Fiala: «Ho sperato di poter giocare fino all'ultimo»

La frattura alla gamba rimediata alle Olimpiadi gli ha impedito di prendere parte ai Mondiali. Ma a Zurigo, Kevin Fiala ha voluto esserci lo stesso. Come l’altro infortunato di lusso, Jonas Siegenthaler, è rientrato in Svizzera dagli Stati Uniti per stare vicino alla squadra di Jan Cadieux in questo torneo casalingo. «Sono venuto qui con moglie e figli», spiega Kevin. «Non alloggiamo nello stesso hotel della Nazionale, ma non siamo troppo distanti. Cerco di stare vicino ai compagni il più possibile, portando un po' della mia energia positiva, ma non so se ne hanno davvero bisogno (ride, ndr.). Ovviamente, ho sperato di poter giocare i Mondiali. Anzi, di rientrare già per i playoff con i Los Angeles Kings. Ho spinto il più possibile durante la riabilitazione, ma a un certo punto ho dovuto accettare la realtà. Se non sei pronto, non sei pronto. Ora sto bene, ogni giorno va meglio, il mio obiettivo è tornare in pista il prima possibile in vista della prossima stagione. Accettare quanto è successo ai Giochi di Milano è stato molto duro. È brutto non poter più aiutare la squadra e fare da spettatore. Ho iniziato subito a guardare avanti. Come detto, il mio obiettivo era disputare il Mondiale. Non ci sono riuscito e questo ha rappresentato un passo indietro a livello mentale. Ora cerco di godermi il torneo e di aiutare la squadra in un altro modo».
Già in passato, Fiala aveva dimostrato il suo attaccamento alla maglia rossocrociata. «Siamo un gruppo sempre più unito, tutti vogliono farne parte, appena ne hanno la possibilità. Anche quest’anno lo spirito di squadra è eccezionale e credo sinceramente che la Svizzera possa vincere la medaglia d’oro. Ma la strada è ancora lunga e i ragazzi devono continuare a vivere nel momento, partita dopo partita, accumulando fiducia e buone sensazioni, come hanno fatto fin qui. Non ho seguito le altre nazionali, non saprei dire chi sono le rivali più pericolose. Mi sono concentrato sui rossocrociati e sono rimasto colpito dal gioco proposto, così come dall’ambiente che si è creato con in tifosi».
Come detto, Fiala è in compagnia di Siegenthaler, ma anche di Andrea Glauser: «Noi tre siamo sulla stessa barca. Anche per loro è difficile, giocare il Mondiale in casa era pure il loro grande sogno. Cerchiamo comunque di portare vibrazioni positive. Il team viene prima di tutto, non facciamo le vittime». Kevin non vuole entrare nei dettagli della sua riabilitazione. Né specificare se la decisione di chiudere anzitempo la stagione sia stata sua o dei Kings. «In ogni caso, è stata la decisione migliore. Non è stata facile, ero molto vicino a poter giocare. Se non avessi avuto alcuna chance sin dall'inizio, sarebbe stato più facile da accettare. Fino allo scorso martedì ero davvero vicino al poter disputare il Mondiale. Ora mi sento un po’ come se fossi passato da 100 a 0. È un sogno che si è volatilizzato, ora devo ricominciare a gonfiare il palloncino con un nuovo obiettivo. Resto positivo, sorridente. Mercoledì il dottore mi ha ha dato il nullaosta per venire in Svizzera, ho prenotato il volo al mattino e alla sera siamo partiti. Con due figli, è più facile guardare sempre tutto con positività. Sono piccoli, a loro non interessa se sono infortunato o se segno un gol».
