Olimpiadi

I Giochi di Nicole: «Sogno quella medaglia sfiorata quattro anni fa»

La 24.enne Vallario, unica rappresentante ticinese a Milano Cortina insieme a Michael Fora, vuole andare lontano con la nazionale femminile di hockey
© KEYSTONE/MANUEL GEISSER
Fernando Lavezzo
05.02.2026 06:00

Quattro anni di college in Minnesota, quattro Mondiali Under 18, sei Mondiali maggiori, le Olimpiadi di Pechino 2022, la chiamata delle New York Sirens nella lega professionistica americana. Senza dimenticare le esperienze con le Ladies di Lugano, il Turgovia e lo Zugo. E adesso, a due passi da casa, ecco un’altra Olimpiade, al via già domani contro la Cechia. La vita di Nicole Vallario è un vortice di emozioni. Iniziato a 4 anni, infilando un paio di pattini.

Un tifo speciale

«Sono cresciuta sentendomi dire che l’hockey su ghiaccio non è uno sport adatto alle ragazze e che nella migliore delle ipotesi sarebbe rimasto solo un hobby. E invece è diventato la mia professione». A 24 anni, Nicole continua a vivere il suo sogno, al di qua e al di là dell’oceano, sempre appoggiata dalla famiglia. «I Giochi a Milano saranno ancora più speciali, perché dal Ticino e dalla Svizzera verranno a vederci in tanti, compresi amici e parenti. Papà e mamma – che è un ex giocatrice ed è stata pure tra le fondatrici delle Ladies bianconere – saranno presenti a ogni partita, come fanno quasi sempre, e ogni tanto si aggregherà anche mio fratello. Insomma, le emozioni saranno diverse rispetto al 2022 a Pechino, quando gli spalti erano vuoti a causa delle restrizioni anti COVID».

Fa ancora male

Le rossocrociate hanno preso possesso dei loro alloggi al Villaggio olimpico lunedì, dopo un raduno di quattro giorni e un ultimo test vinto contro la Svezia, domenica, per 4 a 2. Proprio le scandinave inaugureranno il torneo femminile, oggi sul mezzogiorno contro la Germania. Seguiranno altre tre gare: Italia-Francia, USA-Cechia e Finlandia-Canada. La Svizzera debutterà domani pomeriggio nella nuova Arena Santagiulia, alle 14.40, contro la Cechia. «Siamo pronte», assicura la ragazza di Davesco, che insieme al collega Michael Fora – pilastro della Nazionale maschile – rappresenta il Ticino in questa 25. edizione dei Giochi olimpici invernali. «L’obiettivo è andare il più lontano possibile e il sogno è tornare a casa con una medaglia», dice Nicole, che gioca in difesa. «Quattro anni fa ci siamo andate vicine, perdendo la finale per il bronzo con la Finlandia. Confesso che a ripensarci mi fa ancora male».

Senza distrazioni

Grazie alla formula del torneo, le elvetiche sono già certe di accedere ai quarti di finale. Il Gruppo A – completato da Canada, USA, Finlandia e Cechia – comprende infatti le cinque migliori squadre del ranking, tutte ammesse di diritto alla fase a eliminazione diretta. Le cinque squadre del Gruppo B (Svezia, Germania, Giappone, Francia e Italia), si contenderanno invece gli altri tre posti. In ottica podio, le due selezioni nordamericane sono fuori portata. Con le altre, ci sarà da lottare: «Anche nel Gruppo B ci sono avversarie di valore, il livello sta crescendo ovunque», spiega Vallario. L’esordio di domani con la Cechia darà subito indicazioni interessanti. Dopodiché, Nicole spera di poter raggiungere San Siro per poter sfilare alla cerimonia d’apertura. Ma i tempi sono stretti. «Mi auguro che sia fattibile, è sempre un momento molto speciale». Il focus della ragazza ticinese, comunque, è tutto sul ghiaccio: «Le Olimpiadi sono piene di distrazioni ed è facile perdere la concentrazione. Quando sarà possibile, andrò a seguire altri eventi. Oppure respirerò l’atmosfera della Milano olimpica passeggiando con la mia famiglia».

Tutti uguali

Come per tanti altri sport, anche per l’hockey femminile le Olimpiadi rappresentano il massimo momento di visibilità: «Rispetto a quattro anni fa – osserva Nicole – la situazione è migliorata, ma è solo durante i Giochi che ci sentiamo davvero considerate alla pari. Tutti vivono al villaggio, tutti indossano la stessa divisa e tutti hanno lo stesso scopo, poco importa se si guadagnano tanti milioni o solo pochi soldi. L’attenzione dei media e le richieste di interviste, poi, crescono a dismisura. Come accennavo, però, si vedono dei progressi anche nei vari campionati. Soprattutto in America, grazie alla nuova lega professionistica femminile, la PWHL, ma anche in Svizzera, dove i club maschili hanno iniziato a investire sempre di più nelle squadre femminili. Rientrando dagli USA dopo quattro anni di università, ho potuto verificare di persona questo cambiamento. A inizio stagione ho giocato a Zugo, dove il pubblico supera spesso i mille spettatori. Ci sono i tamburi in curva, i giochi di luce all’ingresso delle squadre in pista, lo speaker che annuncia il tuo nome. Cose che non avevo mai visto a Lugano o al Turgovia».

Sirene a New York

In novembre, Nicole Vallario ha lasciato Zugo e la Svizzera per fare ritorno negli USA. «Sono stata invitata al camp delle New York Sirens e ho poi ottenuto un contratto come riserva. Di più non potevano offrirmi, visto che il roster era già al completo. Ho deciso di accettare per poter vivere una nuova esperienza e per crescere in un contesto di altissimo livello, pur sapendo che avrei potuto giocare solo in caso di infortuni tra le titolari». Cosa che è subito successa, con tanto di gol all’esordio. Ma dopo due partite, Nicole è tornata tra le riserve: «Ho continuato ad allenarmi con la squadra, pur senza partecipare alle trasferte. Qui alle Olimpiadi sfiderò una mia compagna ceca e tre compagne canadesi». Vallario è diventata la terza svizzera a giocare da professionista in Nordamerica dopo Alina Müller (sorella del bianconero Mirco) e la poschiavina Evelina Raselli. Ma è anche stata la prima giocatrice di PWHL uscita dalla St. Thomas University: «Dopo l’annuncio della firma, ho ricevuto tantissimi messaggi dal Minnesota, anche da alunne che non ho mai conosciuto e che si sono congratulate con me, manifestando il loro orgoglio. È stato un momento speciale».

In minoranza

Come detto, Nicole è l’unica ticinese presente ai Giochi insieme a Michael Fora: «In Nazionale sono abituata a essere in minoranza, ma non è mai stato un problema, perché conosco quasi tutte già dai tempi dell’U15 e dell’U18. A 19 anni, inoltre, ero andata a giocare nel Turgovia con l’obiettivo di migliorare il mio tedesco e poter così comunicare meglio con le compagne rossocrociate. Insomma, sono orgogliosa di rappresentare il mio cantone alle Olimpiadi, ma non mi sento diversa dalle altre». E chissà che un giorno non rivedremo Nicole in Ticino: «Ho l’idea di tornare, prima o poi, magari per contribuire allo sviluppo del movimento. L’hockey femminile si è spostato da Lugano ad Ambrì, quindi chissà, un giorno potrei indossare i colori biancoblù. Però è triste che una squadra come quella delle Ladies bianconere, che ha vinto tutto e ha fatto tanto per l’hockey femminile, sia stata lasciata andare. Io le devo molto».

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