HCL, subito nel segno di Mayer: «Ho ancora fame»

Stavolta la meritata ricompensa è arrivata per il Lugano. Dopo la beffa patita 24 ore prima contro la capolista Zurigo, i bianconeri hanno saputo rifarsi espugnando con bravura la Tissot Arena.
La sfida di Bienne è stata piacevole e il primo tempo terminato a reti inviolate non deve ingannare. Le occasioni da ambo le parti non sono mancate. Con Lycksell al posto di Kupari, i ticinesi non si sono persi d’animo nemmeno dopo la rete d’apertura del solito Skinner al 24’. Certo, ci sono stati un paio di minuti in cui Thürkauf e compagni hanno accusato il colpo, ma poi sono riusciti a reagire e a mettere la freccia grazie alle segnature in nemmeno due minuti di Innala e di Tanner, ancora prima del 31’. Gol nati da errori della difesa locale. Uno svarione lo ha poi commesso Luca Fazzini, con un passaggio sbagliato che ha permesso di dare il là all’azione vincente rifinita da Sever al 39’.
Poco male, nell’ultima frazione, dopo l’illusione della rete di Alatalo, annullata perché la porta di Säteri si era spostata, ci ha pensato il solito Innala a iscrivere il punto decisivo al 51’. Già, perché nel finale il Lugano non ha lasciato nulla al caso, anzi, è rimasto il complesso maggiormente pericoloso e non ha concesso praticamente più nulla ai locali. Gli uomini di Mitell si sono dimostrati superiori agli avversari e sono stati bravi a sopperire alle avversità, come ad esempio la defezione per buona parte del primo periodo di Thomson.
Uno strano esordio
Il difensore finlandese, oltre a un taglio alla bocca ha rotto un pezzo di dente ed è tornato con una griglia protettiva. Un altro tassello importante è in seguito andato perso verso metà contesa, con Marco Zanetti che ha dovuto dare forfait dopo una pesante carica alla balaustra a opera di Sylvegaard. Brillante la prova di Innala, autore di una doppietta, ma sugli scudi anche il nuovo portiere Robert Mayer, il quale ha incontrato per la prima volta i nuovi compagni direttamente negli spogliatoi di Bienne ed è stato dunque schierato senza mai essersi allenato con la squadra.
«È la prima volta che mi capita questa costellazione in carriera, anche se a Langnau la situazione fu simile. Feci il mio primo match un giorno dopo il mio arrivo è si vinse proprio contro il Bienne», racconta l’estremo difensore. «È decisamente bello debuttare in questa maniera, giù il cappello di fronte all’intera squadra, tutti mi hanno inoltre accolto benissimo, mi sono sentito subito a mio agio». L’esperienza ha evidentemente aiutato Mayer per questo strano debutto. «Avevo una buona sensazione, a Ginevra avevo disputato delle buone amichevoli, due partite di campionato e una di Champions Hockey League che erano andate bene. Nervosismo? Un po’ c’è sempre, qualche pensiero è all’ordine del giorno, ma poi quando sei sul ghiaccio tutto sparisce. E poi ero davvero pieno di fiducia, avevo il ritmo partita. Mi sono semplicemente concentrato, ho cercato di capire i movimenti e il modo di giocare della mia nuova squadra». L’approdo in bianconero dell’ex portiere della Nazionale è stato improvviso.
«È veramente andato tutto veloce, ho scelto Lugano anche perché mi ha sempre impressionato il suo modo giocare. Ha sempre creato dei problemi al Ginevra con la sua velocità. Per me è una sorta di nuova partenza, è vero ho 37 anni, ma mi sento in piena forma e a Ginevra non avevo spazio. Ho ancora troppa fame per restare in panchina dietro a Charlin. Intendiamoci, Stephane gioca molto bene e si è meritato il ruolo di titolare. Io ora ho la chance di mostrare le mia capacità e giocarmi un posto con Schlegel a Lugano. Per me è una bella opportunità». In scadenza di contratto, Mayer non guarda troppo in avanti. «Penso mese dopo mese, magari verso Natale farò un primo piccolo bilancio, ma ora voglio semplicemente integrarmi, conoscere al meglio la squadra e dare una mano concreta».
Rammarico e opportunità
Certo che nemmeno il passato si dimentica, specialmente se è stato un periodo lungo, come quello trascorso dal nativo ceco in riva al Lemano. «Chiaramente vuoi sempre che tutto vada perfettamente. Già la stagione scorsa però era stata complicata per me, non avevo sbocchi. Se disputi solo una decina di match perdi terreno. È importante giocare per un portiere. Ginevra rimane casa mia, lì c’è la mia abitazione, la mia famiglia, che comunque mi accompagnerà a Lugano, ma la vita da sportivo è questa. A volte devi prendere delle decisioni difficili, la carriera non dura sino a 50 anni. In un mondo perfetto sarei rimasto alle Aquile da protagonista fino a 40 anni festeggiando un grande addio, ma la cosa più importante per me sono i ricordi di quanto fatto e tutte le condivisioni avute con le persone. Adesso però è tempo di scrivere nuovi futuri ricordi con i bianconeri. Giocare a hockey per me è come una droga, ho bisogno di ciò e se non la ricevo devo andare a cercarmela altrove», conclude Mayer.
Parole forti e decise, di qualcuno che è arrivato in riva al Ceresio non per fungere da spettatore. La presenza di Mayer sarà pure una spina nel fianco rispettivamente una bella spinta per spronare ulteriormente Niklas Schlegel, specialmente se l’ormai ex Ginevra continuerà a esibirsi sui livelli mostrati a Bienne, dove è stato sontuoso.
