Fazzini, una stagione da record: «Ma avrei voluto segnare di più»

Topscorer del Lugano e miglior marcatore svizzero (quarto assoluto) del campionato con 47 punti (16 gol e 31 assist), l'attaccante ticinese è stato uno dei grandi protagonisti della regular season - In occasione del suo 31. compleanno, e a quattro giorni dai playoff contro gli ZSC Lions, lo abbiamo intervistato.
«Fazz», per il secondo anno di fila hai chiuso la regular season con il casco giallo in testa. Possiamo immaginare che stavolta, alla cerimonia di premiazione dei PostFinance Topscorer, tu ci sia andato con un umore ben diverso rispetto a dodici mesi fa...
«Proprio così. Un anno fa, dopo una stagione molto complicata, ci stavamo preparando ai playout. Ora, finalmente, siamo tornati a qualificarci direttamente ai playoff. Mercoledì sono andato all’evento di Berna con molto meno stress e meno pensieri per la testa. Me lo sono goduto di più».
Ma che cosa succede dietro le quinte della premiazione? Hai parlato con gli altri giocatori? Cosa dicono di questo Lugano?
«In realtà, abbiamo chiacchierato un po’ di tutto, tranne che di hockey. Stiamo vivendo una stagione molto intensa e appena abbiamo la possibilità di parlare d’altro, ne approfittiamo. Di HCL e di playoff, non ho discusso con nessuno».
Neanche con Andrighetto?
«Ci siamo solo scambiati qualche battuta in vista di gara-1 contro i suoi ZSC Lions».
Mondiali di Zurigo, Svizzera in power-play: Andrighetto sulla destra, tu sulla sinistra. Niente male, no? Battute a parte, cosa devi fare per convincere Fischer?
«Patrick mi conosce bene, sa di poter contare sulla mia disponibilità per qualsiasi torneo o amichevole di preparazione. Saranno i suoi ultimi Mondiali, oltretutto in casa, e come sempre prenderà le decisioni che ritiene giuste per la squadra. Io, come ho sempre detto, devo innanzitutto essere al top per il Lugano. Il resto si vedrà».
Topscorer del Lugano e miglior marcatore svizzero di National League. Lo sai che ti era già capitato in passato?
«Mi pare, non ne sono sicuro».
Era il 2017-18. Ripensando a come andarono quei playoff, può essere di buon auspicio.
«Stagione incredibile, quella. Arrivammo a una sola vittoria dal riportare il titolo a Lugano. Speriamo di andare ancora lontano, ma non guardiamo così in là. La testa è tutta sulla prima partita, sabato a Zurigo. Sappiamo che sarà una serie tosta. Ma siamo belli carichi, pronti a battagliare».
Non siete i favoriti. Meglio così?
«Penso di sì. Ci piace la posizione in cui ci troviamo. Essere gli underdog è stata la nostra forza durante tutta la regular season. Abbiamo vinto tante partite che ci vedevano sfavoriti, anche su piste molto difficili, trovando continuità a livello di prestazioni e di risultati».

Non eri mai arrivato a 47 punti in regular season. Possiamo dire che sei nel tuo prime, ovvero all’apice della tua carriera?
«Sì. Gran parte dei giocatori raggiungono la perfetta maturità attorno ai trent’anni ed è successo anche a me. Ma a essere sincero, non sono pienamente soddisfatto della mia stagione personale. Ho ancora tanto margine di miglioramento, sento di poter fare ancora di più. Continuando a lavorare, con questo staff e con l’aiuto di tutti i compagni, potrò crescere ulteriormente».
Di cosa non sei soddisfatto?
«Ho segnato pochi gol. Soltanto sedici. Non è un numero che mi fa impazzire».
Va bene, ma hai anche colpito un’infinità di pali e soprattutto hai stracciato il tuo primato personale di assist, portandolo a 31...
«È vero, le cose un po’ si compensano, ma punto sempre ad arrivare a 20 gol. Non esserci riuscito mi dà fastidio e mi spinge a dare ancora di più».
In effetti, a voler essere pignoli, hai concentrato gran parte dei tuoi gol (undici) tra la metà di novembre e la metà di gennaio.
«A inizio stagione, con 7 sconfitte in 8 partite, è stata dura. Abbiamo avuto tante difficoltà, perdendo numerose partite proprio a causa di un attacco che non girava. Quando la squadra ha iniziato a crescere, il rendimento di ognuno è migliorato, anche in fase realizzativa. Al contrario della scorsa stagione, abbiamo potuto contare su più giocatori in grado di segnare».
In vista dei playoff, ti preoccupa il fatto di aver segnato solo un gol nelle ultime dodici partite?
«Non lo sapevo neanche».
Forse non te ne sei accorto perché hai continuato a sfornare assist con grande regolarità...
«Forse (ride, ndr.). Comunque non sono preoccupato, perché la squadra ha raggiunto il suo obiettivo. Sono sicuro che continuando a tirare, il disco tornerà a entrare in rete. Io di certo non smetterò di provarci».
Il Lugano ha iniziato a girare in concomitanza con la nascita della superlinea Fazzini-Sanford-Canonica.
«Noi tre ci completiamo. Zach è un centro che sa fare un po’ di tutto: protegge il disco, segna, ha un’ottima visione di gioco. Lollo è spesso chiamato a fare il lavoro sporco. Io, se vogliamo, sono un po’ l’artista del terzetto. Ma anche noi possiamo crescere: qua e là ci è mancato il cinismo sotto porta».

