo».

Presto tornerà Joonas Korpisalo. E con lui anche la concorrenza. «È un bene per Elvis», afferma Lawrence. «Sarà ancora più focalizzato nel mantenere un livello alto. Da quando ha ottenuto la sua prima vittoria dopo tante sconfitte, Elvis si è liberato. Adesso arriva un’altra sfida dagli effetti positivi, una di quelle che fanno crescere gli atleti: potrà dimostrare di essere pronto a condividere la porta con un altro possibile titolare. Elvis è soltanto all’inizio della sua carriera e queste esperienze gli serviranno fino a quando appenderà i pattini al chiodo».

Il lettone si sta facendo notare anche come personaggio, ad esempio con le sue celebrazioni fantasiose. Il pubblico e i media apprezzano. Ma agli allenatori di NHL piacciono questi show? «In Nordamerica – dice Lawrence – ci sono posti migliori di altri per i portieri con una spiccata personalità. Il suo head coach, John Tortorella, è un tipo molto sicuro di sé e non ha problemi ad accettare uno come Elvis, a patto che sia performante. I media, poi, si leccano i baffi con personaggi come Merzlikins. Lo sport sta evolvendo anche in questo senso e i tifosi vogliono degli idoli sinceri, che non temono di mostrarsi per quello che sono. Oggi Elvis è ancora più naturale di qualche anno fa. Ha più fiducia in se stesso di quanta ne abbia mai avuta. È diventato un uomo. E io sono molto fiero di lui».

Alessandro Bertaggia abbraccia Elvis in una partita del 2015. © CdT/Archivio
Alessandro Bertaggia abbraccia Elvis in una partita del 2015. © CdT/Archivio

Bertaggia: «Appena mi sveglio controllo se ha vinto»

Tra gli ex compagni con i quali Merzlikins è rimasto maggiormente in contatto c’è Alessio Bertaggia: «Quando ci siamo conosciuti io e lui non eravamo particolarmente legati, ma con il tempo il nostro rapporto è cresciuto molto», spiega l’attaccante bianconero. «Ci sentiamo spesso, anche una volta alla settimana. Lui è il tipo di persona al quale potrei confidare tutto. Vedere un amico avere successo in mezzo ai migliori del mondo, mi fa enormemente piacere. Prima la NHL la seguivo in modo generico. Ora la prima cosa che faccio al mattino è controllare se Elvis ha giocato e se Columbus ha vinto».

«Sapevo che Elvis aveva tutte le carte in regola per farsi valere anche in NHL», prosegue Bertaggia. «Ovviamente ci sono sempre delle incognite, perché la realtà nordamericana è molto diversa da quella svizzera. Ad inizio stagione ha dovuto pazientare, adattarsi al nuovo contesto. La iella di Korpisalo, infortunatosi, è diventata la sua fortuna. Nessuno augurerebbe a un compagno di farsi male, ma è importante farsi trovare pronti ed Elvis ci è riuscito. Forse l’idea di poter disputare diverse partite di fila senza sentire sul collo il fiato del collega lo ha liberato. Adesso deve continuare a cavalcare l’onda. Lui è il primo a sapere di non potersi adagiare sugli allori».

Julian Walker, 33 anni. © CdT/Chiara Zocchetti
Julian Walker, 33 anni. © CdT/Chiara Zocchetti

Walker: «Ci parlava sempre del suo grande sogno»

Anche Julian Walker è rimasto legato a Merzlikins: «Vederlo giocare in NHL è bellissimo, ma anche un po’ strano. Fino a dieci mesi fa era qui con noi, mentre adesso è il portiere dei Blue Jackets. Ad essere sincero, sono anche un po’ fiero. Elvis, in fondo, l’ho visto crescere. All’inizio, quando è arrivato in prima squadra, aveva ancora dei comportamenti da ragazzino e ogni tanto bisognava colpirlo in testa con il disco per riportarlo sul nostro pianeta. Ma è sempre stato una brava persona. Quando lo sento al telefono, riconosco lo stesso Elvis di prima. Il solito matto. Anche in NHL sta facendo lo showman, celebrando le vittorie a modo suo. Non è ancora arrivato a proporre il volo di Superman, ma forse è solo questione di tempo. Può permettersi questi gesti, a condizione di continuare a impegnarsi e a parare bene».

Julian è diventato un grande tifoso di Elvis: «L’altra sera sono andato a letto con il tablet per poterlo guardare. Mi ricordo di quando ci parlava del suo sogno di giocare in NHL. Ed ora eccolo lì, a sfidare i più forti. Nello spogliatoio del Lugano nessuno ha mai dubitato che ce l’avrebbe fatta. Non solo per quello che riusciva a fare con noi, ma anche per le sue prestazioni ai Mondiali con la Lettonia. Già lì aveva dimostrato il suo talento, il suo carattere e la sua forza mentale».