I Giochi di Fischer: «Ci sono squadre con più talento, ma uniti possiamo batterle»

«Non sono mai stato un amante dello shopping, quando vivevo in Ticino non venivo mai a Milano», confessa Patrick Fischer. «Arrivavo al massimo fino a Como», aggiunge sorridendo il coach rossocrociato. Per poi ammettere: «In questi giorni sono stato molto colpito dall’organizzazione. Dobbiamo fare i complimenti agli italiani. Siamo stati accolti benissimo, sia al villaggio, sia nella nuova arena». Una pista, quella di Santa Giulia, che prima dei Giochi aveva fatto molto discutere, anche per le dimensioni del ghiaccio: «Siamo abituati a giocare su superfici più grandi, ma abbiamo già apportato alcuni accorgimenti al sistema di gioco, anche ascoltando i suggerimenti dei nostri rappresentanti in NHL. Il nostro stile, basato sulla velocità e sul forecheck, si adatta comunque bene alle piste piccole». Lunedì, la Svizzera ha disputato un’amichevole con la Lettonia, senza contrasti, giusto per trovare gli automatismi: «È finita 5-5, ma il risultato non contava nulla. Basti dire che uno due arbitri era Marcel Jenni, uno dei miei assistenti (ride, ndr.)».
Vivere il presente
Alla sua ultima Olimpiade, il coach elvetico sa di avere a disposizione la miglior Svizzera di sempre. A chi gli chiede se il motto della squadra sia «Road to Gold», «Strada verso l’oro», il tecnico risponde con un velo di mistero: «Abbiamo uno slogan, ma rimane tra noi. E comunque non ha nulla a che fare con le medaglie. Vogliamo insistere sull’importanza di vivere nel presente. Alle Olimpiadi ci sono tante distrazioni ed è facile perdere la concentrazione. Abbiamo chiesto ai ragazzi di essere sempre focalizzati sul momento, sia in allenamento, sia nei meeting, sia in partita». Resta però d’attualità una vecchia immagine utilizzata da Fischer per motivare il gruppo, quella del branco di lupi: «Dobbiamo guardarci le spalle l’uno con l’altro. Possiamo essere pericolosi solo restando uniti». La consapevolezza di poter competere con le grandi squadre, a partire da Canada e Cechia, avversarie di gruppo insieme alla Francia, è sempre più radicata nello spogliatoio rossocrociato: «Quasi metà squadra gioca in NHL, in ruoli importanti. E tanti giocatori sono dei leader nel campionato svizzero, come il capitano del Lugano, Calvin Thürkauf. Non dobbiamo nasconderci. Canada, USA, Svezia e Finlandia hanno più qualità, ma sappiamo come batterli».