Anche Mitell ha ovviamente avuto bisogno un po’ di tempo per trovare le giuste alchimie, poi il suo tocco si è visto, eccome. Ricordi ancora il tuo primo colloquio individuale con lui?
«Sì, è avvenuto al telefono. Ero in vacanza, dopo essere stato scartato dalla rosa per i Mondiali. Tomas non mi conosceva bene, doveva ancora scoprire tante cose del campionato svizzero, ma sin dal primo impatto mi è sembrato un tipo molto tranquillo, semplice e intelligente. Mi ha subito chiesto di dare l’esempio, di aiutarlo in qualità di leader svizzero, cresciuto in questo club. Lui e Stefan Hedlund hanno contribuito a coltivare un ottimo spirito di gruppo. E questo sta facendo la differenza».
Tu, Thürkauf, Simion, Canonica: quattro giocatori svizzeri con almeno 13 reti in regular season. Nessuna altra squadra può vantare una statistica simile. Nei playoff, quando il secondary scoring sarà cruciale, toccherà agli stranieri cambiare marcia?
«Toccherà a tutti. Non è che noi svizzeri potremo smettere di segnare, anzi. Calvin è il nostro capitano; io, Lollo e Dario siamo ticinesi: ci teniamo a dare il buon esempio e a caricarci la squadra sulle spalle. I punti degli stranieri sono certamente preziosi (e Zach Sanford lo dimostra, ndr.), ma va sottolineato che gli import di quest’anno stanno contribuendo molto nel gioco difensivo, determinante nei nostri successi».
Si dice che la tua compagna Elena sia diventata una sorta di collante tra le mogli e le fidanzate dei tuoi compagni. Lo confermi?
«È vero. Da quando siamo genitori ha un po’ meno tempo di prima, ma le è sempre piaciuto riunire le altre ragazze, organizzando attività e momenti da trascorrere insieme. È importante che lo spirito di squadra esca dallo spogliatoio e coinvolga anche le nostre famiglie. Ma su Elena mi piacerebbe aggiungere una cosa».
Prego, fai pure.
«Lei è una persona incredibile. Se negli ultimi due anni ho giocato così bene, il merito è soprattutto suo. Nonostante un bimbo piccolo in casa, infatti, Elena mi ha sempre permesso di dormire, di riposare. È un sostegno fondamentale».

Poco prima delle Olimpiadi, Merzlikins è passato a trovarti. E adesso tuo figlio Aiden ha più gadget dei Columbus Blue Jackets che non dell’HC Lugano...
«È proprio vero, Elvis gli ha fatto un sacco di regali. È stato bello averlo intorno per qualche giorno e non vediamo l’ora di rivederlo durante l’estate».
La vera domanda su Elvis è però un’altra: anche a te ha confermato di voler tornare a Lugano?
«Ha iniziato a pensare al ritorno, non è un segreto. Ci sono ancora in mezzo più di 5 milioni di dollari e un altro anno di contratto con Columbus, ma prima o poi - non spetta a me dire quando - Merzlikins tornerà. Lugano è casa sua, ci sentiamo spesso e ci segue sempre. Ci ha fatto i complimenti per la stagione, anche lui si è accorto che stiamo andando nella giusta direzione».
Anche tu hai un solo anno di contratto. A che punto siete con le trattative per il rinnovo?
«Siamo sulla buona strada, ma non posso aggiungere altro».
Per la prima volta, anche la tua età sarà un fattore di cui tenere conto nella trattativa...
«È vero, ma fin da subito, appena Janick Steinmann è arrivato a Lugano, abbiamo capito di essere sulla stessa lunghezza d’onda. In questo senso, non c’è da preoccuparsi».
Non ci resta che augurarti un felice compleanno.
«Grazie. E buoni playoff a tutti i tifosi bianconeri».
